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Corte di Cassazione conferma il licenziamento di un dipendente per abuso di permessi Legge 104

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 05/04/2025

Leggi e sentenze

La Corte Suprema di Cassazione, Sezione Lavoro, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un dipendente licenziato nel 2017 per aver utilizzato i permessi retribuiti previsti dalla Legge 104/92 (a tutela dei lavoratori con familiari disabili) per svolgere un’altra attività lavorativa. La sentenza conferma così le decisioni precedenti del Tribunale e della Corte d’Appello di Bari, che avevano giudicato legittimo il provvedimento disciplinare adottato dalla società datrice di lavoro.

I fatti

Il caso risale al 2017, quando il lavoratore, impiegato in un’azienda con sede a Roma, è stato licenziato dopo che un’indagine interna aveva accertato che, durante i giorni in cui fruiva dei permessi per assistere la suocera disabile, trascorreva gran parte del tempo lavorando nell’agenzia gestita dalla moglie. La società ha contestato al dipendente una violazione dei principi di correttezza e buona fede, ritenendo che l’utilizzo dei permessi fosse finalizzato a scopi estranei alle esigenze assistenziali previste dalla legge.

Le tappe del procedimento

  • Primo grado (Tribunale di Bari, 2021): Il giudice aveva inizialmente accolto l’impugnativa del licenziamento proposta dal dipendente, ritenendo infondata l’opposizione dell’azienda.

  • Appello (Corte d’Appello di Bari, 2022): La sentenza è stata ribaltata, con la Corte che ha giudicato legittimo il licenziamento, evidenziando come l’uso dei permessi fosse stato distorto rispetto alla finalità assistenziale.

  • Cassazione (2025): Il ricorso del dipendente è stato dichiarato inammissibile per carenza di motivazione e incongruenza delle censure sollevate.

Le motivazioni della Cassazione

La Corte ha sottolineato che, sebbene i permessi Legge 104 non richiedano un’assistenza continuativa, questa deve comunque essere “congrua” rispetto alle esigenze del familiare disabile. Nel caso specifico, è emerso che il lavoratore aveva sistematicamente utilizzato i permessi per dedicarsi a un’altra attività, ledendo irrimediabilmente il rapporto di fiducia con l’azienda. La Cassazione ha inoltre respinto le critiche alla valutazione delle prove, ribadendo che l’accertamento dei fatti spetta ai giudici di merito.

Conseguenze

Il dipendente è stato condannato al pagamento delle spese legali, quantificate in 4.700 euro (compresi compensi professionali e rimborsi). La sentenza conferma un principio già espresso in precedenza: l’abuso dei benefici previsti dalla Legge 104 può giustificare il licenziamento, soprattutto quando configura una violazione grave dei doveri contrattuali.

Contesto normativo

La Legge 104/92 garantisce ai lavoratori permessi retribuiti per assistere familiari con disabilità grave, ma la fruizione deve essere coerente con lo scopo assistenziale. La giurisprudenza è costante nel ritenere che un utilizzo strumentale di tali permessi integri un giustificato motivo di licenziamento.

Fonte: Sentenza Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza n. 8342/2025.