Un virus raro, una nave da crociera isolata e tre morti: cosa sta succedendo
Tre morti, sette casi accertati o sospetti, un paziente in terapia intensiva. Cosa sta accadendo sulla nave da crociera bloccata al largo di Capo Verde.
La nave e il viaggio
La MV Hondius è una nave da spedizione battente bandiera olandese, gestita dalla compagnia Oceanwide Expeditions. Lunga 107,6 metri, con 80 cabine e una capacità massima di 170 passeggeri, la nave dispone di 57 posti per i membri dell'equipaggio, 13 guide naturalistiche e un medico di bordo. La crociera è partita il 1° aprile 2026 da Ushuaia, nel sud dell'Argentina, con destinazione finale le Isole Canarie, lungo un itinerario di 42 notti che ha attraversato alcune delle regioni più remote e scarsamente abitate dell'Atlantico meridionale: l'Antartide continentale, la Georgia del Sud, l'Isola Nightingale, Tristan da Cunha, Sant'Elena e l'Isola di Ascensione. Si tratta di una crociera esplorativa e naturalistica in cui i passeggeri sbarcano regolarmente in ambienti selvaggi per attività di birdwatching, trekking e osservazione della fauna locale. A bordo vi erano complessivamente 147 persone, rappresentanti 23 nazionalità differenti.
Che cos'è l'hantavirus
Gli hantavirus sono un gruppo di virus a RNA appartenenti alla famiglia Hantaviridae, trasmessi all'essere umano principalmente dai roditori selvatici. Il loro nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove furono identificati per la prima volta negli anni Settanta durante la guerra di Corea, in seguito a una grave epidemia fra i soldati. Esistono oltre quaranta ceppi conosciuti nel mondo, non tutti patogeni per l'uomo. Quelli di interesse clinico sono distribuiti in Europa, in Asia e in entrambe le Americhe. Il ceppo coinvolto nel focolaio della MV Hondius è l'hantavirus Andino, endemico nelle regioni andine del Sud America e particolarmente rilevante per la sua capacità di causare la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS) e in casi rari ma documentati, per la possibile trasmissione interumana.
Il virus colpisce l'endotelio vascolare, provocando un aumento massivo della permeabilità capillare. Le due principali sindromi cliniche che ne derivano sono la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS), caratterizzata da insufficienza renale acuta, trombocitopenia e manifestazioni emorragiche, e la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS), con edema polmonare non cardiogeno, shock e insufficienza respiratoria, il cui tasso di mortalità l'OMS stima intorno al 40%. Non esiste una terapia antivirale specifica approvata: la gestione è esclusivamente di supporto intensivo.
Come è salita a bordo l'infezione
Il periodo di incubazione dell'hantavirus varia da una a sei settimane. Questa finestra temporale è fondamentale per comprendere la dinamica del focolaio: l'OMS ritiene probabile che i primi pazienti si siano infettati prima dell'imbarco o durante le escursioni a terra, in ambienti dove i roditori portatori del virus sono presenti. La rotta della nave ha toccato ecosistemi remoti e scarsamente antropizzati, dove la fauna selvatica vive in prossimità dei percorsi battuti dai turisti. Non è stato possibile determinare con precisione il grado di contatto dei passeggeri con la fauna locale durante le soste, né escludere esposizioni avvenute prima dell'imbarco ad Ushuaia. Il primo caso probabile è stato un passeggero olandese di 70 anni, deceduto a bordo. L'allarme è scattato quando il medico di bordo ha segnalato la presenza di passeggeri con gravi sintomi respiratori ed emorragici. Successivamente, l'OMS ha riconosciuto la possibilità di una trasmissione interumana secondaria, compatibile con il ceppo Andino, avvenuta tra persone in stretto contatto all'interno della nave. Come ha dichiarato l'epidemiologo Michael Baker alla BBC, è raro che gli esseri umani contraggano l'hantavirus ed è "molto insolito" che la malattia si sviluppi su una nave da crociera, definita "il peggior posto possibile in cui ammalarsi gravemente."
Quanti sono stati colpiti e come stanno
Al 4 maggio 2026 l'OMS ha identificato sette casi: due confermati in laboratorio e cinque sospetti. Tra questi si contano tre decessi, un paziente in condizioni critiche e tre persone con sintomi lievi. Tra le vittime figura una coppia di coniugi olandesi: il marito, 70 anni, è deceduto a bordo; la moglie, 69 anni, è sbarcata a Sant'Elena il 24 aprile con sintomi gastrointestinali, è stata trasferita per via aerea a Johannesburg e vi è deceduta il 26 aprile, con l'infezione successivamente confermata in laboratorio. Un cittadino britannico di 69 anni è stato evacuato ed è attualmente ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg, dove il ministero della Salute sudafricano ha confermato la positività all'hantavirus. Due membri dell'equipaggio versano in condizioni gravi a bordo e sono in attesa di evacuazione verso i Paesi Bassi. Al momento, tre persone non si trovano più sull'imbarcazione mentre quattro restano a bordo. L'OMS ha avviato le procedure di contact tracing per rintracciare i passeggeri del volo con cui la donna olandese è stata trasferita da Sant'Elena a Johannesburg, potenzialmente esposti durante il trasferimento. Passeggeri ed equipaggio sono invitati a monitorare attivamente i sintomi per 45 giorni dalla potenziale esposizione.
Manifestazioni cliniche: cosa provoca il virus
L'HPS da hantavirus Andino esordisce tipicamente con una fase prodromica di tre-cinque giorni caratterizzata da febbre elevata, mialgie intense, cefalea, dolori addominali e nausea, un quadro che mima facilmente una sindrome influenzale o una gastroenterite e rende difficile la diagnosi precoce in contesti non attrezzati. A questa fase segue una rapida evoluzione cardio-polmonare con tosse secca, dispnea ingravescente, edema polmonare non cardiogeno e, nei casi più gravi, shock cardiogeno. La progressione può essere fulminante nell'arco di poche ore. Le manifestazioni emorragiche, come petecchie e sanguinamento delle mucose, si associano più frequentemente alla forma HFRS. Il trattamento è esclusivamente di supporto e comprende ossigenoterapia, ventilazione meccanica, sostegno emodinamico con vasoattivi e gestione rigorosa del bilancio idrico per non aggravare l'edema polmonare. Nei casi più gravi può rendersi necessaria l'ECMO. Per chi sopravvive alle forme più acute, la guarigione completa può richiedere fino a sei mesi.
Come si trasmette all'essere umano
La via di trasmissione principale è l'inalazione di aerosol contenenti urina, feci o saliva di roditori infetti, in particolare quando questi materiali vengono sollevati durante la pulizia di locali abbandonati o durante attività all'aperto in aree infestate. Il contatto diretto con roditori vivi o morti, o con superfici contaminate, rappresenta un'ulteriore modalità di esposizione, così come il contatto con le mucose congiuntivali, sebbene raro. La trasmissione interumana è eccezionale nella maggior parte dei ceppi noti. Fa eccezione il ceppo Andino, per il quale sono stati documentati casi di contagio da persona a persona attraverso contatti stretti e prolungati, probabilmente per via aerea o attraverso secrezioni respiratorie: è proprio questa caratteristica che rende il focolaio della MV Hondius un evento di sanità pubblica di particolare rilievo. Non esiste trasmissione tramite acqua, alimenti, zanzare o altri artropodi. Il virus non sopravvive a lungo nell'ambiente esterno ed è inattivato dai comuni disinfettanti.
Chi sta assistendo i malati
La gestione dell'emergenza si sta articolando su più livelli. A bordo della MV Hondius, il medico di bordo e il personale sanitario di Oceanwide Expeditions stanno assistendo i casi lievi in isolamento nelle cabine, seguendo il protocollo OMS per il contenimento delle infezioni. I passeggeri sintomatici sono confinati nelle proprie cabine e sono in vigore rigorose misure precauzionali. I casi più gravi sono stati evacuati per via aerea: il cittadino britannico in condizioni critiche è assistito in terapia intensiva a Johannesburg, dove l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive del Sudafrica ha svolto un ruolo determinante nella conferma diagnostica. Ulteriori campioni biologici prelevati da passeggeri sintomatici sono stati inviati, con il supporto dell'OMS, all'Institut Pasteur di Dakar per analisi virologiche approfondite, incluso il sequenziamento del ceppo virale. L'OMS sta coordinando l'intera risposta insieme all'ECDC e alle autorità spagnole: la nave è in rotta verso le Isole Canarie, dove è previsto un protocollo completo di valutazione epidemiologica di tutti i passeggeri, disinfezione integrale dell'imbarcazione e rimpatrio graduale nei paesi di origine, senza contatti con la popolazione locale.
Il quadro globale e le implicazioni
L'OMS e l'ECDC valutano il rischio per la popolazione generale come basso. Hans Kluge, direttore generale dell'OMS per l'Europa, ha dichiarato che non vi è motivo di panico né di restrizioni ai viaggi: le infezioni da hantavirus sono rare e solitamente legate all'esposizione diretta a roditori infetti. L'esperto Fabrizio Pregliasco ha sottolineato che l'hantavirus non ha caratteristiche pandemiche, poiché anche la trasmissione interumana del ceppo Andino rimane limitata ai contatti stretti e non si propaga con la facilità dei comuni virus respiratori
Il caso della MV Hondius offre tuttavia importanti spunti per la pratica clinica. È fondamentale raccogliere un'accurata anamnesi di viaggio in ogni paziente che si presenti con febbre, mialgie e sintomi respiratori: una storia recente di soggiorno in ambienti rurali o remoti del Sud America, anche nelle settimane precedenti, costituisce un elemento di allerta da non sottovalutare. In caso di sospetto HPS è necessario applicare le precauzioni standard e da droplet, aggiungendo quelle aeree se si sospetta il ceppo Andino. Il monitoraggio stretto dei parametri vitali e della saturazione è essenziale, poiché il deterioramento da fase prodromica a insufficienza respiratoria può avvenire in poche ore. La gestione del bilancio idrico richiede massima attenzione: l'infusione aggressiva di liquidi può precipitare l'edema polmonare e l'approccio restrittivo è da preferire. Il supporto intensivo precoce, ossigenoterapia ad alti flussi, ventilazione meccanica, vasopressori, rimane l'unico strumento in grado di migliorare la prognosi in assenza di una terapia antivirale specifica. Il piano di dimissione deve prevedere un follow-up strutturato per la stanchezza persistente e il recupero della funzione polmonare e renale, che può richiedere fino a sei mesi. Da ricordare, infine, che in Italia l'hantavirus è soggetto a notifica obbligatoria ai sensi del DM 15/12/1990 (classe II) e che ogni sospetto clinico deve essere segnalato tempestivamente al Dipartimento di Prevenzione competente.
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