NurSind Lombardia: ''Bonus di confine fermo, mancano 10mila infermieri''
L’indennità promessa dal 1° settembre non è ancora partita. Cosi (NurSind): "La Lombardia continua a perdere professionisti"
di Giuseppe Provinzano
"Il 1° settembre doveva rappresentare una svolta per migliaia di professionisti sanitari delle province lombarde di confine. L’indennità pensata per frenare l’esodo verso la Svizzera, però, resta ancora sulla carta. E mentre il confronto sui finanziamenti non trova una soluzione, il NurSind Lombardia rilancia l’allarme sulla vera emergenza: una carenza infermieristica che, secondo il sindacato, in Lombardia avrebbe ormai raggiunto le 10mila unità. Un vuoto che non riguarda soltanto Como, Varese e Sondrio e che rischia di pesare sempre di più sulla tenuta dell’intero sistema assistenziale regionale".
Infermieri in fuga e bonus ancora fermo. NurSind: "Servono risposte"
COMO, 01/09/2026 - Il calendario indicava 1° settembre, ma l’attesa continua. L’indennità di confine destinata al personale sanitario pubblico delle province di Como, Varese e Sondrio non è ancora diventata realtà. Una misura considerata strategica per rendere più competitivo il Servizio sanitario lombardo rispetto alla vicina Svizzera e, soprattutto, per provare a fermare la continua emorragia di infermieri.
Per i professionisti dell’area lariana la posta in gioco è rilevante. Il beneficio previsto varrebbe circa 5.400 euro l’anno in più per ciascun infermiere, mentre per gli specialisti l’incremento potrebbe avvicinarsi ai 10mila euro annui. Complessivamente il provvedimento interesserebbe circa 7mila sanitari nelle tre province di confine, con un incremento retributivo stimato intorno al 20%.
Il problema resta però quello delle risorse. Il meccanismo immaginato per finanziare l’intervento è legato alla tassazione dei cosiddetti vecchi frontalieri, ma la partita non ha ancora trovato una soluzione definitiva nel confronto che coinvolge Regione, Governo e Confederazione Elvetica.
Così una misura attesa da tempo e concepita per contrastare la crescente difficoltà nel trattenere i professionisti negli ospedali lombardi rimane sospesa.
A riportare il tema al centro dell’agenda sindacale è il NurSind Lombardia, che alla ripresa di settembre intende chiedere nuovamente risposte precise.
"Aggiornamenti non ce ne sono e di certo alla ripresa di settembre questo è un argomento su cui chiederemo ancora un confronto", afferma Donato Cosi, segretario regionale NurSind Lombardia.
"È un bonus che da tempo confidavamo diventasse realtà, ma tra frontalieri, Svizzera, Governo e dispositivi normativi non si è mai arrivati a una quadra".
Il ritardo dell’indennità, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del problema. Dietro la concorrenza esercitata dagli stipendi svizzeri si nasconde infatti una questione molto più ampia: la difficoltà della Lombardia nel reperire e soprattutto trattenere infermieri.
Le valutazioni sul fabbisogno divergono sensibilmente. Le stime regionali indicano una necessità di circa 3mila infermieri, ma per il NurSind la fotografia reale sarebbe decisamente più critica, soprattutto considerando non soltanto le aziende sanitarie pubbliche, ma anche il privato e le strutture residenziali.
"Secondo le nostre stime ne mancano 10mila", sottolinea Cosi, "valutando i fabbisogni delle aziende sanitarie e considerando anche i privati e le strutture protette, dove la domanda d’assistenza si fa sempre più alta".
Alla tradizionale attrattività della Svizzera si starebbe inoltre aggiungendo un fenomeno differente: il ritorno verso le regioni del Sud di molti professionisti originari del Mezzogiorno. Una scelta sulla quale incidono il costo della vita lombardo e le nuove opportunità occupazionali aperte dalle aziende sanitarie meridionali.
"Negli ultimi mesi la Lombardia ha perso tantissimi professionisti, rientrati verso il Sud nei luoghi d’origine, dove il costo della vita è decisamente meno caro e gli ospedali riescono a chiamare più colleghi",
evidenzia ancora il segretario regionale del NurSind.
Il territorio comasco è uno degli osservati speciali. Le stime parlano di un deficit compreso tra 300 e 500 infermieri, con inevitabili conseguenze sull’organizzazione dei servizi e sui carichi assistenziali sostenuti da chi continua a lavorare nelle strutture locali.
E proprio mentre il bonus di confine resta fermo, l’ASST Lariana prova nuovamente la strada dei concorsi. All’ospedale Sant’Anna sono previste le prove scritte e pratiche della nuova selezione per l’assunzione di 50 infermieri.
A fronte dei cinquanta posti disponibili, le candidature sarebbero però poco meno di settanta. Numeri che raccontano già da soli quanto sia diventato difficile alimentare le graduatorie. Resta inoltre da capire quanti candidati parteciperanno effettivamente alle prove e, soprattutto, quanti vincitori sceglieranno poi di prendere servizio.
È questo il paradosso che il NurSind porta nuovamente alla luce: mentre gli ospedali cercano infermieri attraverso nuovi bandi, il sistema continua a perdere professionisti già formati. E senza interventi capaci di incidere realmente su retribuzioni, costo della vita, condizioni di lavoro e attrattività professionale, il rischio è che la rincorsa alle assunzioni continui senza riuscire a colmare i vuoti lasciati da chi se ne va.
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