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Liste d’attesa sempre più lunghe alimentano corruzione e negano la salute

Elsa Frogionidi
Elsa Frogioni
Pubblicato il: 20/09/2016

NurSind dal territorio

“A pagamento c’è posto anche domani” è questo il mantra che i cittadini italiani  ascoltano quando si rivolgono alle strutture pubbliche per qualsiasi richiesta. I tempi medi di 30 e 60 giorni previsti per l’erogazione di prestazioni sanitarie dal Ministero della salute e dalle Regioni, appaiono mera utopia, i cittadini ormai sono rassegnati, non protestano neanche più.

L’Associazione Tribunale del Malato ha diffuso i dati dell’inchiesta Pit Salute 2015:

  • 1 anno per la mammografia o TAC
  • 13 mesi per una visita psichiatrica
  • 9 mesi per una ecografia
  • 9 mesi per una visita oculistica
  • 7 mesi per una radiografia
  • 8 mesi per una visita cardiologia
  • 6 mesi per una visita dell’oncologo
  • 6 mesi per una visita dell’ortopedico

Ieri sera sulla tv Rai3 l’inchiesta di Alessandro Macina per il programma Presa Diretta, descrive l’insormontabile ostacolo delle interminabili liste d’attesa che impediscono di fatto l’accesso alla diagnosi e cure dei cittadini.

11 milioni di italiani, uno e mezzo in più rispetto all’anno precedente, rinunciano alle cure, troppo lunga l’attesa e troppo onerosi i costi di una visita privata o intramoenia. Comunque chi può, paga, infatti la spesa sanitaria annuale sostenuta di tasca propria è aumentata nel 2015 di 500 Euro a persona. L’incremento in due anni è stato del 3,2%. Il sistema salute privilegia nettamente chi ha un reddito elevato, il fondamento Costituzionale dell’uguaglianza rispetto alla salute, costantemente vilipeso.

Massiva la migrazione sanitaria, dal sud verso nord, ora si chiama mobilità passiva, i rimborsi costano cari alle Regioni interessate, ogni anno alla Campania 300 milioni di euro, alla Calabria 270 e 200milioni di euro alla Puglia. La disparità non è solamente nei costi delle prestazioni e l’interminabile attesa, non tutte le regioni si sono dotate di centri unici di prenotazione, così l’utente è costretto a rincorrere personalmente miriadi di segreterie e numeri telefonici per trovare una data migliore, una vera e propria odissea.

Le liste d’attesa al di fuori di ogni limite, hanno generato un sistema di marcato bisogno di salute che incentiva apparati d’illegalità, la concussione e corruzione, è un mercato fiorente. La Procura di Salerno indaga all’Ospedale Ruggi sulle “mazzette”, 2000 Euro in media, anche ratealizzabili,  per ottenere interventi chirurgici urgenti “salvavita”. Nel mirino la neurochirurgia, le testimonianze descrivono scenari di abuso di potere, spostamenti ricorrenti di interventi chirurgici in elezione, con scuse varie, esami incompleti, urgenze ecc., chi “non pagava” in pratica non veniva operato. Le tangenti venivano consegnate direttamente in buste al medico oppure nascoste in un giornale.

Il Commissario anticorruzione Raffaele Cantone alla presentazione del rapporto #curiamolacorruzione commissionato dall’Unione Europea all’associazione Transparency per misurare l’ammontare complessivo  della corruzione nella sanità italiana,  ha dichiarato... "in sanità l’enorme giro d’affari è  da non sottovalutare neanche in periodo di crisi ..è un terreno di scorribande di ogni risma." Il rapporto ha definito che la corruzione in sanità ci costa 6 miliardi di euro, nessuna regione ne è indenne, si estende dalla Lombardia alla Sicilia, un’azienda su tre ha registrato fenomeni di corruzione e oltre il 90% delle strutture è a rischio tangenti.

L’Emilia Romagna è l’unica Regione virtuosa, per il 98% riesce a erogare nei limiti stabiliti di 30-60 giorni le prestazioni sanitarie necessarie ai cittadini. Questo obiettivo è stato raggiunto in pochi mesi, con politiche sanitarie di sviluppo, investimenti effettuati dal Governatore Dott. Bonacini Stefano. 10 milioni di euro, 150 assunzioni di professionisti sanitari, l’ottimizzazione dei tempi, un monitoraggio strategico informatico che realizza una sorveglianza costante dei livelli di prestazioni intramoenia con quelle pubbliche, consentendo un controllo e rimodulazione  egualitaria degli interventi.

A Roma, al Regina S. Elena, eccellenza nella cure oncologiche, riconosciuto tra i 13 migliori istituti di cura e ricerca in Europa, dall’inizio dell’anno hanno ridotto a 2 giorni le lista d’attesa per la PET, prima l’attesa era anche di 3 mesi. Anche in questo caso la ricetta del successo è stato l’investimento sulle tecnologie e risorse umane associato a un management competente, centrato sulla mission di servizio per i pazienti.

In Toscana il Presidente Enrico Rossi punta invece a leggi che limitino la possibilità della libera professione e attività intramoenia per la dirigenza medica specialistica. La sua posizione…” Chi lavora nel pubblico non può aprire bottega in proprio…abolirla e d’incanto spariranno le liste d’attesa”. Attualmente il suo intento non sta trovando sostegno nella medesima compagine di governo; contrari esponenti come Federico Gelli e l’assessore alla sanità Stefania Accardi che afferma…” si rischia di veder uscire dalle strutture pubbliche i più bravi…” 

 

Fonte

 https://www.facebook.com/PresaDiretta.Rai/

 www.lastampa.it