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Infermieri tra i lavori usuranti. La Grecia approva la riforma: 'Una vittoria attesa da 25 anni'

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 15/07/2026

Global Nurse

 

Dopo un quarto di secolo di rivendicazioni, scioperi, mobilitazioni e battaglie giudiziarie, la Grecia riconosce formalmente come usurante il lavoro svolto da una parte del personale sanitario pubblico.

Il Parlamento ha approvato la normativa che estende il regime dei lavori usuranti e insalubri, indicato in Grecia con l’acronimo BAE, agli infermieri, agli assistenti infermieristici, agli autisti di ambulanza e agli assistenti-autisti soccorritori impiegati nel Servizio sanitario nazionale greco e nell’EKAB, il servizio nazionale di emergenza preospedaliera, che rientrano nel sistema previdenziale del pubblico impiego.

La riforma interviene su una disparità che per anni ha diviso professionisti impegnati nelle stesse strutture e sottoposti agli stessi rischi: una parte del personale era già coperta dal regime previsto per le attività usuranti, mentre altri lavoratori del settore pubblico ne rimanevano esclusi in ragione della data di assunzione o del diverso inquadramento previdenziale.

Per le organizzazioni infermieristiche si tratta di una conquista storica. Non soltanto per gli effetti previdenziali, ma perché la legge riconosce istituzionalmente il peso fisico, psicologico e biologico dell’assistenza svolta quotidianamente negli ospedali e nei servizi di emergenza.

Il testo originale: «Lo Stato ha finalmente fatto ciò che era ovvio»

La testimonianza diffusa dall’ex presidente della Federazione sindacale panellenica del personale infermieristicoutilizza parole nette:

"Dopo venticinque anni di rivendicazioni inflessibili, scioperi, battaglie giudiziarie e inesauribile pazienza, lo Stato ha finalmente fatto ciò che era ovvio."

Secondo l’ex rappresentante sindacale, l’approvazione della legge costituisce una vittoria morale e concreta per ogni professionista che ha lavorato e continua a lavorare in prima linea nella sanità pubblica. La decisione, sottolinea, non sarebbe stata concessa spontaneamente dalle istituzioni, ma conquistata attraverso un lungo percorso collettivo fatto di proteste, iniziative sindacali e pressione politica.

Una battaglia iniziata quando il traguardo sembrava irraggiungibile

La richiesta di inserire il personale infermieristico tra i lavori gravosi e insalubri risale a oltre due decenni fa. In quegli anni, ricorda la testimonianza, la rivendicazione era considerata da molti irrealistica. Le organizzazioni professionali dovettero confrontarsi con ostacoli burocratici, obiezioni di carattere economico, crisi finanziarie, misure di austerità e una generale riluttanza politica.

La questione di fondo era tuttavia evidente: gli infermieri lavoravano in ambienti caratterizzati da esposizione ad agenti biologici, movimentazione manuale dei pazienti, turnazioni notturne, ritmi irregolari, responsabilità assistenziali elevate e frequente contatto con sofferenza, disabilità e morte. Condizioni che il sistema previdenziale greco non riconosceva allo stesso modo per tutti.

Il primo riconoscimento attraverso l’indennità

Uno dei primi passaggi della lunga vertenza risale al periodo in cui Giorgos Koutroumanis ricopriva incarichi di governo presso il Ministero del Lavoro.

In quella fase venne istituita e riconosciuta un’indennità collegata alle condizioni gravose e insalubri del lavoro sanitario.

Per il sindacato, quel provvedimento rappresentò la prima ammissione indiretta da parte dello Stato della particolare esposizione professionale degli infermieri. Non si trattava ancora dell’inclusione piena nel regime previdenziale, ma costituiva una prima apertura istituzionale.

Gli anni dell’austerità e la protesta davanti al Ministero

La battaglia si intensificò durante gli anni della crisi economica e dei programmi di austerità imposti alla Grecia. In quel periodo le pressioni per ridurre la spesa pubblica misero in discussione persino il mantenimento dell’indennità già riconosciuta al personale sanitario.

La testimonianza ricorda, tra i momenti simbolicamente più rilevanti, una protesta durata tutta la notte davanti al Ministero della Salute durante il mandato politico di Pavlos Polakis. Gli infermieri rimasero in strada per opporsi alla possibile riduzione o cancellazione del beneficio, denunciando il rischio di diventare ancora una volta il settore sul quale scaricare le esigenze di contenimento della spesa. Quella mobilitazione, secondo l’ex presidente federale, contribuì a preservare non soltanto l’indennità, ma anche la dignità professionale di migliaia di lavoratori.

La pandemia ha reso visibile ciò che gli infermieri denunciavano da anni

L’emergenza Covid-19 ha rappresentato un punto di svolta nella percezione pubblica della professione. Durante la pandemia gli infermieri si sono trovati esposti a un rischio infettivo elevato, a carichi di lavoro eccezionali, alla carenza di dispositivi e personale, a turni prolungati e a un crescente impatto psicologico.

Per il sindacato, la crisi pandemica non ha rivelato una realtà nuova: ha semplicemente mostrato all’intera società ciò che la professione denunciava da decenni, ossia che il lavoro infermieristico è un’attività caratterizzata da rischi elevati e usura professionale.

La nuova legge viene quindi letta come il riconoscimento tardivo ma definitivo di una condizione che l’esperienza quotidiana aveva già dimostrato.

Cosa prevede concretamente la riforma

La normativa equipara le condizioni previdenziali del personale sanitario interessato a quelle già applicate alle corrispondenti categorie coperte dal precedente regime dell’ex IKA-ETAM, l’ente assicurativo dei lavoratori dipendenti.

Tra gli effetti principali figura la possibilità di accedere alla pensione a 62 anni, purché siano rispettati i requisiti contributivi previsti.

Le indicazioni governative parlano di almeno 15 anni complessivi di assicurazione, dei quali almeno 12 trascorsi nelle specifiche professioni ammesse al regime dei lavori gravosi e insalubri.

La misura disciplina inoltre:

  • le contribuzioni aggiuntive relative all’assicurazione principale;
  • il coordinamento con la previdenza complementare;
  • la possibilità di riconoscere e riscattare periodi di lavoro precedenti;
  • una procedura unitaria per la valorizzazione dei periodi assicurativi.

Il riconoscimento del servizio pregresso può consentire ai professionisti interessati di raggiungere i requisiti necessari per il pensionamento anticipato, ma comporta modalità contributive e condizioni che dovranno essere valutate sulla base della posizione individuale.

Non un privilegio, ma il riconoscimento dell’usura del lavoro

Nella dichiarazione sindacale viene respinta l’idea che l’inserimento nei lavori gravosi rappresenti un beneficio privilegiato. Il regime viene descritto piuttosto come il riconoscimento concreto dell’usura accumulata da chi lavora per decenni nell’assistenza diretta.

Un infermiere non affronta soltanto una fatica fisica legata alla movimentazione dei pazienti, alla permanenza in piedi e ai ritmi di reparto. È esposto anche a lavoro notturno, agenti biologici, stress decisionale, aggressioni, sofferenza emotiva e responsabilità continue sulla sicurezza delle persone assistite. La possibilità di accedere prima alla pensione viene quindi considerata una misura compensativa rispetto a un’attività che può incidere profondamente sulla salute del lavoratore.

Una disparità tra colleghi finalmente superata

Uno dei punti più rilevanti della riforma riguarda il superamento della divisione previdenziale esistente nel sistema sanitario greco.Fino all’intervento legislativo, professionisti che svolgevano le stesse mansioni, negli stessi ospedali e nelle medesime condizioni potevano essere sottoposti a regimi diversi.

In particolare, parte degli infermieri assunti nel pubblico prima del 2011 non godeva dello stesso trattamento riconosciuto ai colleghi inquadrati successivamente o già coperti dalle regole del settore privato. La riforma mira dunque a uniformare le condizioni per il personale interessato, sanando una differenza considerata ingiustificabile dalle organizzazioni sindacali.

Un possibile strumento contro la crisi di attrattività

Secondo il testo greco, la legge potrebbe avere anche una funzione strategica per il futuro della professione. Il riconoscimento del lavoro gravoso potrebbe contribuire a rendere più attrattiva l’assistenza infermieristica agli occhi dei giovani, in un momento in cui numerosi sistemi sanitari europei devono affrontare carenze di personale, abbandono precoce e difficoltà nel trattenere i professionisti.

La possibilità di una tutela previdenziale specifica non risolve automaticamente problemi come bassi salari, turni eccessivi, organici insufficienti e condizioni di lavoro difficili. Rappresenta però un segnale istituzionale: lo Stato riconosce che l’attività infermieristica comporta un livello di rischio e di usura che richiede una protezione differenziata.

La vittoria non riguarda soltanto gli infermieri

La normativa approvata non comprende esclusivamente gli infermieri. La platea indicata dal Governo greco include anche:

  • assistenti infermieristici;
  • autisti di ambulanza;
  • assistenti-autisti e soccorritori;
  • personale operante nel sistema sanitario nazionale e nell’EKAB che rientra nel regime previdenziale pubblico.

La misura riguarda dunque specifiche categorie professionali e condizioni di impiego. Per evitare interpretazioni eccessivamente estensive, non può essere automaticamente riferita a ogni lavoratore sanitario o a tutti gli infermieri indipendentemente dal settore, dall’inquadramento e dalle mansioni esercitate.

Il messaggio sindacale: «Questa vittoria appartiene a tutti»

Nella parte conclusiva della testimonianza, l’ex presidente della Federazione dedica il risultato a tutti gli infermieri greci. A coloro che hanno mantenuto operativi gli ospedali nei periodi più difficili. A chi ha partecipato alle proteste davanti ai ministeri. A chi ha sostenuto per anni una rivendicazione che sembrava destinata a non trovare risposta. La legge, afferma, dimostra che unità e perseveranza possono produrre risultati anche quando la battaglia si prolunga per decenni.

"Possono essere stati necessari venticinque anni, ma alla fine ha prevalso ciò che era giusto".

Il prossimo obiettivo: un settore professionale infermieristico autonomo

Per la rappresentanza sindacale, tuttavia, l’approvazione della legge non conclude il percorso. Il prossimo obiettivo indicato è la creazione di uno specifico settore professionale del personale infermieristicoall’interno del sistema pubblico.

La richiesta punta a definire un inquadramento più aderente alle competenze, alle responsabilità e alle caratteristiche dell’assistenza, superando assetti organizzativi che non riconoscerebbero pienamente l’autonomia professionale degli infermieri.

 

Un precedente che può alimentare il confronto europeo

La decisione greca assume rilievo anche fuori dai confini nazionali. In molti Paesi europei il dibattito sul riconoscimento del lavoro usurante  infermieristico è legato all’aumento dell’età pensionabile, all’invecchiamento della forza lavoro, alle notti, alla carenza di personale e all’elevata incidenza del burnout.

Il riconoscimento previdenziale introdotto dalla Grecia non costituisce un modello automaticamente trasferibile ad altri ordinamenti, ma offre un precedente politico e sindacale significativo. La questione posta è destinata a rimanere centrale: fino a quale età è sostenibile svolgere assistenza diretta in ospedali caratterizzati da turni notturni, responsabilità crescenti e organici spesso insufficienti?

Dopo venticinque anni di mobilitazioni, la risposta della Grecia è arrivata attraverso una legge che riconosce formalmente la natura gravosa e insalubre del lavoro svolto da infermieri e altre categorie essenziali dell’emergenza sanitaria.

 

da pasono.gr