CCNL 2024/27: aumenti fino a 240 euro, pause e indennità sotto la lente del NurSind. Le novità
La trattativa per il rinnovo del CCNL del comparto Sanità 2025-2027 è arrivata alla fase nella quale le nuove regole organizzative iniziano a intrecciarsi con gli effetti concreti sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro. Nell’ipotesi presentata durante la riunione del 22 luglio 2026, i Titoli VI e VII affrontano alcuni degli istituti più attesi dal personale, tra cui pause durante i turni, servizio fuori sede, patrocinio legale in caso di aggressione, trattamento di fine rapporto, aumenti tabellari, fondi aziendali e nuove indennità.
Nel corso del confronto, il segretario nazionale del NurSind, Andrea Bottega, ha ricordato che proprio a questa tornata negoziale erano state rinviate alcune delle questioni più complesse lasciate aperte dal precedente rinnovo. Il sindacalista ha riconosciuto la difficoltà del lavoro svolto dall’ARAN e la necessità di trovare soluzioni tecnicamente ed economicamente sostenibili, sottolineando però che il nuovo contratto sarà giudicato soprattutto sulla capacità di risolvere problemi che incidono quotidianamente sui lavoratori.
«Nel precedente contratto avevamo demandato a questa tornata alcune delle questioni più spinose. Mi rendo conto che non siano di facile soluzione e apprezzo il tentativo di affrontarle, ma dobbiamo riuscire a dare risposte concrete».
Incentivi per chi lavora nelle isole minori
Tra le prime richieste avanzate da Bottega figura la possibilità, in contrattazione aziendale, di incentivare economicamente il personale destinato alle isole minori, realtà nelle quali le aziende sanitarie incontrano spesso grandi difficoltà nel reclutare e trattenere infermieri e altri professionisti.
Il testo contrattuale affronta già il tema delle risorse destinate ai dipendenti che lavorano nei comuni montani, prevedendo un confronto regionale sulla loro ripartizione. Secondo il NurSind, un principio analogo dovrebbe essere inserito anche per le isole minori, dove distanza dalla terraferma, carenza di alloggi, collegamenti difficili, costi più elevati e limitate possibilità di mobilità rendono poco attrattiva l’assegnazione.
Bottega ha quindi proposto di inserire tra le materie della contrattazione integrativa la possibilità di riconoscere una specifica incentivazione al personale operante in questi territori.
«Abbiamo un problema concreto nelle isole minori: non troviamo personale disposto ad andarci a lavorare. Il contratto dovrebbe consentire di prevedere incentivi specifici per chi garantisce i servizi in queste realtà».
Autista di ambulanza o autista del mezzo di soccorso?
Il segretario NurSind ha chiesto anche di modificare la denominazione del nuovo profilo previsto dall’articolo 14. La bozza parla di autista di ambulanza con funzioni di supporto al professionista sanitario, ma secondo Bottega sarebbe più appropriato utilizzare la formula autista del mezzo di soccorso, poiché il sistema di emergenza territoriale non utilizza soltanto ambulanze, ma anche automediche e altri veicoli operativi.
La richiesta non sarebbe soltanto lessicale, ma punterebbe a rendere la declaratoria professionale maggiormente aderente alla reale organizzazione del soccorso e ai differenti mezzi sui quali il personale può essere impiegato.
Incarichi, il NurSind chiede una maggiore valorizzazione economica
Sul sistema degli incarichi, Bottega ha giudicato positivamente la costruzione di una struttura più chiara tra incarichi di base, media ed elevata complessità.
La tabella contenuta nella bozza prevede, per i professionisti della salute e i funzionari, incarichi professionali di base con valori da 1.000 a 3.500 euro, incarichi di media complessità da 4.000 a 9.500 euro e incarichi elevati da 9.501 a 13.500 euro annui.
Il segretario ha spiegato che il NurSind avrebbe preferito portare il limite massimo dell’incarico di base a 4.000 euro, pur riconoscendo che la cifra proposta rappresenta già un avanzamento rispetto alla disciplina precedente.
Specialisti infermieri, servono riferimenti più chiari
Uno degli interventi più articolati ha riguardato il riconoscimento del professionista specialista. Bottega ha chiesto che il contratto distingua in maniera più precisa le funzioni organizzative, tradizionalmente collegate ai master in coordinamento, dalle competenze specialistiche clinico-assistenziali.
Il sindacato richiama in particolare i nuovi percorsi universitari e ministeriali riferiti alle specializzazioni infermieristiche nelle aree dell’emergenza, materno-pediatrica e dell’infermieristica di famiglia e comunità. Secondo Bottega, questi titoli dovrebbero essere espressamente ricompresi nei requisiti per gli incarichi professionali specialistici, evitando che vengano confusi con le funzioni di coordinamento.
La bozza prevede inoltre, in via sperimentale, che gli incarichi di professionista specialista per i quali sia richiesta una laurea magistrale in Scienze infermieristiche specialistiche possano essere istituiti soltanto nella fascia di complessità elevata. Il NurSind ha chiesto che il requisito della laurea specialistica venga riportato in maniera coerente anche nelle tabelle relative all’accesso agli incarichi.
«Il professionista specialista deve essere riconosciuto nella sua specificità. Le funzioni organizzative appartengono a un percorso, mentre le specializzazioni clinico-assistenziali previste dai nuovi titoli universitari ne rappresentano un altro».
Ferie, il calcolo dell’indennità secondo il NurSind va rivisto
La bozza introduce una nuova indennità ferie, calcolata sulla base delle somme percepite nell’anno precedente per turno, lavoro notturno, servizio festivo, Pronto soccorso e operatività in unità particolarmente disagiate. Il sindacato ha chiesto una formula più aderente alla situazione effettiva del dipendente nell’anno di fruizione delle ferie, capace di evitare penalizzazioni o attribuzioni non coerenti con il servizio realmente prestato.
Pausa di dieci minuti: per Bottega il testo rischia di non migliorare la situazione
L’articolo 33 prevede che, quando la prestazione superi le sei ore, il dipendente debba beneficiare di una pausa non inferiore a dieci minuti, risultante dalle timbrature. Nei reparti in cui la continuità assistenziale impedisca di allontanarsi, le aziende dovrebbero garantire sul posto un periodo continuativo di minore intensità lavorativa e quindi nessuna penalizzazione in termini di tempo.
Bottega ha ritenuto positivo il fatto che la pausa sia remunerata e non sia richiesto di recuperare i dieci minuti a fine turno anche se rimane qualche perplessità sull’effettivo vantaggio della nuova disciplina ai fini del godimento del diritto al buono pasto per il personale turnista.
Mensa e buoni pasto, il nodo dei turnisti resta irrisolto
Il passaggio più critico dell’intervento di Bottega ha riguardato il rapporto tra la pausa per il recupero psicofisico e quella prevista per consumare il pasto.
La bozza stabilisce che la pausa mensa, se fruita prima o contestualmente a quella di dieci minuti, possa assolvere anche alla funzione di recupero. Secondo il NurSind, però, il testo non risolverebbe il problema principale: l’accesso alla mensa o al buono pasto sostitutivo per chi lavora di notte, nei pomeriggi prolungati, nei festivi o in servizi nei quali la mensa è chiusa.
Bottega ha evidenziato il paradosso di un dipendente che svolge un turno di dodici ore durante la notte e, pur non potendo utilizzare la mensa aziendale, rischierebbe di dover timbrare una pausa più lunga dei dieci minuti per poter ottenere il buono pasto. Il sindacato chiede invece che il buono sostitutivo possa essere riconosciuto senza determinare una decurtazione dell’orario, proprio perché non corrisponde alla fruizione fisica della mensa aziendale.
«Il lavoratore notturno o festivo presta servizio quando la mensa è chiusa, ma è proprio quello che avrebbe maggiore necessità del buono pasto. Non possiamo costruire una norma che gli riconosca il beneficio soltanto a condizione di timbrare una pausa che, in molti reparti, non può realmente effettuare».
Per il NurSind il contratto dovrebbe chiarire espressamente che i beneficiari del servizio mensa o del buono pasto comprendono sia il personale turnista sia quello non turnista, evitando che ogni azienda continui ad applicare interpretazioni differenti.
«Comprendiamo la difficoltà di dover scrivere qualcosa che non dia adito alla Corte dei Conti di chiedere la copertura di costi che il contratto non può permettersi e, quindi, riservare al contenzioso la definizione del diritto ma chiediamo almeno di non penalizzare ulteriormente il personale turnista».
Incarico di base, l’idea di aumentarlo gradualmente con le risorse dei cessati
Dal 1° gennaio 2027 almeno il 50% delle risorse liberate dalle cessazioni dei dipendenti appartenenti all’Area dei professionisti della salute e dei funzionari dovrebbe essere destinato agli incarichi, con prevalenza per quelli di base.
Bottega ha accolto positivamente il principio, intravedendo la possibilità di utilizzare annualmente queste risorse per aumentare progressivamente l’indennità dell’incarico professionale di base. Il sindacato chiede però che venga chiarito che le somme provenienti dai differenziali economici dei lavoratori cessati restino destinate alla medesima area, evitando trasferimenti verso personale appartenente ad altri inquadramenti.
Il segretario ha inoltre proposto di valutare una graduazione dell’indennità di base in funzione dell’esperienza professionale, osservando che nei primi anni il dipendente potrebbe non contribuire ancora alla formazione delle risorse derivanti dai differenziali economici. L’obiettivo sarebbe costruire una progressione capace di riconoscere nel tempo anzianità e crescita professionale, senza trasformare l’incarico di base in una somma identica e immutabile per tutti.
Pronto soccorso, NurSind contrario a qualsiasi riduzione dell’indennità
Sull’articolo 41, Bottega ha espresso una posizione netta contro qualunque riduzione dell’indennità di Pronto soccorso.
Il segretario ha ricordato di avere già sollevato, al momento dell’istituzione del beneficio, il problema della presenza di due indennità collegate al medesimo disagio. Oggi le stesse parti che l’hanno promosse ne chiedono il ritiro. Una volta che il contratto precedente aveva scelto di riconoscerle entrambe, però, secondo il NurSind non sarebbe accettabile utilizzare il nuovo rinnovo per sottrarre somme già entrate nel trattamento economico del personale.
«Sono contrario a diminuire l’indennità di Pronto soccorso. Se il precedente contratto ha scelto di riconoscere due compensi collegati al disagio, oggi non possiamo arretrare e togliere soldi ai lavoratori».
Il sindacato chiede quindi che la revisione del sistema indennitario non produca perdite per chi già opera nei servizi di emergenza-urgenza.
Sanità penitenziaria, includere anche i reparti ospedalieri dedicati ai detenuti
La prima fascia della nuova indennità per particolari unità operative comprende anche i servizi di sanità penitenziaria, insieme a gruppi operatori, Terapie intensive, sub-intensive ed emergenza-urgenza.
Bottega ha chiesto però una formulazione più precisa, perché l’assistenza alle persone detenute non viene svolta esclusivamente all’interno degli istituti penitenziari. In alcune aziende sono presenti reparti ospedalieri o sezioni protette destinate ai detenuti, con denominazioni differenti, che rischierebbero di rimanere escluse da una lettura restrittiva della norma.
La richiesta è quindi di ricomprendere espressamente sia i servizi territoriali o interni alle carceri sia i reparti penitenziari ospedalieri, purché caratterizzati dalle medesime condizioni operative e di sicurezza.
Stipendi, aspettative superiori per l’Area dei professionisti della salute
Sul trattamento tabellare, il giudizio del NurSind rimane prudente. Bottega ha riconosciuto come elemento positivo la presenza degli arretrati riferiti all’anno precedente, che nel precedente rinnovo non erano maturati nella stessa misura, ma non ha nascosto la delusione per il livello di valorizzazione dell’Area dei professionisti della salute e dei funzionari.
Secondo il segretario, una volta separato il finanziamento specificamente destinato all’indennità infermieristica, gli aumenti tabellari risulterebbero inferiori rispetto a quelli del precedente contratto. Le percentuali di incremento apparirebbero inoltre sostanzialmente uniformi tra le aree, mentre il NurSind avrebbe auspicato una valorizzazione più marcata dei professionisti sanitari.
«Le nostre aspettative sul tabellare erano più alte. Di positivo ci sono gli arretrati, ma avremmo voluto una valorizzazione maggiore dell’Area dei professionisti della salute e dei funzionari. La differenza di incremento rispetto alle altre aree è di circa dieci euro e resta una nota negativa».
Bottega ha comunque riconosciuto che il margine negoziale è condizionato dalla quantità complessiva delle risorse stanziate, elemento che limita la possibilità di aumentare ulteriormente gli importi senza nuovi finanziamenti legislativi.
Le 80 pagine presentate oggi rappresentano sostanzialmente il contratto al completo. Qualche aggiustamento sarà ancora possibile ma i margini economici sono ormai chiari. Per gli infermieri si potrà arrivare a regime a circa 240 euro lordi mensili, decisamente più dei 172 euro dell’ultimo contratto avvenuto meno di un anno fa.
A questo punto l’ipotesi potrebbe essere sottoscritta già prima della pausa estiva per avere la firma definitiva a fine anno.
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