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L’IA può aiutare a sviluppare armi biologiche? I cinque casi scoperti da Anthropic

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 28/09/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Nel nuovo rapporto sulla sicurezza, Anthropic descrive cinque casi nei quali i suoi modelli Claude sarebbero stati utilizzati per attività di ricerca che, pur potendo avere finalità scientifiche legittime, avrebbero potuto contribuire anche allo sviluppo di capacità biologiche pericolose. Tra gli ambiti individuati compaiono virus, tossine e ricerca “dual use”. L’azienda ha bloccato gli account coinvolti e rafforzato i sistemi di sicurezza, ma precisa che i casi osservati non dimostrano l’imminenza di una minaccia biologica generata dall’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento capace di accelerare non soltanto la ricerca biomedica, ma anche attività potenzialmente utilizzabili per sviluppare minacce biologiche. È uno degli aspetti più delicati che emerge dal nuovo rapporto di threat intelligence pubblicato da Anthropic, la società che sviluppa Claude, nel quale vengono descritti cinque casi di utilizzo dei suoi modelli in attività che, secondo l’azienda, avrebbero potuto contribuire allo sviluppo di armi biologiche o di conoscenze utilizzabili in questo ambito.

Non significa che Claude abbia progettato autonomamente un’arma biologica, né che Anthropic abbia documentato la realizzazione di un’arma grazie all’IA. La stessa società usa una formulazione molto più prudente: parla di cinque casi di soggetti che hanno utilizzato i modelli in modi che “potrebbero supportare” lo sviluppo di armi biologiche e sottolinea la difficoltà di distinguere, soprattutto nella ricerca scientifica avanzata, tra attività con finalità terapeutiche e attività potenzialmente pericolose.

È proprio questa zona grigia, definita dual use, a rappresentare uno dei problemi più complessi. Le stesse informazioni che possono contribuire allo sviluppo di un vaccino, di una terapia o alla comprensione di un agente patogeno possono, in determinate circostanze, essere impiegate per renderlo più pericoloso. Anthropic riconosce esplicitamente questa ambivalenza e precisa di non sostenere che gli scienziati descritti nei casi analizzati avessero necessariamente intenzioni malevole.

Cinque casi che accendono l’attenzione sulla biosicurezza

Il rapporto riguarda complessivamente attività individuate e interrotte tra dicembre 2025 e agosto 2026. Anthropic afferma di avere rilevato tentativi di abuso dei propri modelli in sette grandi aree: operazioni informatiche, campagne di influenza, sorveglianza, truffe e frodi, uso improprio in campo biologico, sviluppo di armi convenzionali e distillazione illecita di modelli. Gli attori individuati comprenderebbero gruppi sospettati di legami con Stati, criminali con finalità economiche, produttori di spyware, istituzioni impegnate nella propaganda e soggetti politicamente motivati.

È però il capitolo relativo alla biologia ad avere alcune delle implicazioni più sensibili. Anthropic sostiene che i modelli di frontiera stanno diventando progressivamente più capaci di assistere gli scienziati in attività complesse e che, mentre per modelli precedenti l’azienda riteneva di poter escludere un contributo significativo a ricerche biologiche pericolose condotte da utenti esperti, per i sistemi più recenti questa certezza sarebbe venuta meno. È per questo che l’azienda dichiara di aver introdotto protezioni più severe sulle richieste biologiche considerate ad alto rischio.

Dalla chikungunya all’influenza aviaria: la difficile frontiera della ricerca “dual use”

Uno dei casi descritti riguarda una richiesta di assistenza relativa a un progetto di ricerca sul virus chikungunya. Il lavoro prevedeva ricerca gain-of-function, cioè modificazioni finalizzate a produrre caratteristiche biologiche nuove o potenziate, con particolare attenzione alla trasmissibilità e alla capacità di eludere la risposta immunitaria. Secondo Anthropic, il proprio sistema di sicurezza avrebbe bloccato le richieste considerate più problematiche; l’indagine successiva avrebbe inoltre individuato l’utilizzo di infrastrutture e servizi intermediari finalizzati ad aggirare restrizioni geografiche e sistemi di controllo.

La delicatezza del caso sta proprio nella duplice possibile destinazione della ricerca. Comprendere meglio il comportamento del virus potrebbe essere utile per sviluppare vaccini e terapie, ma le stesse conoscenze potrebbero teoricamente essere sfruttate per aumentarne la pericolosità. Anthropic riferisce di aver bloccato gli account associati e di aver collaborato con altri soggetti per interrompere alcune delle infrastrutture utilizzate per aggirare le restrizioni.

Un secondo caso riguarda invece una ricerca sull’influenza aviaria ad alta patogenicità, concentrata sull’adattamento del virus ai mammiferi e sui meccanismi associati alla malattia grave. Il ricercatore avrebbe utilizzato Claude per diverse settimane, chiedendo assistenza nell’ideazione e progettazione dello studio, nell’analisi dei dati e nell’interpretazione e prioritizzazione degli esperimenti.

Anthropic precisa tuttavia che le protezioni applicate ai modelli più avanzati avrebbero impedito l’accesso alle capacità maggiormente sensibili, costringendo l’utente a interagire con modelli più deboli. Secondo la valutazione della stessa società, il contributo effettivamente fornito da Claude in questo caso sarebbe stato limitato soprattutto ad attività di supporto nell’analisi dei dati, ideazione e progettazione dello studio, e sarebbe stato significativamente inferiore a quello potenzialmente ottenibile utilizzando modelli più potenti.

Un progetto sui virus della famiglia del vaiolo

Il terzo caso descritto da Anthropic riguarda la preparazione di una proposta di ricerca sugli orthopoxvirus, famiglia alla quale appartengono virus di particolare rilevanza sanitaria. Secondo il rapporto, un modello Claude Opus sarebbe stato utilizzato per contribuire alla stesura di una domanda di finanziamento scientifico, comprendente ipotesi di ricerca, disegno sperimentale, pianificazione statistica e strategie alternative.

In questo caso il sistema non avrebbe bloccato le richieste perché la ricerca era presentata in un contesto compatibile con finalità scientifiche e riguardava un ambito intrinsecamente dual use. Ed è proprio questa circostanza a mostrare uno dei limiti dei filtri automatici: non sempre è possibile dedurre l’intenzione dell’utilizzatore dal contenuto scientifico di una richiesta, soprattutto quando la stessa conoscenza può servire sia a ridurre la pericolosità di un agente biologico sia, potenzialmente, a comprenderne o preservarne caratteristiche dannose.

Veleni e tossine: quando la stessa molecola può diventare terapia o minaccia

Gli ultimi due casi riguardano veleni e tossine non trasmissibili. In uno, un ricercatore avrebbe utilizzato Claude per costruire un atlante di peptidi provenienti da diverse specie velenose e successivamente sviluppare un sistema generativo destinato a ottimizzarne alcune caratteristiche. La finalità dichiarata comprendeva lo sviluppo di nuovi analgesici, antidepressivi e altre molecole terapeutiche, ma il database includeva anche strutture associate a bersagli paralizzanti e quindi potenzialmente utilizzabili per finalità dannose.

Nel quinto caso, invece, Claude sarebbe stato utilizzato nell’ambito di progetti dedicati alla riprogettazione computazionale di diverse tossine. Il rapporto riferisce inoltre che, nella preparazione di documenti periodici sullo stato di avanzamento della ricerca, sarebbe stato chiesto al modello di mantenere volutamente vaghe alcune descrizioni relative alle proteine e alle tossine studiate. Anthropic afferma di aver successivamente bloccato gli account coinvolti.

Il problema: la stessa informazione può servire a creare un vaccino o essere usata per fare danno

È qui che emerge il nodo scientifico ed etico più difficile. La biologia è per sua natura un settore nel quale molte conoscenze sono dual use. Studiare come un virus elude il sistema immunitario può permettere di costruire un vaccino migliore; comprendere quali mutazioni ne aumentano l’adattamento a un nuovo ospite può consentire di intercettare precocemente una variante emergente, ma la stessa informazione potrebbe teoricamente essere utilizzata in direzione opposta.

Anthropic osserva quindi che un sistema di sicurezza basato esclusivamente sull’analisi della domanda formulata dall’utente potrebbe non essere sufficiente. Una richiesta apparentemente legittima può inserirsi in un progetto più ampio e avere un significato differente quando viene valutata insieme al contesto, all’identità dell’organizzazione, alle modalità di accesso e agli eventuali tentativi di aggirare i controlli.

Questo spiega perché la società ritenga necessario combinare filtri sui contenuti, controlli sugli account, segnali istituzionali e programmi di accesso verificato per le capacità biologiche più avanzate, anziché affidarsi esclusivamente al riconoscimento automatico delle richieste pericolose.

Anthropic: non è la prova che una minaccia biologica sia imminente

La precisazione forse più importante arriva nelle conclusioni del rapporto. Anthropic afferma esplicitamente di non considerare questi casi come prova dell’imminenza di minacce biologiche attualmente potenziate da Claude. Li interpreta piuttosto come un segnale del fatto che programmi di ricerca significativi e potenzialmente dual use, alcuni associati secondo l’azienda ad attori statali considerati di interesse, cercano già di utilizzare modelli avanzati e in alcuni casi tentano di aggirarne i controlli.

La distinzione è essenziale. Non siamo di fronte alla dimostrazione che un chatbot abbia autonomamente sviluppato un nuovo patogeno o consentito la costruzione di un’arma biologica. Il rapporto documenta invece un fenomeno più sottile: ricercatori impegnati in attività scientifiche sensibili stanno già cercando di integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi di ricerca, e la crescita delle capacità dei modelli potrebbe progressivamente aumentare il contributo che questi sistemi sono in grado di fornire.

Non solo biologia: Claude utilizzato anche per armi convenzionali e operazioni cyber

La biosicurezza rappresenta soltanto una parte del rapporto. Anthropic descrive anche casi di utilizzo dei propri modelli per operazioni informatiche, sorveglianza, campagne di influenza, truffe e attività connesse allo sviluppo di armamenti convenzionali. L’azienda riferisce di avere individuato e interrotto queste attività e di avere utilizzato le informazioni raccolte per rafforzare le proprie protezioni.

Una ricerca separata pubblicata dalla società il 10 settembre mostra inoltre che, in alcuni compiti relativi all’intelligence militare e agli armamenti convenzionali, i modelli più avanzati possono già svolgere attività che in passato richiedevano competenze umane altamente specializzate. Anche in questo caso Anthropic indica questi risultati come motivazione per rafforzare i sistemi destinati a impedire utilizzi impropri.

Anche Google Cloud ha recentemente segnalato un’evoluzione nell’uso ostile dell’intelligenza artificiale, osservando il passaggio da semplici interrogazioni dei modelli a flussi di lavoro più automatizzati e “agentici”, capaci di comprimere i tempi delle operazioni informatiche.

Negli Stati Uniti cresce anche il confronto politico sulla sicurezza dell’IA

Questi rapporti si inseriscono in un confronto politico più ampio sulla velocità con cui stanno evolvendo i modelli più potenti. Il 23 settembre 2026, il senatore indipendente Bernie Sanders e il deputato democratico Greg Casar hanno presentato una proposta legislativa, il Ban Artificial Superintelligence Act, che punta a vietare lo sviluppo e l’impiego della cosiddetta superintelligenza artificiale e a sospendere temporaneamente lo sviluppo dell’IA avanzata fino alla definizione di un sistema federale di regolamentazione, test e supervisione. La proposta prevede inoltre la creazione di un nuovo Dipartimento federale dedicato all’intelligenza artificiale. Si tratta, allo stato attuale, di una proposta politica e legislativa, non di un divieto già in vigore.

Sul fronte opposto del dibattito, l’amministrazione Trump ha sottolineato soprattutto il valore strategico della leadership statunitense nell’intelligenza artificiale e i rischi geopolitici derivanti da un rallentamento unilaterale dello sviluppo tecnologico. Il confronto resta quindi aperto tra chi ritiene prioritaria una maggiore cautela nell’evoluzione dei sistemi più avanzati e chi pone l’accento sulla competizione internazionale e sulla necessità di non perdere il vantaggio tecnologico.

Il confine tra progresso scientifico e rischio diventa sempre più sottile

Il rapporto Anthropic mette quindi in evidenza una questione destinata a diventare centrale anche per medicina, ricerca biomedica e sanità pubblica. L’intelligenza artificiale può accelerare la progettazione di proteine, l’analisi di grandi quantità di dati biologici, la ricerca farmacologica e la comprensione dei meccanismi delle malattie. Ma proprio l’aumento di queste capacità rende più difficile separare nettamente gli utilizzi benefici da quelli potenzialmente dannosi.

Il problema non è dunque soltanto impedire a un utente di digitare esplicitamente una richiesta per costruire un’arma biologica. Nei contesti scientifici più avanzati, la stessa informazione può essere legittima o pericolosa a seconda dello scopo, del soggetto che la utilizza e del progetto nel quale viene inserita.

I cinque casi descritti da Anthropic non dimostrano che l’intelligenza artificiale abbia già reso possibile la produzione di nuove armi biologiche. Mostrano però, secondo l’azienda, che la frontiera tra ricerca scientifica assistita dall’IA e biosicurezza è già diventata concreta. E con modelli progressivamente più capaci, la questione non riguarderà soltanto le aziende tecnologiche: coinvolgerà sempre di più laboratori, istituzioni sanitarie, ricercatori, governi e organismi chiamati a definire le regole della ricerca biologica del futuro.