Sala operatoria, OSS strumentisti? Il NurSind: senza legge è impossibile
Il dibattito sulla carenza di personale sanitario riaccende lo scontro sulle competenze. Il NurSind avverte: senza base normativa non si possono sostituire gli infermieri strumentisti con operatori sociosanitari.
di Giuseppe Provinzano
"Nel pieno della crisi del personale sanitario, tra concorsi deserti e crescente domanda di assistenza, tornano a riemergere proposte che puntano a riorganizzare i ruoli all’interno degli ospedali. Ma quando si entra nel terreno delicato delle competenze professionali e della sicurezza delle cure, il dibattito diventa inevitabilmente acceso. È quanto sta accadendo dopo le dichiarazioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria friulana occidentale (Asfo), che hanno riaperto la discussione su una possibile presenza degli operatori sociosanitari in qualità di strumentisti nelle sale operatorie.
Una proposta che, però, incontra la ferma opposizione del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che richiama un principio fondamentale: senza una norma chiara non si possono ridefinire ruoli e responsabilità dentro il blocco operatorio".
Pordenone, 12/03/2026. La crisi del sistema sanitario continua a generare riflessioni e ipotesi organizzative, ma non tutte trovano consenso tra i professionisti coinvolti. Le recenti dichiarazioni del direttore generale dell’Asfo, Giuseppe Tonutti, hanno riacceso il confronto su una possibile ridefinizione dei ruoli nelle sale operatorie, con l’ipotesi di coinvolgere gli operatori sociosanitari nel ruolo di strumentisti.
Un’idea che ha immediatamente acceso il dibattito tra professionisti, sindacati e rappresentanti istituzionali della sanità.
Da una parte il presidente dell’Ordine dei medici Guido Lucchini sottolinea come la crisi del sistema sociosanitario sia legata soprattutto ai profondi cambiamenti demografici, con una popolazione sempre più anziana e fragile e un aumento delle patologie complesse che richiedono modelli assistenziali diversi.
Secondo Lucchini, il problema non può essere risolto semplicemente con un aumento delle risorse economiche, ma richiede una revisione strutturale dell’organizzazione sanitaria, a partire da una piena attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e da un rafforzamento della sanità territoriale, che già oggi rappresenta un punto di riferimento per migliaia di cittadini.
Il presidente dell’Ordine ha inoltre evidenziato come la carenza di medici negli ospedali sia ormai una realtà diffusa, con concorsi spesso deserti e difficoltà crescenti nel reperire professionisti disponibili.
Sul fronte sindacale, il NurSind interviene con una posizione chiara, condividendo alcune riflessioni sull’organizzazione della rete ospedaliera ma respingendo nettamente l’ipotesi di modificare i ruoli in sala operatoria senza una base normativa.
Il segretario territoriale Gianluca Altavilla ha sottolineato l’importanza di una integrazione reale tra le strutture sanitarie, come nel caso della collaborazione tra Cro e ospedale di Pordenone, evidenziando come la sanità debba essere organizzata secondo criteri di efficienza e di reale risposta ai bisogni dei cittadini.
“Bisogna uscire dalle logiche delle poltrone e concentrarsi sull’interesse del cittadino, costruendo percorsi di cura realmente integrati tra le strutture sanitarie.”
Il sindacato ricorda però che il sistema sanitario, pur con alcune criticità, continua a garantire risultati importanti in diversi ambiti assistenziali.
“Non è corretto dire che tutto nella nostra sanità non funziona. Esistono criticità, certo, ma non sono melanomi. Ci sono settori che funzionano bene, come alcune prestazioni cardiologiche, l’assistenza domiciliare e l’impegno per ridurre le liste d’attesa in radiologia.”
Ma è sulla questione delle competenze in sala operatoria che il NurSind alza il livello dell’attenzione, richiamando la necessità di rispettare il quadro normativo e professionale.
“L’ipotesi di sostituire gli infermieri con operatori sociosanitari nel ruolo di strumentisti non è praticabile. Oggi non esiste alcuna legge che lo consenta.”
Una posizione che riporta il confronto su un terreno preciso: quello delle responsabilità professionali e della sicurezza dei pazienti, temi che non possono essere affrontati con soluzioni improvvisate o scorciatoie organizzative.
Il confronto emerso in Friuli Venezia Giulia rappresenta in realtà un tema molto più ampio, che riguarda l’intero sistema sanitario nazionale. La crescente carenza di personale, unita all’aumento della domanda assistenziale, spinge molte aziende sanitarie a cercare nuovi modelli organizzativi.
Tuttavia, come sottolinea il NurSind, ogni eventuale evoluzione dei ruoli professionali deve passare attraverso norme chiare, formazione adeguata e tutele per i professionisti e per i pazienti.
Senza questi presupposti, il rischio è quello di trasformare la crisi del personale in un problema ancora più grande per la sicurezza delle cure.
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