Fulmini, due morti in pochi giorni: cosa fare davvero quando arriva un temporale
Negli ultimi giorni un turista di 30 anni è morto sull’Etna e un escursionista ha perso la vita in Alto Adige dopo essere stato colpito da un fulmine; uno scout ferito sul Monte Livata è invece ricoverato in miglioramento. Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e della Protezione Civile spiegano come ridurre il rischio e cosa fare se il temporale ci sorprende all’aperto, in montagna, al mare o in casa.
Due vittime in pochi giorni e un ragazzo ancora ricoverato dopo essere stato colpito da una scarica elettrica hanno riportato l’attenzione su un rischio spesso sottovalutato: quello dei fulmini durante i temporali estivi. Il 17 agosto un turista americano di 30 anni è morto dopo essere stato colpito durante un’escursione sull’Etna; nelle stesse ore, in Alto Adige, un escursionista è stato ritrovato senza vita sul Piz Starlex, dove secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato raggiunto da un fulmine durante la discesa. Pochi giorni prima uno scout era stato colpito sul Monte Livata, nel Lazio, ed è tuttora ricoverato al Policlinico Gemelli, ma le sue condizioni sarebbero in miglioramento.
Sono episodi che ricordano quanto rapidamente un temporale possa trasformarsi in un’emergenza, soprattutto quando ci si trova in montagna, al mare, in un prato, su una spiaggia o in qualsiasi altro luogo aperto ed esposto. L’Istituto Superiore di Sanità e il Dipartimento della Protezione Civile hanno elaborato indicazioni molto precise per ridurre il rischio, ribadendo un principio semplice ma fondamentale: se si sentono i tuoni, il pericolo è già vicino e bisogna cercare immediatamente un riparo sicuro.
Cos’è un fulmine e perché può essere letale
Il fulmine è una scarica elettrica ad altissima intensità che si produce nell’atmosfera in presenza di una forte differenza di potenziale elettrico. La maggior parte delle scariche nasce all’interno delle nubi temporalesche, i cumulonembi, mentre solo una quota ridotta, circa il 10%, raggiunge il suolo. È però proprio questa frazione a rappresentare il rischio maggiore per le persone e le attività umane.
La fulminazione può essere diretta, quando la scarica colpisce il corpo, oppure indiretta, quando la corrente raggiunge la persona attraverso il terreno o attraverso oggetti colpiti nelle vicinanze. Le conseguenze possono essere gravissime: arresto cardiaco se la corrente attraversa il cuore, arresto respiratorio se coinvolge i centri nervosi e respiratori, ustioni, perdita di coscienza, paralisi temporanee e amnesie. Anche il lampo può provocare disturbi visivi, mentre l’onda d’urto associata al tuono può danneggiare l’udito.
È importante ricordare anche un’altra informazione essenziale per il soccorso: una persona colpita da un fulmine non rimane elettricamente carica e può essere toccata e soccorsa immediatamente senza alcun rischio per chi interviene.
La prima regola è muoversi prima che il temporale arrivi
La Protezione Civile insiste soprattutto sulla prevenzione. I temporali possono svilupparsi molto rapidamente e raggiungere la fase di massima intensità in tempi brevi, lasciando poco margine per trovare un riparo. Per questo, prima di un’escursione, una giornata al mare, una battuta di pesca o qualsiasi attività all’aperto è opportuno consultare i bollettini meteorologici e osservare anche l’evoluzione locale del cielo.
La presenza di nubi molto sviluppate verticalmente, soprattutto in giornate calde e afose, deve essere considerata un segnale di attenzione. Se il cielo tende a scurirsi rapidamente e iniziano lampi o tuoni, rinviare un’escursione o abbandonare una zona esposta non significa essere eccessivamente prudenti: in questi casi il tempo disponibile per mettersi in sicurezza può ridursi in pochi minuti.
Anche l’assenza di pioggia non deve trarre in inganno. Una nube temporalesca può produrre fulmini anche senza precipitazioni e le scariche possono raggiungere aree poste a diversi chilometri dal centro del temporale.
Se senti un tuono sei già in una zona di pericolo
Vedere un lampo può significare che il temporale è ancora relativamente lontano, ma sentire il tuono indica che la perturbazione è abbastanza vicina da rappresentare un rischio concreto. La Protezione Civile raccomanda quindi di raggiungere rapidamente un edificio chiuso o, in assenza di alternative, un’automobile con portiere e finestrini chiusi.
Dopo l’ultimo tuono non bisogna tornare immediatamente all’aperto: la raccomandazione è di attendere almeno 30 minuti, perché possono verificarsi scariche anche quando il temporale sembra ormai allontanarsi.
In montagna: scendere subito di quota
La montagna è uno degli ambienti più pericolosi durante un temporale. Creste, vette e punti esposti rendono le persone possibili bersagli delle scariche, soprattutto quando rappresentano l’elemento più alto dell’area circostante.
Se il temporale sopraggiunge mentre si è in quota, la Protezione Civile raccomanda di scendere immediatamente, evitando creste, sommità e percorsi attrezzati con funi, scale o altre strutture metalliche. Le eventuali ascensioni in parete devono essere interrotte e, quando possibile, è preferibile procedere verso quote più basse sfruttando avvallamenti del terreno, purché non esposti al rischio di allagamenti improvvisi.
Se si è in gruppo, non bisogna tenersi per mano e sarebbe opportuno mantenere una distanza di almeno dieci metri tra una persona e l’altra, in modo da ridurre il rischio che un’unica scarica coinvolga contemporaneamente più individui.
Se non esiste un riparo immediatamente raggiungibile, la posizione raccomandata è accovacciata con i piedi uniti, riducendo il più possibile il contatto con il terreno. Non bisogna invece sdraiarsi, perché aumentando la superficie di contatto cresce la possibilità che una corrente dispersa nel suolo attraversi il corpo.
Mai ripararsi sotto un albero isolato
Uno degli errori più comuni è cercare rifugio sotto un albero. È invece una delle scelte più pericolose, perché gli alberi, soprattutto se isolati e più alti rispetto all’ambiente circostante, rappresentano bersagli privilegiati dei fulmini.
La stessa cautela vale per pali, tralicci, recinzioni estese e strutture appuntite. Il rischio non dipende semplicemente dal fatto che siano metallici, ma soprattutto dalla loro forma, altezza e capacità di condurre una scarica qualora vengano colpiti.
Il metallo, infatti, non attira i fulmini. Piccoli oggetti come chiavi, orologi o gioielli non aumentano di per sé la probabilità di essere colpiti. Il problema nasce quando si entra in contatto con grandi strutture metalliche, come ringhiere, recinzioni, gradinate, scale o funi, perché possono trasmettere la corrente a distanza.
Al mare o al lago bisogna uscire immediatamente dall’acqua
L’acqua è un ottimo conduttore e può trasmettere la corrente anche a distanza dal punto in cui il fulmine si abbatte. Per questo, al primo segnale di temporale bisogna uscire immediatamente dal mare, dal lago o dalla piscina e allontanarsi dalla riva.
Le spiagge sono particolarmente esposte anche perché sono ambienti ampi e piatti: una persona in piedi può diventare l’elemento più sporgente del territorio circostante. Ombrelli, ombrelloni e canne da pesca devono essere abbandonati perché, per forma e altezza, possono aumentare il rischio.
La scelta migliore è raggiungere rapidamente un edificio chiuso o un’automobile. Se ciò non è possibile, bisogna cercare di ridurre la propria altezza, rimanendo accovacciati e lontani dall’acqua e dagli oggetti appuntiti.
L’automobile è uno dei ripari più sicuri
Una vettura con carrozzeria metallica rappresenta generalmente un rifugio sicuro grazie all’effetto di gabbia di Faraday: la corrente tende a distribuirsi sulla superficie esterna del veicolo senza attraversarne l’abitacolo.
Portiere e finestrini devono però rimanere chiusi e durante il temporale è opportuno evitare il contatto con parti metalliche dell’abitacolo. L’idea che siano gli pneumatici a proteggere il veicolo è fuorviante: è soprattutto la struttura metallica della carrozzeria a svolgere la funzione protettiva.
In campeggio la tenda non è un luogo sicuro
La Protezione Civile considera le tende inadatte a proteggere dai fulmini. Durante un temporale è preferibile raggiungere una struttura in muratura, come i servizi del campeggio, oppure rifugiarsi in automobile.
Se non esistono alternative e si è costretti a rimanere in tenda, bisogna evitare di toccare paletti e strutture metalliche, allontanarsi da eventuali apparecchi collegati alla rete elettrica e cercare di isolarsi dal terreno con materiale non conduttore.
Una precisazione riguarda camper e roulotte: la loro sicurezza dipende dalla struttura. I mezzi con una vera carrozzeria metallica possono offrire protezione simile a quella di un’automobile, mentre strutture non metalliche non devono essere considerate automaticamente sicure.
Anche in casa servono alcune precauzioni
Un edificio chiuso riduce fortemente il rischio, ma non lo elimina completamente. Durante un temporale è consigliabile non utilizzare telefoni fissi o apparecchi collegati alla rete elettrica, evitare di toccare tubature e altri elementi metallici connessi all’esterno e rimandare docce, bagni o attività che comportino il contatto con l’acqua.
È inoltre preferibile scollegare televisori, computer ed elettrodomestici e rimanere lontani da porte e finestre. Balconi, gazebo, tettoie, verande e padiglioni aperti non devono invece essere considerati ripari sicuri.
Il telefono cellulare può essere utilizzato all’interno dell’abitazione: il rischio riguarda soprattutto il telefono fisso collegato via cavo, perché un’eventuale scarica può propagarsi attraverso la linea.
Il cellulare all’aperto non “attira” il fulmine
Sul telefono cellulare le indicazioni più recenti della Protezione Civile aiutano anche a correggere una convinzione diffusa. Non è il piccolo dispositivo metallico in sé ad attirare la scarica; il fattore decisivo è piuttosto trovarsi esposti in un luogo aperto e rappresentare un punto elevato rispetto all’ambiente circostante.
Se si è all’aperto durante un temporale, quindi, il vero obiettivo non deve essere spegnere il telefono, ma raggiungere al più presto un riparo sicuro.
In barca il rischio resta elevato
Le piccole imbarcazioni non offrono la protezione garantita da un edificio o da un’automobile. Se si è vicini a un porto, la soluzione migliore è attraccare il prima possibile. L’albero di una barca rappresenta un elemento particolarmente esposto e bisogna mantenersi lontani da esso e da altre parti metalliche estese.
Canoe, piroghe e piccole barche, anche se coperte, non devono essere considerate rifugi sicuri. In presenza di un temporale la priorità rimane raggiungere la terraferma e un riparo chiuso.
Se qualcuno viene colpito, soccorrerlo subito
Quando una persona viene raggiunta da un fulmine, l’intervento deve essere immediato. Come ricorda la Protezione Civile, il corpo non conserva alcuna carica elettrica, quindi il soccorritore non corre il rischio di essere folgorato semplicemente toccando la vittima.
La fulminazione può provocare arresto cardiaco o respiratorio e il tempo diventa quindi determinante. È necessario attivare immediatamente il sistema di emergenza e, se la persona non respira normalmente, iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare secondo la propria formazione, utilizzando un defibrillatore semiautomatico quando disponibile.
Due tragedie che ricordano quanto il rischio sia concreto
Gli episodi degli ultimi giorni rendono particolarmente attuali queste indicazioni. Sull’Etna un turista statunitense di 30 anni è stato sorpreso da un violento temporale durante un’escursione e, nonostante i soccorsi e il successivo trasferimento all’ospedale Cannizzaro di Catania, è deceduto.
In Alto Adige, invece, un escursionista è stato trovato senza vita nella zona del Piz Starlex, a circa 2.600 metri di quota, dopo che l’ultimo contatto telefonico era avvenuto dalla cima mentre un temporale si stava avvicinando. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato colpito da un fulmine durante la discesa.
A questi casi si aggiunge quello dello scout colpito alcuni giorni fa sul Monte Livata e ricoverato al Policlinico Gemelli, fortunatamente in miglioramento.
Tre episodi diversi che hanno un elemento comune: il temporale non lascia sempre il tempo che immaginiamo di avere.
La regola più importante: non aspettare che il temporale sia sopra di noi
Le indicazioni dell’ISS e della Protezione Civile convergono quindi su un principio fondamentale: la prevenzione inizia prima della prima scarica.
Controllare le previsioni, osservare il cielo, abbandonare tempestivamente i luoghi esposti e raggiungere un riparo quando si sentono i primi tuoni sono comportamenti molto più efficaci che cercare una soluzione quando il temporale è già arrivato.
Il fulmine può colpire anche a diversi chilometri dalla parte più intensa della perturbazione, può scaricarsi quando ancora non piove e può raggiungere persone che ritengono di essere sufficientemente lontane dal temporale.
Per questo, soprattutto in montagna e al mare, la prudenza deve precedere l’emergenza. Rinunciare a una cima, uscire dall’acqua o interrompere un’escursione qualche minuto prima può sembrare eccessivo quando il cielo non è ancora completamente scuro. Ma quando si parla di fulmini, l’eccesso di cautela può essere esattamente ciò che evita una tragedia.
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