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Emocolture contaminate: lo Z-tube riduce i falsi positivi dell'85 per cento. Ecco come

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 09/06/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Un piccolo cambiamento nella procedura di raccolta del sangue potrebbe avere un impatto enorme sulla sicurezza dei pazienti, sulla lotta alle infezioni e sui costi sanitari. È quanto emerge da un progetto di miglioramento della qualità condotto presso il pronto soccorso del San Joaquin General Hospital in California, dove l’introduzione di un semplice tubo sterile di deviazione ha ridotto dell’85% il tasso di contaminazione delle emocolture.

I risultati dello studio mostrano come una misura relativamente economica e facile da implementare possa contribuire a migliorare l’accuratezza diagnostica, ridurre l’uso non necessario di antibiotici e generare importanti risparmi economici per le strutture sanitarie.

Il problema delle emocolture contaminate

Le emocolture rappresentano ancora oggi il principale strumento diagnostico per identificare infezioni del sangue e casi di sepsi, una condizione potenzialmente letale causata da una risposta estrema dell’organismo a un’infezione.

Quando un paziente arriva in pronto soccorso con sintomi compatibili con una possibile sepsi, come febbre, tachicardia, pressione arteriosa bassa, aumento dei globuli bianchi o livelli elevati di lattato, i medici richiedono generalmente un’emocoltura per verificare la presenza di batteri nel sangue.

Tuttavia, l’esame può essere compromesso dalla contaminazione del campione. Ciò accade quando microrganismi presenti sulla pelle o nell’ambiente finiscono accidentalmente nelle bottiglie utilizzate per la coltura. Il risultato è un falso positivo che può indurre i medici a credere erroneamente che il paziente abbia un’infezione batterica sistemica.

Le conseguenze non sono trascurabili. I falsi positivi possono comportare:

  • somministrazione inutile di antibiotici;
  • aumento del rischio di antibiotico-resistenza;
  • ulteriori esami diagnostici;
  • prolungamento della degenza ospedaliera;
  • aumento dei costi sanitari;
  • ritardi nella corretta diagnosi della patologia reale.

Secondo i dati citati dai ricercatori, ogni emocoltura contaminata può costare tra 12.824 e 13.026 dollari per paziente. In alcuni ospedali, le spese annuali associate a questo problema superano il milione di dollari.

La soluzione: la tecnica della deviazione iniziale

Per affrontare il problema, il team del San Joaquin General Hospital ha adottato una tecnica chiamata Initial Specimen Diversion Technique (ISDT), già descritta in letteratura come efficace nel ridurre la contaminazione.

Il principio è semplice: i primi millilitri di sangue prelevati durante la venipuntura vengono raccolti separatamente prima di riempire le bottiglie destinate all’emocoltura. Questa prima quota di sangue è infatti quella maggiormente esposta alla possibile presenza di batteri cutanei.

Nel progetto californiano è stato utilizzato un dispositivo economico chiamato Z-tube, un tubo sterile di deviazione che raccoglie inizialmente circa 1,5-2 millilitri di sangue. Solo successivamente il campione viene trasferito nelle bottiglie per l’analisi microbiologica.

Lo studio in pronto soccorso

L’intervento è stato realizzato nel pronto soccorso del San Joaquin General Hospital, un ospedale comunitario da 196 posti letto situato a French Camp, in California.

La sperimentazione si è svolta tra marzo e aprile 2025. Durante questo periodo il personale infermieristico ha adottato il nuovo protocollo, che prevedeva:

  1. utilizzo dello Z-tube prima della raccolta dell’emocoltura;
  2. rafforzamento delle procedure di preparazione cutanea;
  3. monitoraggio della corretta applicazione della procedura.

Per verificare l’adesione al protocollo, gli infermieri dovevano inviare il tubo di deviazione insieme alle bottiglie delle emocolture al laboratorio di microbiologia.

I ricercatori hanno quindi confrontato due gruppi:

  • gruppo con deviazione (Z-tube);
  • gruppo senza deviazione.

I risultati: contaminazioni quasi azzerate

Durante i due mesi di osservazione sono state raccolte 1.904 emocolture.

Di queste:

  • 1.242 campioni (65,2%) sono stati ottenuti utilizzando lo Z-tube;
  • 662 campioni (34,8%) sono stati raccolti senza il dispositivo.

I risultati sono stati particolarmente significativi.

Nel gruppo che non utilizzava il tubo sterile sono state registrate 18 contaminazioni, pari al 2,7% dei campioni.

Nel gruppo che utilizzava la deviazione iniziale le contaminazioni sono state soltanto 5, corrispondenti allo 0,4%.

In termini percentuali, la riduzione della contaminazione è stata dell’85%.

Il confronto con il periodo precedente all’intervento ha mostrato dati altrettanto rilevanti. Nei due mesi precedenti all’introduzione del nuovo protocollo il tasso di contaminazione era del 2,9% (56 campioni contaminati su 1.931). Con lo Z-tube il valore è sceso allo 0,4%, evidenziando una diminuzione dell’86%.

Un beneficio anche economico

Oltre agli aspetti clinici, i ricercatori hanno analizzato le conseguenze finanziarie delle contaminazioni.

L’analisi ha evidenziato che ogni paziente con un’emocoltura contaminata genera costi aggiuntivi medi pari a 10.921 dollari.

Considerando l’elevato numero di emocolture eseguite ogni anno nei pronto soccorso e nei reparti ospedalieri, anche una riduzione relativamente modesta del tasso di contaminazione può tradursi in risparmi considerevoli per il sistema sanitario.

Cosa dice la letteratura scientifica

Prima di avviare il progetto, il gruppo di ricerca ha esaminato la letteratura internazionale disponibile.

La revisione ha preso in considerazione studi pubblicati dopo il 2015 e ha analizzato dieci ricerche condotte prevalentemente negli Stati Uniti e in Israele.

Le principali conclusioni emerse sono state concordi nell'individuare tre fattori principali alla base delle contaminazioni:

  • tecniche asettiche non adeguate;
  • insufficiente disinfezione della cute;
  • presenza di batteri residenti negli strati profondi della pelle.

Le strategie più efficaci individuate dagli studi includevano:

  • uso di clorexidina o iodopovidone per la disinfezione;
  • formazione e supervisione del personale;
  • impiego di sistemi di deviazione iniziale del campione.

Implicazioni per gli ospedali

Secondo gli autori, i risultati dimostrano che l’utilizzo di un semplice tubo sterile può rappresentare una soluzione pratica e sostenibile per molte strutture sanitarie.

La procedura richiede investimenti limitati, non modifica sostanzialmente il flusso di lavoro degli operatori e può essere integrata facilmente nei protocolli già esistenti.

La riduzione delle contaminazioni non solo migliora l’affidabilità diagnostica, ma contribuisce anche a evitare trattamenti inutili, ridurre la pressione sull’antibiotico-resistenza e contenere le spese ospedaliere.

Conclusioni

Lo studio del San Joaquin General Hospital suggerisce che l’introduzione della tecnica di deviazione iniziale mediante Z-tube possa rappresentare una delle strategie più efficaci e convenienti per ridurre la contaminazione delle emocolture.

Con una diminuzione dell’85% dei falsi positivi e un potenziale risparmio di migliaia di dollari per paziente, l’adozione di questa procedura potrebbe offrire benefici concreti sia per i pazienti sia per le strutture sanitarie, contribuendo a una diagnosi più accurata e a una gestione più efficiente delle risorse ospedaliere.

 

da: Buttar, S. Reducing Blood Culture Contamination Rates in the ED. Am. J. Nurs.. 2026;126(6):46-53. doi:10.1097/AJN.0000000000000320.