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Rapporto ICN choc: milioni di vite perse perché gli infermieri restano invisibili

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 19/05/2026

Global NurseProfessione e lavoroStudi e analisi

In occasione della Giornata Internazionale degli Infermieri 2026, il Consiglio Internazionale degli Infermieri (ICN) ha pubblicato il suo rapporto annuale con un titolo che è già un manifesto: "I nostri infermieri. Il nostro futuro. Gli infermieri empowered salvano vite". Il documento, firmato da David Stewart, Direttore ICN per le Politiche e la Pratica Infermieristica, e da Gillian Moore, consulente per la comunicazione, non è una semplice celebrazione della professione. È una chiamata all'azione urgente rivolta a governi, datori di lavoro, enti regolatori, università e partner internazionali.

Il messaggio centrale è netto: il mondo dispone di quasi 30 milioni di infermieri, la più grande forza lavoro sanitaria del pianeta, ma continua a trattarla come un costo invece di riconoscerla per quello che è, cioè un investimento ad altissimo rendimento. E ogni anno in cui questa visione tarda a cambiare, si perdono milioni di vite e migliaia di miliardi di dollari.

 

Un momento straordinario di pressione

Il rapporto nasce in un contesto che l'ICN descrive come una convergenza di crisi senza precedenti. I conflitti geopolitici si moltiplicano, il cambiamento climatico provoca catastrofi sempre più frequenti, i tagli ai bilanci sanitari si inaspriscono, le disuguaglianze crescono. Allo stesso tempo, i bisogni di salute si fanno più complessi: le malattie croniche proliferano, i disturbi della salute mentale sono in aumento esponenziale, le popolazioni invecchiano. Senza un'inversione di rotta decisa, avverte il rapporto, non sarà possibile raggiungere la Copertura Sanitaria Universale né gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che tutti i paesi si sono impegnati a conseguire entro il 2030.

Il presidente dell'ICN, il dottor José Luis Cobos Serrano, è categorico nella sua prefazione: "l'empowerment significa abilitazione strutturale. Significa che i leader facciano la scelta deliberata di creare le condizioni che permettano all'infermieristica di esprimere il suo massimo impatto, in modo costante e su larga scala. Significa garantire condizioni di lavoro sicure e retribuzioni eque, rimuovere le barriere che sprecano l'expertise e il tempo degli infermieri, e costruire sistemi che traducano la capacità infermieristica in miglioramenti misurabili della sicurezza, dell'accesso, della continuità delle cure e degli esiti”. E aggiunge: "il potere della professione infermieristica di salvare e trasformare le vite è chiaro. Ma il potere senza riconoscimento, senza investimento, diventa invisibile. Quando non nominiamo il nostro potere, lo regaliamo. Quando i leader non forniscono il supporto strutturale che abilita il potere infermieristico, lasciano sul tavolo miliardi di dollari e milioni di vite”.

 

I sette poteri dell'infermieristica

Il cuore del rapporto è l'identificazione di sette "poteri" dell'infermieristica, ciascuno sorretto da evidenze scientifiche robuste e tradotto in impatti misurabili su salute, equità e prosperità economica.

 

Il primo è il potere della fiducia

Da oltre vent'anni il sondaggio annuale Gallup su onestà ed etica negli Stati Uniti indica gli infermieri come la professione più fidata dal pubblico, un primato che nessun altro settore ha mai raggiunto. In Gran Bretagna, l'Ipsos Veracity Index conferma regolarmente lo stesso risultato. In studi condotti in oltre 20 paesi, gli infermieri raccolgono valutazioni di fiducia superiori all'89%. E questa fiducia non è un fatto sentimentale: si traduce in salute concreta. Sondaggi su oltre 100.000 pazienti dimostrano che livelli elevati di fiducia sono associati a migliori esiti di salute fisica e mentale. Quando i pazienti si fidano degli operatori sanitari, rispettano le terapie con una frequenza dal 20 al 40% superiore, riducendo così decessi prematuri e costi inutili. La sola non aderenza ai farmaci causa in Europa quasi 200.000 morti premature e 125 miliardi di euro di costi inutili ogni anno. Durante la pandemia da Covid-19, i paesi con alto livello di fiducia nel sistema sanitario hanno registrato tassi di mortalità più bassi: uno studio su 42 paesi europei ha rilevato che un aumento di una deviazione standard nella fiducia generalizzata ha ridotto la mortalità da Covid del 43%, corrispondente a circa 588 morti in meno per milione di abitanti. Il dottor Hans Henri P. Kluge, Direttore regionale per l'Europa dell'OMS, ha dichiarato: "rafforzare la fiducia e la trasparenza sono davvero cruciali se vogliamo assorbire e implementare le dolorose lezioni della pandemia di Covid-19 e di altre emergenze mentre ci prepariamo meglio per il futuro”. E Howard Catton, CEO dell'ICN, aggiunge: "per garantire un futuro più sano, dobbiamo sfruttare il potere dell'infermieristica come professione più fidata al mondo. La fiducia infermieristica non solo salva vite e rafforza i sistemi sanitari, ma protegge la sicurezza sanitaria globale. Quando la fiducia è presente, i pazienti assumono i loro farmaci, le famiglie vaccinano i loro figli, e intere popolazioni rispettano le misure di salute pubblica che contengono le crisi”.

Il rapporto segnala anche l'esistenza di un preoccupante deficit di fiducia: in media, solo il 37% delle persone nei paesi OCSE si è fidato delle informazioni sul Covid-19 fornite dai funzionari governativi. Al contrario, quasi quattro pazienti su cinque hanno dichiarato alta fiducia nell'ultimo professionista sanitario che li ha visitati, mentre solo poco più della metà si fidava del sistema sanitario nel suo complesso. Questo divario rende gli infermieri, con la loro prossimità alle persone, la più credibile interfaccia tra il sistema e i cittadini.

 

Il secondo potere è quello del professionista

L'infermieristica si fonda su etica solida, competenza clinica ed educazione rigorosa. I dati sono inequivocabili: ogni aumento del 10% nella quota di infermieri ospedalieri laureati riduce del 7% i decessi tra i pazienti. Secondo il rapporto SOWN 2025 dell'OMS, circa l'84% degli infermieri a livello globale è oggi preparato con un minimo di tre-quattro anni di formazione. Howard Catton commenta: "dobbiamo ora accelerare gli investimenti nell'istruzione infermieristica di alta qualità e garantire che sia accessibile ed equa in tutto il mondo”.

Sostituire infermieri professionisti con personale meno qualificato è invece descritta come una falsa economia: i costi nascosti in termini di eventi avversi, ricoveri prolungati e mortalità evitabile superano largamente i risparmi immediati sul costo del lavoro. Il presidente Cobos Serrano è netto: "i pazienti hanno bisogno di cure che funzionino, di professionisti sanitari altamente istruiti, regolamentati, responsabili e vincolati da standard che mettono il loro benessere al di sopra di tutto il resto. In un mondo che affronta sfide sanitarie complesse, il potere dell'infermiere professionista è la nostra garanzia più forte che gli esiti clinici saranno fondati sulle evidenze, guidati dall'etica e forniti con la competenza e la cura che trasformano la conoscenza in guarigione”.

In questo contesto il rapporto richiama le parole di Helen Clark, ex Primo Ministro della Nuova Zelanda e leader della salute globale, pronunciate al Congresso ICN: "gli infermieri hanno alta autorità morale e reputazione in tutto il mondo. Dobbiamo stare in piedi e combattere per ciò che sappiamo essere importante: equità retributiva, equità sanitaria, e l'affrontare i determinanti economici, sociali, ambientali e commerciali della salute e della pace”.

 

Il terzo riguarda il potere dei numeri

Con quasi 30 milioni di professionisti nel mondo, l'infermieristica è la professione sanitaria più numerosa del pianeta. Eppure mancano 5,8 milioni di infermieri rispetto al fabbisogno globale, e le proiezioni dell'Institute for Health Metrics and Evaluation indicano che i sistemi sanitari avranno bisogno di altri 30 milioni di infermieri per soddisfare i bisogni futuri. Colmare questo gap, secondo dati del McKinsey Health Institute del 2025, potrebbe evitare 189 milioni di anni di vita persi per morte prematura e disabilità, e aggiungere 1,1 trilioni di dollari all'economia mondiale entro il 2030. Le disuguaglianze nella distribuzione sono devastanti: i paesi ad alto reddito hanno 95 infermieri ogni 10.000 abitanti, quelli a basso reddito appena 7. David Stewart, Direttore ICN Nursing Policy and Practice, afferma: "i numeri degli infermieri sono la misura di se i sistemi sanitari possono fornire cure sicure, reattive ed eque a tutti coloro che ne hanno bisogno. L'infermieristica è il moltiplicatore della salute: quando investiamo in infermieristica, ne beneficiano ogni comunità, ogni sistema sanitario, ogni persona”.

La crisi della forza lavoro ha radici multiple e intrecciate. Il rapporto ICN, che ha raccolto dati da 68 associazioni infermieristiche nazionali, documenta che il 48,4% di esse ha segnalato un significativo aumento di infermieri che lasciano la professione dal 2021, il 61,7% ha registrato una crescita del carico di lavoro che rende i ruoli sempre meno sostenibili, e il 38% valuta la capacità nazionale di soddisfare le esigenze sanitarie attuali come "scarsa" o "molto scarsa". Il 61% degli infermieri europei sperimenta un livello di stress lavorativo da moderato a estremo, il doppio rispetto ad altre occupazioni. Sulla retribuzione, i dati sono impietosi: i salari annui mediani vanno da appena 4.320 dollari nei paesi a basso reddito a 27.624 nei paesi ad alto reddito. In Gran Bretagna, la retribuzione reale degli infermieri è scesa del 25% tra il 2010 e il 2024. Solo 7 associazioni su 68 paesi descrivono i salari dei propri iscritti come "buoni" o "molto buoni". L'OMS, attraverso il dottor Kluge, usa toni forti: "parliamoci chiaramente. La sofferenza di medici e infermieri non è inevitabile. È il risultato di scelte politiche di sottofinanziamento, di carenza di personale, di guardare dall'altra parte quando avviene la violenza, di considerare il burnout come dedizione. Queste scelte devono cessare."

Il rapporto affronta anche un tema spesso ignorato: la fuga dei cervelli infermieristici dai paesi più fragili. La migrazione di infermieri stranieri verso la regione europea dell'OMS è aumentata del 67% tra il 2014 e il 2023. Ben 257.000 infermieri che lavorano nei paesi OCSE provengono da nazioni inserite nella lista di salvaguardia dell'OMS. Quindici paesi hanno più infermieri che lavorano all'estero che in patria: il 90% degli infermieri giamaicani, l'85% di quelli haitiani e il 66% di quelli somali lavorano fuori dal proprio paese. Catton è diretto: "l'ICN continua a promuovere la fine delle pratiche di reclutamento inique con il chiaro messaggio: 'Se prendi, devi restituire'. Chiediamo a tutti i paesi reclutatori di reinvestire proporzionalmente nei sistemi sanitari da cui reclutano”.

 

Il quarto potere è quello della pratica

Quando gli infermieri lavorano ai massimi livelli delle loro competenze, inclusa la Pratica Avanzata, l'accesso a cure di qualità migliora in modo drammatico. Eppure il 75% degli infermieri dichiara che i propri ruoli quotidiani non sfruttano appieno le sue capacità cliniche. I professionisti con formazione magistrale hanno il doppio delle probabilità di sentirsi sovraistruiti rispetto al livello richiesto dal ruolo. Questo spreco sistematico di capitale umano ha conseguenze dirette: porta a cure ritardate, liste d'attesa più lunghe, insoddisfazione professionale e abbandono della professione. Fino al 77% dell'assistenza preventiva e il 47% di quella per le malattie croniche potrebbero essere erogati da infermieri e da altri professionisti non medici. Sineva Maria Ribeiro, Prima Vicepresidente ICN, lo spiega così: "quando gli infermieri sono abilitati a praticare nella piena misura della loro formazione e competenza, le cure arrivano più lontano, i sistemi funzionano meglio e i pazienti sono assistiti meglio. Il potere della pratica è il potere dei sistemi sanitari che funzionano, e dobbiamo investirci."

 

Il quinto potere è quello della cura

Le malattie non trasmissibili rappresentano oggi il 74% di tutti i decessi globali. Gli infermieri sono i protagonisti dell'assistenza primaria, preventiva e centrata sulla persona, quella che può fare la differenza nella gestione di questo enorme carico. Il rapporto stima che potenziare l'assistenza sanitaria di base nei paesi a basso e medio reddito potrebbe salvare 60 milioni di vite entro il 2030 e aumentare la speranza di vita di 3,7 anni, mentre investire nella prevenzione e gestione delle malattie croniche potrebbe salvare oltre 12 milioni di vite a livello globale e generare un trilione di dollari di benefici economici. Megumi Yamaura-Teshima, Seconda Vicepresidente ICN, sintetizza: "l'assistenza sanitaria primaria integrata e centrata sulla persona è la chiave per affrontare le sfide delle malattie croniche, dell'invecchiamento delle popolazioni e della disuguaglianza sanitaria. Per costruire sistemi sanitari che servano davvero le persone, dobbiamo investire nella capacità della professione infermieristica di rendere le cure continue, coordinate e umane”.

 

Il sesto è il potere della prossimità

Nessun altro professionista sanitario trascorre più tempo a diretto contatto con i pazienti: in media 3,6 ore di assistenza infermieristica per paziente al giorno nei reparti medici, con un giro di visite ogni uno-due ore e quasi otto interazioni separate per posto letto per turno. Questa vicinanza è un fattore di sicurezza cruciale: i danni correlati alle cure costano al mondo 606 miliardi di dollari l'anno, e il peso complessivo di pazienti danneggiati durante le cure è stimato in 64 milioni di anni di vita vissuti con disabilità ogni anno, paragonabile al peso dell'HIV/AIDS. Un'ora aggiuntiva al giorno di assistenza infermieristica è associata a una riduzione del 3% del rischio di morte. Un aumento del 10% delle ore di assistenza da parte di infermieri professionisti riduce le cadute dei pazienti del 9%. Aumentare il personale infermieristico riduce la mortalità dal 5 al 20%. La prossimità va però ben oltre le corsie ospedaliere: in molte comunità remote o svantaggiate, l'infermiere è l'unico operatore sanitario presente. Il rapporto porta l'esempio di Agnes Nambozo, infermiera dell'Uganda orientale che percorre sentieri di montagna, attraversa fiumi e scala scale a pioli per portare vaccini a bambini che nessun sistema sanitario riuscirebbe altrimenti a raggiungere. O di Rusiate Kuila Degei, infermiere delle province remote delle Fiji che si sposta a cavallo attraverso terreni impervi per mantenere il contatto regolare con villaggi che non hanno altra presenza sanitaria. David Stewart osserva: "le vite vengono cambiate non solo dall'expertise, ma dalla presenza, e gli infermieri sono i professionisti che restano più vicini quando conta di più”.

 

Il settimo e ultimo potere è quello della pace

In contesti di conflitto e crisi umanitarie, gli infermieri difendono la salute, i diritti umani e la pace stessa. L'80% delle principali epidemie di malattie infettive si verifica in paesi fragili o coinvolti in conflitti, e sono spesso gli infermieri a identificare e gestire questi rischi in prima linea. La situazione attuale è allarmante: la Safeguarding Health in Conflict Coalition ha documentato oltre 3.600 attacchi alle strutture sanitarie nel 2024, una media di dieci al giorno, il numero più alto mai registrato. Il sistema di sorveglianza dell'OMS ha rilevato 1.348 attacchi nel 2025, con 1.981 vittime. In Siria solo il 57% degli ospedali è pienamente operativo. Nella Striscia di Gaza appena il 42% dei punti di servizio sanitario funziona, e il 90% di questi solo parzialmente. In Sudan solo il 14% degli ospedali è operativo. Il presidente Cobos Serrano è diretto: "nessun infermiere dovrebbe mai essere un bersaglio. La violenza contro infermieri e altri operatori sanitari è stata normalizzata nei conflitti, ma questa normalizzazione è moralmente inaccettabile e non può essere tollerata. Ogni attacco all'assistenza sanitaria indebolisce le fondamenta della civiltà stessa. Dobbiamo supportare gli infermieri come pilastri fondamentali della pace e della sicurezza nelle nostre comunità”. Myrna Abi Abdallah Doumit, rappresentante ICN per il Mediterraneo Orientale, aggiunge: "salute e pace sono intimamente connesse: gli infermieri sono artefici di pace oltre che di salute. Nei momenti di crisi, gli infermieri non solo rispondono, ma anche ricostruiscono, si riprendono e forniscono cure eque che sostengono la stabilità sociale, fondamento della pace”.

A riguardo, InfermieristicaMente ha riportato l’appello urgente lanciato dalla World Health Professions Alliance (WHPA), che riunisce le organizzazioni mondiali di dentisti, infermieri, farmacisti, fisioterapisti e medici, rappresentando 47 milioni di professionisti sanitari in 179 paesi, a tutti gli Stati e alle parti coinvolte nei conflitti armati che in occasione del decimo anniversario della risoluzione Risoluzione 2286 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

 

Un investimento ad alto rendimento, non un costo

Uno dei messaggi più forti del rapporto riguarda il cambio di prospettiva economica. Ogni dollaro investito in salute produce ritorni economici compresi tra 2 e 4 dollari, mentre la cattiva salute riduce il PIL globale del 15% ogni anno. Gli investimenti in interventi preventivi, dove gli infermieri svolgono un ruolo centrale, mostrano ritorni sull'investimento di 1 a 14, secondo dati OCSE del 2025, con la vaccinazione degli adulti che arriva a 1 a 19. Nei paesi a basso e medio reddito i ritorni sugli investimenti nella forza lavoro sanitaria possono raggiungere il rapporto di 10 a 1. Eliminare i danni ai pazienti, in gran parte prevenibili con un adeguato personale infermieristico, potrebbe aumentare la crescita economica globale di oltre lo 0,7% l'anno. Vedere gli infermieri come un costo da contenere è, semplicemente, un errore di calcolo.

Il rapporto ricorda anche che investire nell'infermieristica significa investire nell'equità di genere: l'85% della forza lavoro infermieristica è composta da donne, eppure la ricerca mostra che le donne guadagnano meno degli uomini nell'assistenza sanitaria e hanno molte meno probabilità di ricoprire ruoli di leadership. Investire nella formazione universitaria infermieristica può portare a incrementi dei guadagni superiori al 300% in alcune regioni. La parità di genere nel mercato del lavoro globale potrebbe sbloccare 28 trilioni di dollari di valore sociale l'anno.

 

La crisi dei finanziamenti e le tre leve per agire

Il rapporto non ignora le difficoltà economiche in cui molti governi si trovano. L'OMS ha stimato una riduzione di oltre il 30% degli aiuti esterni per la salute nel 2025 rispetto al 2023, con perturbazioni immediate dei servizi in circa il 70% dei 108 paesi a basso e medio reddito esaminati. Eppure la risposta non può essere il taglio alle spese sanitarie. La domanda, scrive l'ICN, non è più se i paesi possano permettersi di investire nella forza lavoro sanitaria e infermieristica, ma se possano permettersi le conseguenze del non farlo.

Per massimizzare l'impatto degli investimenti, il rapporto identifica tre leve strategiche fondamentali.

La prima è la prevenzione e le popolazioni più sane: riducendo la domanda evitabile attraverso l'assistenza primaria e preventiva, con gli infermieri come motori principali.

La seconda è l'eliminazione degli sprechi: investire in infermieri professionisti evita i costi di gran lunga maggiori dei danni prevenibili e delle riammissioni.

La terza è l'ottimizzazione delle performance attraverso la riforma dell’ambito della pratica professionale infermieristica e il sostegno tecnologico, purché progettato con e per gli infermieri.

 

Howard Catton, CEO dell'ICN, chiude con parole che suonano come un monito per tutti i decisori politici del pianeta: "in tempi difficili e turbolenti, investire nell'infermieristica è vitale per la sicurezza sociale, economica e sanitaria. Le cure che gli infermieri forniscono mantengono le popolazioni vive, produttive e resilienti agli shock di pandemie, crescenti bisogni sanitari, conflitti e disastri naturali. Non c'è sicurezza nazionale senza sicurezza sanitaria, e non c'è sicurezza sanitaria senza la forza lavoro infermieristica”.

 

E Cobos Serrano conclude il rapporto con le parole più dirette di tutte: "questo rapporto non lascia spazio al dubbio: il potere dell'infermieristica è immenso e viene sistematicamente sottoutilizzato. Ciò che è richiesto ora è la volontà politica di abbinare le evidenze all'azione, riconoscendo che investire nell'infermieristica è una strategia ad alto rendimento che nessun sistema sanitario può permettersi di trascurare. L'evidenza lo richiede, l'economia lo sostiene, e l'umanità dipende da esso”.