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Infermiere penitenziario… l’assistenza dietro le sbarre

Gemma Maria Riboldidi
Gemma Maria Riboldi
Pubblicato il: 24/01/2023 vai ai commenti

AttualitàNursingStudenti infermieri

“Sono salvaguardati il diritto alla salute e l’erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, previste nei livelli essenziali e uniformi di assistenza…”

Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti e degli internati 2012

 

 

Il mondo infermieristico ci dà l’opportunità di vedere le numerose specialità e i numerosi volti che la nostra professione riesce a regalarci.

Nell’articolo di oggi voglio presentare una realtà poco conosciuta e che, come in molti settori, lamenta grandi carenze che è quell’infermiere penitenziario.

Di certo, scegliere di far l’infermiere all’interno di un penitenziario è una scelta non comune, bisogna dire infatti, che non a tutti è bene noto il lavoro che questo professionista svolge all’interno delle carceri e spesso, ad inibire la scelta di molti professionisti ad intraprendere questa strada, è il preconcetto che lavorare nei penitenziari sarebbe rischioso.

La sanità penitenziaria è una materia tutto sommato nuova e vede il primo ingresso del personale infermieristico negli anni ’70 con la legge 740.  Altra legge che accompagna la figura dell’infermiere penitenziario è la legge n. 419 del 1998 che parla di “Riordino della medicina penitenziaria” dove si colloca la sanità penitenziaria all’interno del SSN.

Certamente l’infermiere penitenziario ha un ruolo dinamico e in costante relazione con un’equipe ben diversa da quella ospedaliera, la polizia penitenziaria, con il quale si deve continuamente confrontare al fine di rendere i processi assistenziali dei detenuti più fluidi.

Il lavoro che questi colleghi svolgono all’interno delle carceri è una vera e propria attività specialistica e polifunzionale, e infatti sbagliato pensare che la sua attività si limiti alla mera esecuzione di procedure standard. Le competenze di un infermiere in questo ambito sono di natura intellettuale e tecnico avanzate, soprattutto per quanto riguarda l’educazione sanitaria (D.M. 739/94 “l’assistenza …. Di natura tecnica, relazionale ed educativa”). L’infermiere intrattiene, con i detenuti bisognoso di cure, relazioni prendendo in carico il paziente nel suo complesso e valutando, pianificando e attuando interventi assistenziali non solo nel processo di cura della malattia ma osservando anche eventuali aspetti che possono essere compromessi dalla detenzione, come l’insorgenza di conseguenze psico-fisiche. 

Come già anticipato l’infermiere penitenziario ha anche un ruolo di educatore sanitario, si occupa infatti della prevenzione delle malattie infettive (es HIV, epatite C, tubercolosi) e dell’abuso di sostanze occupandosi anche di implementare e monitorare i vari programmi sanitari di prevenzione e di gestire tutti i farmaci, gli stupefacenti e i registri.

All’interno del sistema penitenziario esiste una forte necessità di programmare percorsi psico-educativi e di supportare il detenuto al corretto utilizzo del percorso di cura e assistenza al termine della detenzione. Anche qua, l’infermiere, ha un’importanza rilevante nel supporto per il reinserimento nella comunità identificando eventuali esigenze e rischi ai quali i detenuti possono essere soggetti e occupandosi di tutto ciò che riguarda l’aspetto sanitario quali la sorveglianza sanitaria e terapeutica dei detenuti.

Senza dubbio il ruolo dell’infermiere penitenziario è ostacolato dalle numerose regole che il contesto impone. Il rapporto empatico con il paziente viene costruito in modo sicuramente differente e a tratti con sfumature inusuali e costruito all’interno di confini chiari. Fondamentale, per garantire un adeguato supporto al paziente, è un ascolto e un’accoglienza che vada oltre al giudizio nei confronti dei detenuti al fine di garantire relazioni efficaci.

Per aggiungere ulteriori informazioni a questa breve presentazione di questa figura infermieristica, che varrebbe sicuramente una più ampia analisi, è giusto dire che lavorare all’interno del carcere è a tutti gli effetti una forma di detenzione. Gli infermieri sono costretti a stare a regole quali lasciate gli apparecchi elettronici durante l’orario di lavoro e vedono il mondo con lo stesso sguardo dei detenuti…dietro le sbarre.

I livelli di stress possono essere spesso sollecitati da fattori ambientali non indifferenti dovuti al vivere all’interno di uno scenario composta da ambienti chiusi, sbarre e cancelli e spesso risentono di una non adeguata preparazione e di una mancanza di conoscenze sulle normative e prescrizioni degli Istituti di detenzione.

Vorrei concludere questo articolo sfatando un preconcetto che spesso ostacola molti infermieri ad intraprendere questa strada…i rischi alla sicurezza del personale infermieristico non sono poi così diversi da quello che gli infermieri possono correre all’interno di un pronto soccorso! All’interno del carcere le figure infermieristiche vengono scortate dalla polizia penitenziaria che fornisce una protezione che altre realtà non hanno!