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Demansionamento, la Cassazione dà ragione agli infermieri e al NurSind

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 19/06/2026

CalabriaNurSind dal territorio

La Suprema Corte conferma il diritto alla tutela della professionalità infermieristica. Per NurSind una doppia vittoria che può cambiare la sanità del Sud.


di Giuseppe Provinzano

"Ci sono battaglie sindacali che vanno oltre il risarcimento economico e incidono direttamente sulla dignità delle professioni sanitarie. La sentenza della Cassazione sul caso del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria non riguarda soltanto diciotto infermieri: riafferma un principio fondamentale, troppo spesso messo in discussione nei luoghi di cura. La professionalità infermieristica non è una risorsa da utilizzare indistintamente per colmare ogni carenza organizzativa. Ha competenze, responsabilità e confini che meritano rispetto".


Cassazione e NurSind: stop al demansionamento degli infermieri al GOM di Reggio Calabria

ROMA, 19/06/2026 - Un pronunciamento destinato a lasciare il segno nel panorama della sanità italiana, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. La Corte di Cassazione ha infatti confermato le ragioni sostenute dal NurSind e da diciotto infermieri del Grande Ospedale Metropolitano "Bianchi-Melacrino-Morelli" di Reggio Calabria, riconoscendo l'illegittimità del ricorso sistematico a mansioni non riconducibili al profilo professionale infermieristico.

Secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte, l'assegnazione abituale e non episodica di attività proprie del personale ausiliario costituisce una violazione del diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità. Un principio di straordinaria rilevanza che prescinde dal fatto che l'attività prevalente del dipendente resti comunque quella infermieristica.

La decisione rappresenta l'epilogo di una lunga vertenza avviata nel 2018 dal NurSind, che ha accompagnato i professionisti coinvolti lungo un percorso giudiziario complesso, culminato oggi con la definitiva conferma delle loro ragioni.

«È il giusto epilogo di una battaglia che, insieme al nostro legale Domenico De Angelis, abbiamo intrapreso nel 2018. Si tratta di una doppia vittoria, perché già la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio di primo grado, riconoscendo ai lavoratori un ristoro economico di circa 600 mila euro complessivi», sottolinea Vincenzo Marrari, segretario territoriale NurSind e componente della Direzione nazionale.

Il pronunciamento assume un valore che va ben oltre il caso specifico. In molti contesti sanitari italiani, infatti, gli infermieri continuano a sopperire alle carenze organizzative svolgendo attività estranee alle proprie competenze, in una zona grigia che finisce per svilire il ruolo professionale e alterare l'organizzazione dell'assistenza.

«È un risultato che assume un valore particolare, rompendo finalmente una consuetudine molto radicata al Sud e non estranea a territori complessi sul piano sanitario come quello calabrese. Pronunciamenti di questo tipo sono destinati a fare scuola», evidenzia Salvatore Vaccaro, vicesegretario nazionale NurSind.

Per il sindacato delle professioni infermieristiche, questa sentenza rappresenta un precedente di assoluto rilievo, destinato a incidere anche sulle numerose controversie ancora pendenti.

«Molti altri giudizi sul demansionamento sono tuttora in corso e altri saranno avviati sia nei confronti del GOM sia dell'ASP di Reggio Calabria», ricorda Michele Nucera, segretario aziendale NurSind.

La vicenda riporta al centro del dibattito un tema spesso sottovalutato: il rispetto delle competenze professionali non è una questione corporativa, ma un elemento essenziale per garantire qualità dell'assistenza, sicurezza delle cure e valorizzazione delle risorse umane.

La Cassazione ribadisce che l'infermiere non può essere considerato una figura jolly a cui attribuire indistintamente compiti impropri. Ogni demansionamento sistematico rappresenta una lesione della dignità professionale e un arretramento culturale che il sistema sanitario non può più permettersi.

Per il NurSind, che da anni denuncia queste pratiche e sostiene i professionisti nei tribunali, la sentenza di Reggio Calabria segna un punto di svolta: la tutela della professionalità infermieristica non è negoziabile e chi la viola può essere chiamato a risponderne anche davanti alla Suprema Corte.