Malattie oncologiche, fino a 24 mesi di congedo: l'INPS spiega come recuperarli per la pensione
La legge 106/2025 tutela i dipendenti pubblici e privati affetti da gravi patologie con un congedo fino a due anni, senza retribuzione. Le nuove indicazioni INPS chiariscono come ottenere, a pagamento, la copertura previdenziale dei periodi di assenza, anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
Fino a 24 mesi di congedo per i lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti o croniche, con la possibilità di recuperare ai fini pensionistici i periodi trascorsi senza contribuzione. È quanto chiarisce l'INPS nelle istruzioni applicative della legge 18 luglio 2025, n. 106, che ha introdotto una specifica tutela per i dipendenti pubblici e privati costretti ad affrontare patologie gravi e percorsi di cura prolungati.
La novità riguarda anche infermieri e altri professionisti del Servizio sanitario nazionale, per i quali la disciplina può rappresentare uno strumento di tutela quando le condizioni di salute rendono necessario sospendere temporaneamente l'attività lavorativa. Il chiarimento dell'Istituto riguarda soprattutto un aspetto previdenziale: il congedo consente di conservare il posto, ma non produce automaticamente contributi utili alla pensione. Per evitare che il periodo di assenza determini un vuoto nella posizione assicurativa, il lavoratore può scegliere di ricorrere al riscatto oppure alla prosecuzione volontaria, secondo le rispettive regole.
Chi ha diritto al congedo e quali sono le condizioni
La legge 106/2025 riconosce ai lavoratori dipendenti, sia pubblici sia privati, affetti da malattie oncologiche oppure da malattie invalidanti o croniche, anche rare, che comportino un'invalidità pari o superiore al 74%, un periodo di congedo continuativo o frazionato della durata massima complessiva di 24 mesi nell'arco della vita lavorativa.
Durante il congedo il lavoratore conserva il posto, ma non percepisce la retribuzione e non può svolgere alcuna attività lavorativa. L'assenza decorre dopo l'esaurimento degli altri periodi di assenza giustificata, retribuiti o meno, spettanti al dipendente, mentre restano applicabili eventuali condizioni più favorevoli previste dai contratti collettivi o dalla disciplina del rapporto di lavoro.
La tutela della conservazione del posto non deve però essere confusa con il riconoscimento dell'anzianità. Il periodo di congedo, infatti, non viene computato nell'anzianità di servizio e non è automaticamente utile ai fini previdenziali. È proprio su quest'ultimo aspetto che intervengono le istruzioni dell'INPS, chiarendo come il dipendente possa ottenere una copertura contributiva a proprie spese.
Riscatto o contributi volontari: il chiarimento dell'INPS
Il punto più significativo riguarda l'interpretazione del termine riscatto utilizzato dalla legge. Pur richiamando espressamente la normativa sulla prosecuzione volontaria, il legislatore ha scelto una formulazione che, secondo l'INPS e il Ministero del Lavoro, deve essere interpretata in modo da garantire la tutela più ampia possibile ai lavoratori interessati.
Di conseguenza, il dipendente può scegliere tra il riscatto del periodo di congedo e la prosecuzione volontaria della contribuzione, nel rispetto delle condizioni previste per ciascun istituto. Non si tratta quindi di un accredito gratuito o automatico: entrambe le possibilità richiedono una valutazione della posizione previdenziale individuale e dei relativi oneri.
Il riscatto può riguardare esclusivamente periodi di congedo fruiti a partire dal 9 agosto 2025, data di entrata in vigore della legge, e per un massimo complessivo di 24 mesi, anche non consecutivi. I periodi interessati non devono essere già coperti da contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria o da altro riscatto, neppure presso una diversa gestione previdenziale.
L'INPS precisa inoltre che questi periodi non rientrano nel limite di due anni previsto per il congedo per gravi motivi familiari né nel limite di tre anni relativo al riscatto di determinate interruzioni o sospensioni del rapporto di lavoro. La nuova disciplina costituisce quindi una tutela previdenziale specifica, distinta dagli altri istituti già previsti dall'ordinamento.
Come presentare domanda e quanto costa
Per ottenere il riscatto, il lavoratore deve dimostrare che il periodo di assenza sia stato effettivamente fruito ai sensi della legge 106/2025. È necessario presentare il provvedimento di concessione del congedo oppure una documentazione equivalente rilasciata dal datore di lavoro. Qualora questi documenti non siano disponibili, può essere acquisita una dichiarazione successiva dell'amministrazione o dell'azienda, purché supportata dagli elementi necessari a verificare il periodo di assenza e la documentazione sanitaria che ne ha determinato la concessione.
La domanda può essere presentata anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro e, nei casi consentiti, da chi è già pensionato, fermo restando il rispetto degli eventuali termini previsti dalla gestione previdenziale interessata. L'istanza può inoltre essere presentata dal superstite del lavoratore.
Per le domande dirette all'INPS, la procedura è esclusivamente telematica, attraverso il sito istituzionale, il Contact Center oppure un patronato. Il percorso indicato dall'Istituto è “Pensione e Previdenza” → “Ricongiunzioni e riscatti” → “Portale dei servizi per la gestione della posizione assicurativa”.
Quanto al costo, l'onere viene determinato con il sistema di calcolo contributivo, applicando l'aliquota di finanziamento prevista dalla gestione previdenziale alla retribuzione di riferimento, individuata secondo le regole indicate dall'Istituto. L'importo dipende quindi dalla situazione del singolo assicurato e dalla durata del periodo da riscattare. Le somme versate sono deducibili fiscalmente dal reddito complessivo del soggetto che sostiene la spesa.
Cosa cambia per infermieri e dipendenti pubblici
Per gli infermieri e gli altri dipendenti delle aziende sanitarie, il chiarimento assume particolare rilievo perché consente di distinguere due forme di tutela che non coincidono: la conservazione del posto di lavoro durante la malattia e la possibilità di valorizzare il periodo di assenza ai fini pensionistici.
Un professionista che abbia usufruito del congedo previsto dalla legge 106/2025 potrà quindi valutare, anche successivamente, se sostenere il costo del riscatto per recuperare i mesi privi di contribuzione. L'INPS precisa che l'anzianità contributiva acquisita attraverso il riscatto è utile sia per maturare il diritto alla pensione sia per determinarne l'importo.
La possibilità di riscattare il congedo non comporta, invece, il riconoscimento automatico dell'anzianità di servizio ai fini contrattuali, che rimane esclusa dalla disciplina del congedo.
La novità previdenziale offre dunque ai lavoratori colpiti da patologie gravi uno strumento per limitare le conseguenze pensionistiche di un'assenza prolungata. Resta però un elemento da considerare: la tutela del posto è garantita dalla legge, mentre il recupero dei contributi richiede un onere economico a carico dell'interessato.
Per chi lavora nel Servizio sanitario nazionale, conoscere questa distinzione è fondamentale per valutare le conseguenze del congedo e pianificare, con il supporto degli uffici competenti o di un patronato, la soluzione previdenziale più adatta alla propria posizione.
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