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Ospedale San Rocco di Sessa Aurunca (CE) a rischio infezioni. La denuncia del NurSind

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La Redazione
Pubblicato il: 18/01/2020 vai ai commenti

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I referenti sindacali del Nursind all’interno del Presidio Ospedaliero San Rocco di Sessa Aurunca, Angelina Raso (RSP), Amedeo Palone (RSA) hanno inviato una nota all’Uoc Servizio Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di Lavoro in cui segnalano l’aumento del rischio di infezioni crociate e malpractice nel Blocco operatorio.

“Questa organizzazione sindacale vuole denunciare la rischiosissima decisione della DS presidiale espressa nella nota ASL CE Prot. n. 94142/DA PO SESSA del 26/04/2019 e riproposta a firma del Direttore Sanitario f.f. del P.O. San Rocco, dottor Salvatore Moretta in data 21/11/2019 – si legge- Nella nota si evince la necessità da parte del presidio di ridurre le unità infermieristiche nel Blocco Operatorio nei turni festivi e notturni, utilizzando la pronta disponibilità anche del personale UTIC e Rianimazione. Il NurSind si domanda come ha potuto il dottor Moretta assumersi una responsabilità così grande, dato che la riduzione del personale efferente al Blocco Operatorio, la non sequenziale turnazione e i carichi di lavoro giornalieri essendo questi 3 reparti, critici e vitali per il San Rocco e per l’utenza del territorio.

Vogliamo ricordare che il personale di Sala operatoria è stato espressamente formato dall’azienda con corsi sulla strumentazione e sulla gestione del risk management, onde evitare incidenti, malpractice e danni per i pazienti che si affidano alla struttura ospedaliera per essere sottoposti ad intervento chirurgico. Ça va sans dire che, in caso di incidente o “fenomeno” avverso, la responsabilità penale e civile di tutto ciò, ricade inevitabilmente sull’azienda tutta e non su chi ha deliberatamente facilitato che tutto questo possa accadere. Chi da anni è in prima linea, chi ha lavorato in Rianimazione, in Utic o in Sala Operatoria, sa bene che non è possibile essere intercambiabili o “impiegati indifferentemente a seconda delle esigenze (cit)”, non si è pedine, si è operatori sanitari formati nei singoli reparti e ognuno di questo – vitale per la comunità – non può intendersi come un circolo bocciofilo dove, se sbagli a lanciare la boccia, sei costretto a pagare la birra allo spaccio, qui si paga con la vita e con la salute dell’utenza. Non si può dimenticare, inoltre, che il personale infermieristico e Oss dell’U.O.C di Anestesia e Rianimazione è già ridotto, dato che in esso è compresa anche l’UTIC. In una sanità che è tesa ad annullare gli “incidenti di percorso” che nascono dalla malpractice, tutto questo e davvero avvilente.

Ci si domanda: quanti microorganismi patogeni possono essere veicolati dagli “operatori erranti” usati all’occorrenza? Il sito chirurgico e scevro da pericoli?

Chi ha lavorato in rianimazione sa bene che esistono germi quasi alieni… indistruttibili. E poi: è codificato da nuovi studi in merito che chi da anni presta servizio in rianimazione, senza una preparazione, anche pratica, di come si gestisce in toto un percorso perioperatorio venga utilizzato all’occorrenza? E ancora: quali divise indossare dato che il distributore automatico per divise monouso che dovrebbe essere localizzato all’interno dei nuovi spogliatoi del blocco operatorio sta, di fatto, abbandonato al piano -1 del San Rocco? Le divise non sono veicoli di trasmissione?

È stato organizzato un servizio efficiente di riciclo di queste, in modo che ogni operatore possa avere, ogni giorno, una divisa adeguata per l’ingresso delle sale operatorie? Noi crediamo di no. Non ultima, la disorganizzata programmazione delle sedute operatorie che porta a terminare “l’atto operatorio” ben oltre l’orario che include il servizio di pulizia e sanificazione della ditta preposta, lasciando quindi le sale parzialmente o per nulla sanificate. L’infermiere di turno di notte, che si trova a gestire questa mancanza, è costretto a rivolgersi, per la sanificazione dello strumentario e delle sale, al personale Oss dell’U.O. di Anestesia e Rianimazione il quale, non essendo edotto nella sanificazione della strumentazione e della sala, è a suo malgrado “vittima”, non potendo svolgere in maniera efficiente il proprio ruolo; sorvolando sul fatto che l’operatore socio sanitario potrebbe anche essere impegnato in altra emergenza nel reparto di appartenenza. Si aggiunge che, una turnazione disarticolata, non sequenziale e “improvvisata” del personale afferente al Blocco Operatorio, voluta dal Direttore Moretta, può essere causa di errori e di stress da lavoro correlato, oltre che pericolosa per l’utenza.