Dove lavorano gli infermieri della Campania? NurSind lancia l’operazione 500mila ore
Il sindacato delle professioni infermieristiche propone una ricognizione regionale degli infermieri impiegati in attività non assistenziali: nello scenario centrale circa 350 professionisti potrebbero generare 525mila ore l’anno da destinare soprattutto a territorio e domicilio
di Giuseppe Provinzano
"La carenza di infermieri non si misura soltanto contando quanti professionisti mancano negli organici. C’è un’altra domanda, forse ancora più scomoda, che riguarda come vengono utilizzati quelli già presenti nel Servizio sanitario. È da questo punto che parte la proposta del NurSind Campania, che porta sul tavolo della Regione un progetto destinato ad aprire una discussione importante sull'organizzazione del personale: verificare quanti infermieri siano oggi impegnati prevalentemente in CUP, uffici, segreterie, front-office e altre attività non direttamente assistenziali e capire quanta parte di questa professionalità possa essere riportata, con tutte le necessarie garanzie, accanto ai pazienti".
NurSind: "500mila ore di assistenza riportando gli infermieri accanto ai pazienti"
CASERTA, 05/10/2026 - La proposta ha un nome che sintetizza l'obiettivo: “Portiamo a casa del paziente le cure – Operazione 500.000 ore di assistenza”. A lanciarla è la Segreteria regionale NurSind Campania, guidata dal segretario regionale Antonio Eliseo, attraverso una nota indirizzata alla Presidenza della Regione, alla Direzione generale per la Tutela della Salute e ai direttori generali delle aziende sanitarie, ospedaliere e ospedaliero-universitarie campane.
Il punto di partenza è netto: prima di limitarsi a quantificare la carenza di infermieri, secondo il sindacato occorre fotografare con precisione dove e come vengono utilizzati i professionisti già dipendenti del Servizio sanitario regionale.
Non si tratta, però, di ipotizzare trasferimenti generalizzati. Il documento precisa che un infermiere impiegato in un CUP, in un ufficio o in un'attività amministrativa non può essere considerato automaticamente riallocabile. Ogni situazione dovrebbe essere valutata singolarmente, tenendo conto delle prescrizioni e delle limitazioni individuali, delle attività che richiedono realmente competenze infermieristiche e della necessità di garantire la continuità dei servizi.
«Prima di chiedere soltanto quanti infermieri mancano, chiediamo dove sono utilizzati quelli che già abbiamo».
È questo il messaggio politico e organizzativo con cui il NurSind prova a cambiare prospettiva sul problema della carenza di personale.
Fino a 525mila ore nello scenario centrale
Uno degli elementi più significativi della proposta riguarda le dimensioni potenziali dell'operazione. Il sindacato chiarisce che, in assenza di un censimento regionale pubblico degli infermieri stabilmente impegnati in servizi non assistenziali, i numeri indicati rappresentano stime progettuali da verificare e non personale già individuato come disponibile.
Lo scenario prudenziale ipotizza circa 200 FTE recuperabili, equivalenti a circa 300mila ore annue. Quello centrale, che costituisce la base dell'“Operazione 500.000 ore”, considera circa 350 FTE e 525mila ore l'anno. Nello scenario più alto si arriverebbe invece a circa 550 FTE e 825mila ore. La simulazione iniziale è costruita assumendo 1.500 ore annue programmabili per FTE, valore che dovrà poi essere verificato sulla base delle condizioni effettive di lavoro.
Numeri che, se confermati dalla ricognizione, potrebbero trasformarsi in una quantità rilevante di assistenza restituita ai cittadini.
ADI, infermieri di famiglia, COT e Case della Comunità
La proposta NurSind non si limita a chiedere una fotografia del personale. Indica anche dove potrebbe essere impiegata la capacità professionale eventualmente recuperata: assistenza domiciliare, Infermieristica di Famiglia e Comunità, Centrali Operative Territoriali, Case e Ospedali di Comunità, dimissioni protette, gestione della cronicità e telemonitoraggio.
Nello scenario centrale da circa 350 FTE, il progetto ipotizza inizialmente di destinare il 50% delle risorse recuperate all'assistenza domiciliare e all'ADI, il 20% all'Infermieristica di Famiglia e Comunità, il 10% a COT e dimissioni protette, il 10% alle Case della Comunità e un ulteriore 10% agli Ospedali di Comunità e agli altri servizi territoriali carenti. Percentuali che il documento definisce espressamente orientative e da adattare ai fabbisogni delle singole aziende.
A rafforzare la proposta c'è anche un dato organizzativo: per le Centrali Operative Territoriali della Campania è già prevista una dotazione complessiva di 377 infermieri nelle sette ASL, con la possibilità di ricorrere anche alla riallocazione di personale dipendente, integrandolo con nuove assunzioni.
Una mappa azienda per azienda
Il NurSind Campania chiede quindi una vera e propria ricognizione uniforme in tutto il SSR. Per ciascuna struttura dovrebbero essere rilevati numero degli infermieri e FTE, attività effettivamente svolta, sede e funzione, ore dedicate alle attività non assistenziali, atti di assegnazione, necessità effettiva della competenza infermieristica e possibilità di una riallocazione totale, parziale o al momento non praticabile. NurSind_Campania_Nota_Ricognizi…
La scheda allegata alla proposta entra ulteriormente nel dettaglio e prevede anche la valutazione della possibilità di sostituire determinate funzioni con profili amministrativi o altre professionalità, le necessità formative e di affiancamento dell'infermiere e i possibili tempi di ritorno all'attività assistenziale. Il documento richiama inoltre espressamente la tutela della riservatezza per le eventuali condizioni individuali dei lavoratori.
Il principio sostenuto dal sindacato è semplice: alle attività amministrative devono essere destinate le professionalità appropriate, mentre le competenze sanitarie devono essere utilizzate prioritariamente per produrre assistenza.
Nessun trasferimento indiscriminato
È uno dei passaggi sui quali il NurSind pone maggiore attenzione. Recuperare capacità assistenziale non deve significare prendere indiscriminatamente personale dagli uffici e trasferirlo nei servizi clinici.
Per gli infermieri lontani dall'assistenza da anni vengono infatti previste valutazione delle competenze, formazione, simulazione, affiancamento e inserimento graduale. Prima di procedere alla riallocazione, inoltre, CUP e uffici dovrebbero essere riorganizzati attraverso digitalizzazione, semplificazione dei processi e introduzione dei profili professionali appropriati.
Per il NurSind l'obiettivo non è comprimere i diritti dei lavoratori né realizzare spostamenti indiscriminati, ma verificare se una parte della forza infermieristica già presente e retribuita dal SSR possa tornare a produrre assistenza diretta, affidando le attività amministrative alle professionalità appropriate.
Il cronoprogramma: primi dati entro 60 giorni
La proposta individua anche tempi precisi. La Regione dovrebbe adottare una scheda unica e chiedere alle aziende di completare la ricognizione entro 60 giorni. Nei successivi 30 giorni dovrebbero essere individuate le risorse effettivamente riallocabili e i fabbisogni territoriali.
Entro sei mesi dovrebbero partire formazione e primi piani di riallocazione, mentre a dodici mesi sarebbe prevista la pubblicazione del primo rapporto regionale sulle ore di assistenza effettivamente restituite ai cittadini, sull'assistenza domiciliare e sugli esiti prodotti. NurSind_Campania_Nota_Ricognizi…
Il NurSind Campania chiede quindi alla Regione di attivare formalmente la ricognizione in tutte le aziende del SSR e di istituire un tavolo tecnico incaricato di analizzare i dati e trasformare il progetto “500.000 ore” in un piano operativo. NurSind_Campania_Nota_Ricognizi…
La questione posta dal sindacato va dunque oltre il semplice conteggio degli organici. Se la carenza infermieristica rappresenta una delle emergenze strutturali del Servizio sanitario, utilizzare pienamente e correttamente le competenze già disponibili diventa parte della risposta. La ricognizione proposta dal NurSind dovrà ora misurarsi con i dati reali delle aziende campane: saranno quelli a stabilire quante delle ipotizzate 500mila ore potranno davvero trasformarsi in assistenza al domicilio, sul territorio e accanto ai pazienti.
Il documento è sottoscritto dal segretario regionale NurSind Campania, Dott. Antonio Eliseo.
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