ULSS 8 Berica, infermieri insufficienti: il NurSind avverte, a rischio le Case di Comunità
Assunti 124 infermieri a fronte di 120 uscite, ma per il sindacato delle professioni infermieristiche i conti non tornano. Andrea Gregori (NurSind): «Non possiamo garantire contemporaneamente ospedali e territorio con questi organici». Il nodo delle nove Case di Comunità e delle scelte che la Regione Veneto non può più rinviare.
di Giuseppe Provizano
"Assumere per sostituire chi lascia non significa investire nel futuro della sanità. È questa la contraddizione che emerge dai dati sul personale infermieristico dell'ULSS 8 Berica, dove il ricambio generazionale sembra procedere, ma il rafforzamento degli organici necessario per sostenere i nuovi servizi territoriali resta ancora tutto da costruire.
Il problema non riguarda soltanto il numero degli infermieri disponibili. Riguarda soprattutto la capacità del sistema sanitario di mantenere gli attuali livelli assistenziali mentre si prepara ad affrontare una delle trasformazioni organizzative più importanti degli ultimi anni.
A sollevare la questione è il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, attraverso il segretario territoriale di Vicenza, Andrea Gregori, che richiama l'attenzione della politica regionale sulla necessità di programmare le risorse umane prima di inaugurare nuove strutture.
Perché una Casa di Comunità senza personale sufficiente rischia di essere soltanto una promessa sulla carta".
ULSS 8 Berica, il NurSind lancia l'allarme: il turnover non basta a sostenere i nuovi servizi
VICENZA, 28/10/2026 – Centoventiquattro infermieri reclutati a fronte di centoventi uscite nell'arco di un anno. Un saldo numericamente positivo, ma decisamente insufficiente se rapportato alle nuove esigenze assistenziali che attendono la sanità vicentina.
È su questo dato che il NurSind Vicenza accende i riflettori, evidenziando come il sostanziale equilibrio tra ingressi e cessazioni non rappresenti un reale potenziamento della dotazione organica.
L'ULSS 8 Berica è riuscita a compensare le perdite di personale determinate da pensionamenti, maternità e dimissioni volontarie. Un risultato certamente positivo, soprattutto in un contesto nazionale caratterizzato dalla difficoltà di reperire professionisti sanitari.
Tuttavia, secondo il sindacato, mantenere gli organici esistenti non equivale a disporre delle risorse necessarie per ampliare l'offerta assistenziale.
Il problema diventa ancora più evidente considerando che l'Azienda sanitaria ha programmato l'attivazione di nove Case di Comunità, strutture destinate a rappresentare un elemento centrale della nuova organizzazione dell'assistenza territoriale.
NurSind: «Bisogna scegliere tra ospedale e territorio»
Il segretario territoriale Andrea Gregori pone una questione che va ben oltre il semplice confronto tra assunzioni e pensionamenti.
La realizzazione delle nuove strutture territoriali richiede infatti professionisti aggiuntivi, non una redistribuzione del personale già impegnato nei reparti ospedalieri e nei servizi esistenti.
«Dovranno decidere fra ospedale e territorio, non si può soddisfare entrambi. In questo momento la coperta è troppo corta».
È questo il passaggio più significativo dell'intervento del rappresentante NurSind.
Una posizione che evidenzia il rischio di una riorganizzazione sanitaria realizzata senza un corrispondente investimento nelle risorse professionali.
Spostare infermieri dagli ospedali alle Case di Comunità, senza nuove assunzioni, significherebbe trasferire la carenza da un settore all'altro, anziché risolverla.
Una prospettiva che potrebbe determinare ulteriori difficoltà organizzative proprio nei servizi già sottoposti a una forte pressione assistenziale.
Nove Case di Comunità, ma servono infermieri per garantire l'assistenza
Il nuovo modello di sanità territoriale prevede che le Case di Comunità diventino punti di riferimento per i cittadini, favorendo la presa in carico dei pazienti, la continuità assistenziale e l'integrazione tra professionisti sanitari.
Ma per trasformare questi obiettivi in servizi realmente accessibili occorre una presenza infermieristica adeguata.
Il modello organizzativo delle Case di Comunità hub prevede un'apertura continuativa, 24 ore al giorno e sette giorni su sette, con una presenza infermieristica di riferimento di almeno 12 ore quotidiane.
Un'organizzazione che richiede turnazioni, copertura delle assenze, gestione delle ferie e un numero di professionisti coerente con le attività previste.
Il NurSind richiama quindi l'attenzione sulla necessità di non sottovalutare il fabbisogno effettivo.
«Non basta certo un solo professionista per struttura. Devono decidere cosa vogliono portare avanti, con la consapevolezza che c'è anche un ospedale».
Il messaggio è inequivocabile: non si può programmare l'apertura di nuovi servizi senza definire preventivamente chi dovrà garantirne il funzionamento.
L'infermiere non può diventare una risorsa da spostare continuamente per compensare le criticità organizzative di un sistema che amplia le proprie attività senza rafforzare adeguatamente gli organici.
Un segnale positivo arriva dalle università: aumentano i giovani interessati alla professione
Accanto alle preoccupazioni sul personale, il NurSind registra anche un elemento incoraggiante.
Il corso di laurea triennale in Infermieristica di Vicenza si prepara ad accogliere 56 nuovi laureati nel mese di novembre, mentre le domande di iscrizione alla professione mostrano un andamento in crescita.
Secondo quanto riferito da Gregori, a settembre sono state presentate 95 domande, contro le 85 registrate nell'anno precedente.
Un incremento che assume particolare significato considerando le difficoltà che la professione infermieristica sta attraversando in numerose realtà italiane.
Per il segretario territoriale NurSind, il dato dimostra che il territorio vicentino continua a esercitare una certa attrattività nei confronti dei giovani.
«La novità importante è che quest'anno c'è stato un incremento di iscrizioni per la nostra professione».
Gregori richiama inoltre le prospettive occupazionali offerte dal territorio, dove risultano disponibili numerose opportunità professionali, con circa 220 incarichi destinati agli infermieri.
Un quadro che conferma l'esistenza di una domanda significativa di personale sanitario.
Tuttavia, l'aumento degli iscritti ai corsi universitari e l'ingresso di nuovi professionisti non possono essere considerati, da soli, una risposta immediata alla carenza di organico.
Formare nuovi infermieri è indispensabile, ma altrettanto importante è creare condizioni lavorative capaci di trattenerli nel sistema sanitario pubblico.
Assunzioni e dimissioni: il NurSind analizza i numeri del personale
L'attenzione del sindacato si concentra anche sulle politiche di reclutamento adottate dall'ULSS 8 Berica.
L'Azienda sanitaria ha avanzato alla Regione Veneto richieste di autorizzazione per nuove assunzioni, ottenendo il via libera per 124 infermieri.
Un risultato che il NurSind considera positivo, anche alla luce delle difficoltà registrate in altre realtà sanitarie.
Particolarmente significativo è il dato relativo alle dimissioni volontarie.
Secondo quanto evidenziato da Gregori, negli ultimi cinque anni circa 120 infermieri hanno lasciato il rapporto di lavoro, una circostanza che rende necessario riflettere non soltanto sulla capacità di assumere, ma anche su quella di trattenere i professionisti.
Il sindacato osserva inoltre che alcuni infermieri hanno richiesto la riassunzione, possibilità prevista dalle disposizioni contrattuali applicabili.
Un segnale che, secondo il rappresentante NurSind, può essere interpretato positivamente rispetto all'attrattività dell'Azienda.
Sul fronte delle prospettive occupazionali, sono previste ulteriori procedure di reclutamento, con inserimenti a tempo indeterminato e un concorso di Azienda Zero atteso nel 2027.
Ma il sindacato insiste su un principio fondamentale: il reclutamento deve essere accompagnato da una programmazione coerente con l'evoluzione dei servizi sanitari.
Regione Veneto chiamata a decidere: quali servizi garantire e con quali risorse?
Il confronto sul personale infermieristico dell'ULSS 8 Berica si inserisce in una questione più ampia, che riguarda il futuro dell'organizzazione sanitaria regionale.
L'attivazione delle Case di Comunità rappresenta un passaggio strategico per il rafforzamento dell'assistenza territoriale, ma non può prescindere dalla tenuta degli ospedali.
Per il NurSind è arrivato il momento di affrontare concretamente il problema della distribuzione delle risorse professionali.
Il sindacato chiede che la Regione Veneto definisca con chiarezza le proprie priorità, anche attraverso il nuovo piano sociosanitario regionale e le schede di programmazione ospedaliera.
«È ormai improrogabile la definizione da parte della Regione Veneto del nuovo piano socio-sanitario e delle schede ospedaliere. Non si può più rimandare. Devono decidere quali servizi devono esserci e quali no: ci aspettiamo un sano realismo».
Una richiesta che mette al centro la sostenibilità delle scelte organizzative.
Perché programmare nuovi servizi senza garantire il personale necessario rischia di produrre strutture formalmente operative, ma incapaci di rispondere pienamente ai bisogni dei cittadini.
Il nodo della sanità del futuro: senza infermieri non esiste riforma possibile
La vicenda dell'ULSS 8 Berica rappresenta un esempio concreto delle difficoltà che accompagnano il processo di trasformazione della sanità italiana.
Da una parte, la necessità di rafforzare l'assistenza territoriale e alleggerire la pressione sugli ospedali. Dall'altra, la difficoltà di reperire risorse professionali sufficienti per sostenere contemporaneamente entrambi i modelli assistenziali.
Il NurSind Vicenza, attraverso l'intervento di Andrea Gregori, porta all'attenzione delle istituzioni una questione essenziale: il numero delle assunzioni deve essere valutato non soltanto rispetto alle uscite, ma soprattutto in relazione ai servizi che il sistema sanitario intende garantire.
È questa la differenza tra una politica di semplice sostituzione del personale e una vera strategia di potenziamento dell'assistenza.
La sfida non consiste esclusivamente nell'aprire nuove Case di Comunità, ma nel renderle pienamente funzionanti senza compromettere la qualità e la sicurezza delle prestazioni ospedaliere.
Perché la sanità non si rafforza moltiplicando le strutture, ma garantendo i professionisti necessari per farle funzionare.
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