Virus Andes: trasmissione, sintomi e rischio clinico. Tutto quello che devi sapere
Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e che occasionalmente possono essere trasmessi all’uomo. Nell’essere umano possono provocare malattie gravi, talvolta mortali, con manifestazioni diverse a seconda del tipo di virus e dell’area geografica.
Nelle Americhe gli hantavirus sono associati principalmente alla sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una patologia rapidamente progressiva che colpisce polmoni e cuore. In Europa e Asia, invece, gli hantavirus sono noti soprattutto per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che interessa prevalentemente reni e vasi sanguigni.
Il virus Andes appartiene alla famiglia Hantaviridae, all’interno dell’ordine Bunyavirales, ed è l’unico hantavirus per il quale sia stata documentata una trasmissione da persona a persona. I casi osservati si sono verificati principalmente in Argentina e Cile.
Periodo di incubazione
Dopo l’esposizione al virus, i sintomi non compaiono immediatamente. Il periodo di incubazione stimato varia da una a otto settimane. Questo rende necessario un monitoraggio prolungato dei contatti stretti di un caso confermato.
I sintomi e il decorso
La malattia può iniziare con sintomi aspecifici, tra cui febbre, dolori muscolari, cefalea e disturbi gastrointestinali. In alcuni casi può evolvere rapidamente verso un coinvolgimento respiratorio severo, con difficoltà respiratoria e ipotensione.
Non esistono terapie antivirali specifiche né vaccini autorizzati contro l’infezione da hantavirus. Il trattamento resta di supporto e si concentra sul monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in terapia intensiva.
Diagnosi
La diagnosi precoce può risultare difficile perché i sintomi iniziali sono simili a quelli di altre infezioni febbrili o respiratorie, tra cui influenza, Covid-19, polmoniti virali, leptospirosi, dengue o sepsi.
Per questo motivo è considerata fondamentale un’anamnesi accurata, con particolare attenzione a eventuali esposizioni a roditori, rischi ambientali o professionali, viaggi in aree endemiche e contatti con casi sospetti o confermati.
La conferma laboratoristica avviene tramite test sierologici per la ricerca di anticorpi specifici oppure attraverso metodiche molecolari come la RT-PCR nelle fasi acute della malattia.
Modalità di trasmissione
Le evidenze raccolte finora indicano che la trasmissione interumana avvenga soprattutto nei primi giorni della malattia, nella cosiddetta fase prodromica, quando il paziente presenta febbre e sintomi gastrointestinali ma non ha ancora sviluppato il coinvolgimento polmonare.
In questa fase il virus è stato rilevato nelle secrezioni respiratorie e probabilmente nella saliva.
Non esistono prove solide di una diffusione per via aerea a lunga distanza, come avviene per morbillo o varianti altamente trasmissibili del SARS-CoV-2. Le catene di contagio documentate hanno coinvolto prevalentemente conviventi, partner, persone rimaste a lungo in ambienti chiusi o operatori sanitari esposti senza adeguate protezioni.
I principali focolai documentati
Il primo episodio in cui venne ipotizzata una trasmissione interumana risale al 1996 a El Bolsón, in Argentina. In quell’occasione furono registrati sedici casi epidemiologicamente collegati, distribuiti in località distanti tra loro e difficili da spiegare con la sola esposizione ai roditori.
Nel 2002, ancora in Argentina, furono osservati tredici casi associati a evidenze epidemiologiche e genetiche compatibili con il contagio da persona a persona.
Nel 2011, nel sud del Cile, un focolaio in una comunità rurale coinvolse cinque persone, compresi due operatori sanitari.
Nel 2014, a El Bolsón, tre casi furono confermati attraverso il sequenziamento completo del genoma virale. Per la prima volta la trasmissione interumana venne dimostrata anche sul piano molecolare.
Il focolaio più esteso documentato finora si verificò tra novembre 2018 e febbraio 2019 a Epuyén, nella provincia argentina di Chubut. Vennero confermati trentaquattro casi con undici decessi. (da Roberto Burioni- Substack)
Prevenzione e controllo
La prevenzione dell’infezione da hantavirus si basa soprattutto sulla riduzione del contatto tra esseri umani e roditori infetti. Le misure raccomandate comprendono la pulizia degli ambienti domestici e lavorativi, la chiusura delle aperture che consentono l’ingresso dei roditori negli edifici, la corretta conservazione degli alimenti e l’adozione di procedure sicure durante la pulizia di aree contaminate.
Le autorità sanitarie raccomandano inoltre di evitare di spazzare o aspirare a secco escrementi di roditori, preferendo la disinfezione preventiva delle superfici contaminate, insieme a un’attenta igiene delle mani.
Durante i focolai o in presenza di casi sospetti, l’identificazione precoce dei pazienti, l’isolamento e il monitoraggio dei contatti stretti sono considerati strumenti essenziali per limitare la diffusione del virus.
Rischio negli ambienti sanitari
Secondo le evidenze disponibili, il rischio di trasmissione negli ambienti sanitari resta basso quando vengono applicate correttamente le misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Negli ospedali sono raccomandate le precauzioni standard, comprese igiene delle mani, sanificazione ambientale e gestione sicura di sangue e fluidi biologici. In caso di procedure che generano aerosol devono essere adottate ulteriori misure di protezione respiratoria.
Un virus sotto osservazione
Il virus Andes circola in Patagonia da decenni senza aver sviluppato una trasmissibilità paragonabile a quella dei principali virus respiratori umani. Tuttavia, la sua capacità documentata di trasmettersi tra persone continua a renderlo oggetto di particolare attenzione epidemiologica.
L’Organizzazione mondiale della sanità monitora i casi attraverso programmi di sorveglianza, supporto laboratoristico e aggiornamento delle linee guida su diagnosi, gestione clinica e tracciamento dei contatti.
Da: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hantavirus
https://www.ecdc.europa.eu/en/hantavirus-infection
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