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Paziente in psichiatria si lancia nel vuoto e muore. Di chi è la responsabilità dei comportamenti autolesivi e suicidari ?

 

I nomi d 4 medici sono stati iscritti nel registro degli indagati e si stanno valutando le responsabilità da parte del personale sanitario in generale e degli infermieri.

La vicenda

Il paziente, ricoverato in regime di Tso nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Vibo Valentia, lo scorso 30 luglio  si sarebbe lanciato da un’altezza di almeno 5 metri  dalla scala antincendio attigua al reparto di psichiatria.

L’autopsia avrebbe fatto emergere come causa del decesso i traumi interni dovuti all’impatto con il suolo, in particolare quelli alla testa, che lo avrebbero portato alla morte poche ore dopo.

 

Ma di chi è la responsabilità dei comportamenti autolesivi e suicidari del paziente?

Con la legge 180 cessa la funzione di custodia a carico dell’infermiere, di fronte e questo come ci si pone di fronte ad i comportamenti autolesionisti e suicidari dei pazienti, quale responsabilità?

Una significativa pronuncia del Tribunale di Brindisi ha escluso la responsabilità del personale infermieristico in seguito ai ripetuti episodi suicidari dei pazienti ricoverati, seppure con qualche contraddizione.

La sentenza specifica che “l’infermiere non è il custode dei pazienti”, e sostituisce all’obiettivo dell’incolumità del paziente quello del recupero della malattia mentale, anche se questo può comportare qualche rischio sul piano dell’incolumità fisica del paziente, ponendo come obiettivo un bilanciamento degli interessi che propendono verso il recupero della malattia.

La contraddittorietà della pronuncia del Tribunale la si evince poi dalla seguente dichiarazione “a scanso di equivoci è il caso di chiarire che gli infermieri del reparto di psichiatria non sono attualmente liberi da ogni compito di vigilanza. Essi sono tenuti anche ora a prestare assistenza ai malati, adeguata alla malattia”.

Si evince quindi che sì l’infermiere non ha più l’obbligo della custodia ma, questa intesa come sorveglianza deve essere maggiore quando, in base alla patologia si possa prevedere un comportamento suicidario o autolesivo.

Per quanto riguarda la prevedibilità può essere data solo dalla scienza psichiatrica e di conseguenza dalla diagnosi del paziente. La responsabilità della errata diagnosi è esclusivamente medica.

La prevenibilità va valutata caso per caso e va rapportata alla struttura del reparto, alla sua ubicazione, alla presenza di un sistema di chiusura e apertura di porte e finestre, l’aver lasciato al paziente utensili pericolosi, il numero di infermieri in servizio. 

Laddove il personale infermieristico abbia messo in atto una sorveglianza compatibile con la prevenibilità dell’evento, a questo non può essere imputata nessuna colpa.

Va da sé che un ruolo importante ce l’ha l’adeguatezza della struttura,  che deve dotarsi di dispositivi di sicurezza, allarmi, video a circuito chiuso, ringhiere, infissi di sicurezza e misure assistenziali che evitino il contatto con oggetti pericolosi.

 

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