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'Ingerenza antistorica': NurSind replica alle critiche dei medici sulle nuove magistrali

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/02/2026

AttualitàFormazioneProfessione e lavoro

 

“Un’occasione di crescita per l’infermiere che desidera specializzarsi, con un ventaglio di possibilità, dopo il triennio di base, che si allarga anche all’ambito clinico”.

Così il segretario nazionale del sindacato degli infermieri Nursind, Andrea Bottega, commenta all’ANSA i passi avanti nell’iter per l’istituzione di tre nuove lauree magistrali: Cure primarie e sanità pubblica, Cure pediatriche e neonatali e Cure intensive ed emergenza.

Per Bottega si tratta di “una risposta importante” sia per il sistema sanitario sia per una professione che, sottolinea, “è urgente rilanciare, rendendola attrattiva sul piano remunerativo e della carriera”. L’obiettivo è offrire agli infermieri un percorso di specializzazione strutturato dopo la laurea triennale, in linea con un sistema sanitario che cambia e richiede competenze sempre più mirate.

Le nuove magistrali e lo scontro con i medici

La definizione dei tre percorsi formativi, tuttavia, ha acceso il confronto con la Federazione nazionale degli ordini dei medici, che ha espresso contrarietà su uno dei punti previsti nello schema di decreto: la possibilità per gli infermieri specialisti di prescrivere trattamenti assistenziali, come presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche.

Una facoltà che, secondo i medici, rischierebbe di sovrapporsi alle competenze professionali. Bottega respinge le critiche e parla apertamente di “una inutile ingerenza, una invasione di campo”, definendo la posizione della Fnomceo “antistorica e corporativa, oltre che fuori focus”.

“Diagnosi e terapia medica spettano al medico – chiarisce – diagnosi infermieristica e conseguenti interventi assistenziali spettano all’infermiere. Confondere i due piani significa essere in malafede”.

Il segretario del Nursind ricorda inoltre che si tratta di laureati magistrali con un percorso quinquennale, svolto nella stessa facoltà dei medici, e che le competenze previste restano nell’ambito assistenziale, non terapeutico.

“Un upgrade professionale necessario”

Per Bottega le nuove lauree rappresentano un vero e proprio “upgrade professionale”, imposto dalle trasformazioni sociali e dai nuovi bisogni di salute. “Il mondo cambia e la nostra sanità ha bisogno di professionisti aperti ai cambiamenti, come avviene nel resto del mondo”, afferma.

Il riferimento è a modelli già consolidati in altri Paesi, dove le competenze avanzate infermieristiche sono parte integrante dell’organizzazione sanitaria. In Italia, invece, il dibattito resta acceso.

Infine, una stoccata alla governance del sistema sanitario: “Se il Servizio sanitario nazionale arranca – sostiene – probabilmente è anche a causa di rappresentanti di categoria che guardano solo al proprio orticello”.

E conclude con una proposta netta: se i dirigenti sanitari fossero chiamati a rispondere direttamente delle inefficienze del Servizio sanitario nazionale, anziché ricevere indistintamente ulteriori risorse, “sarebbero costretti a cambiare idea e a valorizzare tutto il personale”.

Le nuove lauree magistrali, dunque, non sono solo un passaggio accademico. Sono il terreno su cui si gioca una partita più ampia: il riconoscimento del ruolo degli infermieri e l’equilibrio tra le professioni in un sistema sanitario che fatica a reggere il peso della domanda di cura.