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Trivulzio. Tra decessi ed omissioni, per la Commissione d’inchiesta troppi operatori sanitari assenti per malattie e permessi

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 09/07/2020 vai ai commenti

AttualitàCoronavirus

“Un livello di assenteismo elevato che non trova spiegazione nella diffusione del Covid”, è questa una delle conclusioni a cui arriva la Commissione d’inchiesta incaricata di fare luce su quanto accaduto al Pio Albergo Trivulzio di Milano.

La vicenda Trivulzio

La vicenda è quella del Pio Albergo Trivulzio di Milano, la casa di riposo e cura dove tra marzo e aprile hanno perso la vita 140 ospiti, e per la cui morte è indagato il Direttore Generale Giuseppe Calicchio per epidemia colposa e omicidio colposo.

L’inchiesta sulla gestione della RSA è nata dalle denunce dei familiari degli anziani morti e dai lavoratori, gli stessi che adesso sono stati sospesi.

Siamo stati lasciati completamente da soli, senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico-terapeutici, senza univoche direttive sul trattamento dell’epidemia del Coronavirus, senza norme di isolamento, senza la possibilità di fare tamponi e senza DPI fino al 23 marzo». A scriverlo furono medici, infermieri, sanitari e amministrativi del Pio Albergo Trivulzio.

I sanitari raccontavano de «la mancata fornitura delle mascherine, giudicate non necessarie, e dei tamponi oltre alla circostanza di aver dovuto sopportare di essere redarguiti dal personale direttivo nel caso in cui qualcuno del personale sociosanitario indossasse mascherine portate da casa a tutela della salute degli ospiti e del personale stesso». Mascherine che sarebbero stati «obbligati a togliere al fine di evitare di generare un “inutile e ingiustificato allarmismo” tra i pazienti e i loro parenti».

Uno di loro sarebbe stato «sospeso temporaneamente dal servizio per aver contravvenuto alla disposizioni», altri invece sarebbero stati «invitati a riprendere anzitempo il servizio dopo un periodo di quarantena fiduciaria senza prima aver eseguito il primo e il secondo tampone».

I sanitari spiegavano di aver ricevuto «direttive che impedivano l’invio in urgenza, tramite 112, dei pazienti più gravi in pronto soccorso sostenendo che le cure prestate presso il nostro istituto fossero “migliori” oltreché “maggiormente dignitose” rispetto a quelle prestate in pronto soccorso». Nessun reparto Covid-19 sarebbe stato allestito all’interno della struttura, «nonostante le numerose sollecitazioni alla direzione dell’istituto». Lì avrebbero potuto «isolare i pazienti sospetti, tutelati esclusivamente dal personale dedicato». E, invece, «a tutt’oggi il personale viene spostato da un reparto all’altro senza verificare la negatività del tampone, esponendo quindi al contagio ulteriore personale sanitario e pazienti».

Nonostante tutto, aggiungevano, medici, infermieri, sanitari e amministrativi hanno sempre lavorato «con energia e professionalità osservando spesso turni di lavoro a dir poco massacranti»: «Molti di noi hanno messo a repentaglio la propria salute rimanendo vittima del contagio a causa delle descritte carenze sotto il profilo della normativa di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro». Infine denunciavano «il clima aziendale interno non tra i più favorevoli».

 

La Commissione d’inchiesta

La Commissione d’inchiesta costituitasi l’8 aprile per far luce su quanto accaduto al Trivulzio, ha concluso i suoi lavori dopo 23 riunioni, 16 audizioni e 1400 documenti esaminati, ed ha trasmesso alla Procura di Milano le proprie conclusioni:

trovandosi di fronte ad un evento inaspettato e straordinario come la pandemia, il Trivulzio ha inizialmente affrontato l’emergenza con grandi difficoltà, come altre strutture simili. Le prime misure per il distanziamento sociale sono del 23 febbraio, quando vengono limitati gli accessi dei visitatori, che saranno vietati solo il 10 marzo.

Cinque giorni prima il documento di valutazione del rischio biologico prevedeva già igienizzante per mani in ogni reparto, ma mascherine ffp2 solo per il personale considerato a rischio per le proprie condizioni di salute e non per il lavoro che svolge. Solo il 22 marzo, in pieno lockdown, viene fatto riferimento ai rischi di contagio a causa del droplet e bisogna attendere il 22 aprile per le prime prescrizioni di sistemi antivirus per altre parti del corpo. Ma quello dell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione, ricorda la commissione, è stato un problema comune. Il Trivulzio, aveva scorte di mascherine sufficienti solo «in una situazione ordinaria» e deve attendere il 23 marzo per la prima fornitura della Protezione civile. «Non si sono reperiti riscontri circa gli asseriti ordini impartiti a taluni operatori di non indossare i dpi», annotano i commissari in relazione alle denunce circolate.

L’assenteismo degli operatori sanitari

La Commissione si sofferma sull’assenteismo degli operatori sanitari, quasi ad imputare a questa carenza di personale, la difficoltà di gestione del Trivulzio.

Secondo la relazione della Commissione, al 21 febbraio «solo il 9%» dei lavoratori «è assente per infortunio da contagio da Covid». Il resto è a casa per altri motivi con il risultato di far scendere a 265 i presenti: «Un elevato tasso di assenteismo del personale, anche prima dell’emergenza sanitaria, che ha raggiunto dimensioni tali da rendere difficoltoso non solo il rispetto di regole e procedure ma gli stessi livelli di assistenza»

 

Tamponi e test sierologici

La Commissione ammette la scarsa esecuzione dei tamponi sui lavoratori, con un sistema di prevenzione sulla sicurezza sul lavoro non applicato a pieno.

 

Questi sono alcuni dei punti affrontati dalla relazione finale della Commissione che, tra ammissioni di responsabilità, conclude che la gestione dell’emergenza è stata conforme ai protocolli e alle raccomandazioni dell’Oms, dell’Istituto superiore di sanità e della Regione», tuttavia, rilevano severamente i commissari, «le indagini, le testimonianze, e le denunce» hanno evidenziato «criticità e limitazioni che meritano di essere descritte e analizzate»

 

Da Milano Corriere

ph credit: da il Giorno

 

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