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Cuore e ictus, un decesso su tre in Europa: Italia oltre 100mila angioplastiche

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 30/09/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Le malattie del sistema circolatorio restano la principale causa di morte nell’Unione europea. Secondo Eurostat, nel 2022 hanno provocato 1,68 milioni di decessi, pari al 32,7% di tutte le morti. Fortissime le differenze tra Paesi, sesso ed età. Sul fronte dell’assistenza, nel 2023 sono state effettuate nell’UE circa 1,11 milioni di angioplastiche coronariche e l’Italia, insieme a Germania e Francia, è stata tra i soli tre Paesi europei a superare le 100.000 procedure.

Quasi un decesso su tre nell’Unione europea è dovuto a una malattia del sistema circolatorio. Infarto, cardiopatia ischemica, ictus e altre patologie cardiovascolari continuano a rappresentare un enorme problema di sanità pubblica, nonostante i progressi compiuti nella prevenzione, nella diagnosi e nei trattamenti.

A fotografare la situazione è Eurostat, che nella sua analisi sulle malattie cardiovascolari mette insieme i dati sulla mortalità e sulle principali procedure eseguite nei sistemi sanitari europei. Nel 2022 nell’UE sono stati registrati 1,68 milioni di decessi per malattie del sistema circolatorio, equivalenti al 32,7% di tutte le morti. Una quota nettamente superiore a quella attribuita alle neoplasie maligne, che nello stesso anno rappresentavano il 22,3% dei decessi.

Dietro la definizione di malattie del sistema circolatorio si trova un insieme molto ampio di condizioni che interessano cuore e vasi sanguigni. Tra le più frequenti figurano le cardiopatie ischemiche, nelle quali rientra l’infarto, e le malattie cerebrovascolari, che comprendono l’ictus. L’aterosclerosi rappresenta uno dei principali processi patologici alla base di molte di queste condizioni.

In Europa 1,68 milioni di morti in un solo anno

Il peso delle patologie cardiovascolari non è distribuito uniformemente all’interno dell’Unione. Nel 2022 le malattie del sistema circolatorio hanno rappresentato oltre la metà di tutti i decessi in Bulgaria, Romania, Lituania e Lettonia. All’estremo opposto, sono state responsabili di meno di un quarto delle morti a Cipro, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Danimarca; proprio la Danimarca ha registrato la quota più bassa, pari al 20,5%.

Per confrontare correttamente Paesi con strutture demografiche diverse, tuttavia, è necessario guardare soprattutto ai tassi standardizzati di mortalità, che correggono l’effetto delle differenze nella distribuzione per età.

Nel complesso dell’UE, il tasso standardizzato di mortalità per le malattie del sistema circolatorio nel 2022 è stato di 336,4 decessi ogni 100.000 abitanti, contro 234,7 per 100.000 per i tumori.

FOCUS ITALIA – Oltre 100mila angioplastiche coronariche in un anno

Nel quadro europeo, l’Italia emerge in particolare per il volume delle procedure di angioplastica coronarica. Secondo Eurostat, nel 2023 nell’Unione europea sono state effettuate complessivamente circa 1,11 milioni di angioplastiche coronariche transluminali nei 26 Paesi per i quali erano disponibili dati recenti.

La Germania, con oltre 326.500 procedure, ha rappresentato da sola circa il 29% del totale europeo. Ma Eurostat evidenzia un altro elemento significativo: Francia e Italia sono stati gli unici altri due Paesi dell’Unione a superare le 100.000 angioplastiche coronariche nell’anno.

Il dato deve naturalmente essere interpretato tenendo conto della numerosità della popolazione e non può essere utilizzato, da solo, come indicatore della prevalenza delle malattie cardiovascolari o della qualità dell’assistenza. Eurostat distingue infatti i numeri assoluti dai tassi rapportati alla popolazione: il valore più elevato di angioplastiche ogni 100.000 abitanti è stato registrato in Croazia, con 545 procedure, seguita dalla Bulgaria con 432 e dalla Germania con 392,1.

Per l’Italia, tuttavia, il superamento delle 100.000 procedure annuali restituisce la dimensione concreta dell’attività che le patologie coronariche generano all’interno del sistema sanitario: dall’emergenza-urgenza alla cardiologia interventistica, passando per UTIC, degenza cardiologica, riabilitazione e successivo follow-up territoriale.

Ed è un percorso nel quale il ruolo infermieristico attraversa praticamente tutte le fasi dell’assistenza: riconoscimento precoce dei sintomi e dei segni di instabilità, monitoraggio, preparazione alla procedura, assistenza durante il ricovero, sorveglianza delle complicanze, educazione terapeutica e prevenzione secondaria.

L’Italia nel gruppo dei grandi sistemi europei per attività interventistica

Il dato italiano assume ancora più significato se confrontato con il quadro generale. Dei 26 Paesi dell’Unione considerati da Eurostat per questa procedura, soltanto Germania, Francia e Italia hanno oltrepassato la soglia delle 100.000 angioplastiche coronariche.

Non significa che questi siano automaticamente i Paesi con il rischio cardiovascolare più elevato. Il numero delle procedure dipende infatti da molte variabili: dimensione della popolazione, prevalenza delle patologie, organizzazione della rete cardiologica, criteri clinici di trattamento, capacità diagnostica, disponibilità dei laboratori di emodinamica e modalità di registrazione dei dati.

È quindi più corretto leggere il dato come un indicatore dell’elevato volume assistenziale e interventistico affrontato dal sistema sanitario italiano piuttosto che come una graduatoria del rischio cardiovascolare.

Tra Bulgaria e Francia una differenza di oltre sei volte nella mortalità

Sul versante della mortalità, le disuguaglianze europee sono ancora più evidenti. Nel 2022 il tasso standardizzato di mortalità per malattie del sistema circolatorio registrato in Bulgaria era 6,3 volte quello della Francia.

Restringendo l’analisi alle malattie cerebrovascolari, tra le quali rientra l’ictus, il divario aumenta ulteriormente. I tassi più elevati sono stati osservati in Bulgaria, Lettonia, Romania e Lituania, mentre quello più basso è stato registrato in Francia. Il tasso bulgaro era 7,7 volte quello francese.

Numeri che mostrano quanto il rischio cardiovascolare e i suoi esiti rimangano disomogenei all’interno dell’Unione. Eurostat ricorda che l’andamento della mortalità può essere influenzato da molteplici fattori, tra cui i cambiamenti negli stili di vita, la riduzione del fumo, il miglioramento dello screening dei fattori di rischio e l’evoluzione delle terapie farmacologiche e delle procedure chirurgiche.

Dopo i 65 anni la mortalità cardiovascolare aumenta drasticamente

L’età rappresenta uno dei fattori che incidono maggiormente sui dati. Nel 2022 il tasso standardizzato di mortalità per malattie del sistema circolatorio nella popolazione europea di 65 anni e oltre era 39 volte quello osservato tra le persone con meno di 65 anni.

La differenza è particolarmente significativa se confrontata con la mortalità generale: considerando tutte le cause di morte, il tasso tra gli over 65 era 22 volte quello della popolazione sotto i 65 anni. Per le patologie del sistema circolatorio, quindi, il divario associato all’età risulta molto più pronunciato.

In un’Europa caratterizzata da un progressivo invecchiamento demografico, il dato rende ancora più rilevanti prevenzione cardiovascolare, diagnosi precoce e gestione della cronicità, soprattutto nella popolazione anziana e nei soggetti con più fattori di rischio.

Mortalità più alta negli uomini

Anche il sesso mostra differenze importanti. Nell’UE il tasso standardizzato di mortalità per malattie del sistema circolatorio negli uomini era circa 1,4 volte quello delle donne e risultava superiore nella popolazione maschile in tutti i Paesi dell’Unione.

Il divario aumenta considerando le cardiopatie ischemiche: nel 2022 il tasso standardizzato europeo degli uomini era 1,9 volte quello delle donne.

Le differenze assolute più ampie tra i sessi per la mortalità da malattie del sistema circolatorio sono state osservate in Bulgaria e Lettonia, rispettivamente con 449 e 423 decessi per 100.000 abitanti di differenza, mentre il divario più contenuto è stato registrato a Cipro.

Cardiopatia ischemica, i tassi più elevati in Lituania

Uno degli approfondimenti Eurostat riguarda specificamente la cardiopatia ischemica, categoria che comprende le condizioni nelle quali l’apporto di sangue al muscolo cardiaco risulta compromesso e nella quale rientra anche l’infarto.

Nel 2022 la Lituania ha registrato il più alto tasso standardizzato di mortalità per cardiopatia ischemica sia negli uomini sia nelle donne: 622,4 decessi per 100.000 uomini e 378,5 per 100.000 donne.

Tra gli uomini seguivano Lettonia, Ungheria, Slovacchia e Romania; tra le donne, Slovacchia, Ungheria, Lettonia e Romania. I valori più bassi sono stati invece osservati in Francia.

Prevenzione e diagnosi precoce restano decisive

I dati sulla mortalità non possono essere separati dal tema della prevenzione. Eurostat richiama infatti il possibile ruolo dei cambiamenti negli stili di vita, della riduzione del numero dei fumatori, del miglioramento dello screening dei fattori di rischio e dell'evoluzione delle terapie e delle procedure nel modificare nel tempo il numero dei decessi associati alle patologie del sistema circolatorio.

È qui che il dato epidemiologico diventa un problema assistenziale. Intercettare precocemente i fattori di rischio e garantire continuità nel monitoraggio significa cercare di intervenire prima che una condizione cardiovascolare si traduca in un evento acuto.

Per gli infermieri questo significa lavorare non soltanto nel momento dell’emergenza, ma anche nella prevenzione, nell’educazione sanitaria, nel monitoraggio dei pazienti cronici, nell’aderenza terapeutica e nella prevenzione secondaria dopo un evento cardiovascolare.

Nell’UE circa 1,11 milioni di angioplastiche nel 2023

L’angioplastica coronarica rappresenta una delle procedure più frequentemente utilizzate nel trattamento della malattia coronarica. Nel 2023, considerando i 26 Paesi dell’UE per i quali Eurostat disponeva di dati, ne sono state effettuate circa 1,11 milioni, oltre 51.600 in più rispetto al confronto con il 2018, escludendo dal calcolo della variazione Lettonia e Slovacchia per indisponibilità dei relativi dati del 2018.

In termini relativi, il numero di angioplastiche per 100.000 abitanti è aumentato in 13 Paesi dell’Unione. Il maggiore incremento, esclusa Cipro per una discontinuità nella serie, è stato registrato in Bulgaria, con un aumento di 184,6 procedure per 100.000 abitanti tra il 2018 e il 2023.

Il quadro europeo mostra quindi un ricorso molto ampio alla cardiologia interventistica, ma con differenze importanti tra i sistemi sanitari.

I bypass diminuiscono: circa 140mila nel 2023

La tendenza appare differente per il bypass aorto-coronarico. Nel 2023 sono stati eseguiti nell’UE circa 140.100 interventi, considerando le specifiche differenze nell’anno di riferimento segnalate da Eurostat per alcuni Paesi. Rispetto al 2018, si tratta di circa 17.000 bypass in meno.

Rapportando gli interventi alla popolazione, il numero di bypass è diminuito in tutti i Paesi dell’UE tranne quattro: Cipro, Irlanda, Lussemburgo e Romania, con le cautele metodologiche indicate da Eurostat per alcune serie.

La Germania ha registrato il maggior numero assoluto, con oltre 38.000 interventi, mentre il tasso più elevato rispetto alla popolazione è stato osservato a Cipro, con 68,8 procedure per 100.000 abitanti, ma con dati limitati al settore pubblico. Seguivano Croazia, Belgio e Lituania. La frequenza più bassa è stata invece registrata in Spagna, con 15,5 procedure ogni 100.000 abitanti.

Un decesso su tre: la sfida non si gioca soltanto in ospedale

La fotografia di Eurostat restituisce quindi due realtà parallele. Da un lato, la medicina cardiovascolare dispone oggi di procedure e trattamenti capaci di intervenire rapidamente su condizioni che possono mettere in pericolo la vita; dall’altro, 1,68 milioni di decessi in un anno e il 32,7% dell’intera mortalità europea mostrano quanto le malattie del sistema circolatorio continuino a pesare sulla salute della popolazione.

Per l’Italia, il superamento delle 100.000 angioplastiche coronariche nel 2023 rende ancora più evidente la dimensione assistenziale del problema. Ma la risposta alle malattie cardiovascolari non può iniziare in emodinamica: deve partire molto prima, dalla prevenzione e dall’individuazione del rischio, e proseguire dopo l’evento con riabilitazione, controllo dei fattori di rischio, aderenza alla terapia e continuità delle cure.

In questa catena assistenziale l’infermiere occupa una posizione trasversale, dall’emergenza cardiologica alla terapia intensiva, dalla degenza al territorio, fino all’educazione del paziente e della famiglia.

Il dato più forte rimane però quello che apre l’analisi Eurostat: nell’Unione europea quasi una morte su tre è ancora attribuita alle malattie del sistema circolatorio. Una dimensione che rende la prevenzione cardiovascolare non soltanto un obiettivo clinico, ma una delle principali sfide organizzative e assistenziali dei sistemi sanitari europei.