Iscriviti alla newsletter

Sant’Orsola, NurSind: ''Aggredire un infermiere non può diventare normalità''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 20/06/2026

Emilia RomagnaNurSind dal territorio

Dopo l’ennesimo episodio al Pronto Soccorso di Bologna, il sindacato chiede verifiche, più sicurezza e interventi strutturali per proteggere chi assiste i cittadini.


Firma editoriale

C’è una linea sottile che separa la dedizione professionale dall’accettazione dell’inaccettabile. Gli infermieri lavorano ogni giorno in contesti complessi, spesso al limite delle risorse disponibili, affrontando dolore, paura e tensioni che accompagnano le emergenze. Ma quando la violenza entra stabilmente nei luoghi di cura, non siamo più di fronte a episodi isolati: siamo davanti a un problema organizzativo, sociale e culturale che chiama in causa istituzioni, aziende sanitarie e politica. La denuncia di NurSind Bologna non riguarda soltanto un’aggressione: è il grido di una professione che rifiuta di considerare il rischio per la propria incolumità come parte integrante del lavoro di cura.


BOLOGNA, 20/06/2026 – Un’altra aggressione ai danni di un’infermiera, un altro campanello d’allarme che scuote il sistema dell’emergenza-urgenza. Questa volta il teatro dell’episodio è stato il Pronto Soccorso del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove una professionista di 33 anni è stata vittima di una violenta aggressione mentre era impegnata nella presa in carico di un paziente già assistito dal servizio.

Secondo quanto emerso dalla ricostruzione dei fatti, l’uomo, poco prima della mezzanotte, si sarebbe improvvisamente alzato dalla barella. L’infermiera si sarebbe avvicinata nel tentativo di tranquillizzarlo, attivando contemporaneamente il supporto medico e il personale addetto alla sicurezza. In quei concitati momenti, però, il paziente l’avrebbe afferrata al collo, trattenendola con forza.

Solo il tempestivo intervento degli operatori presenti nell’area avrebbe impedito conseguenze ancora più gravi. Per la professionista coinvolta è stata formulata una prognosi di quindici giorni.

Di fronte all’accaduto, NurSind Bologna ha espresso immediatamente piena vicinanza all'infermiera e a tutto il personale del Pronto Soccorso, chiedendo che venga fatta piena luce sulla gestione dell'episodio, sui tempi di risposta e sulle misure concretamente attivate per prevenire situazioni analoghe.

"Sappiamo che il fenomeno non può essere archiviato come un fatto isolato. Negli ultimi giorni si erano già verificati altri episodi di aggressione proprio all'interno del Pronto Soccorso del Sant'Orsola. I numeri ci restituiscono la fotografia di un problema strutturale che non può più essere ignorato", sottolinea Antonella Rodigliano, segretaria regionale NurSind Emilia-Romagna.

Secondo il sindacato, i dati confermano una realtà ormai consolidata: la violenza contro gli operatori sanitari rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario contemporaneo.

Nel solo 2025, al Policlinico Sant'Orsola, sono state registrate 124 segnalazioni di violenza, pari a una media di un episodio ogni tre giorni. Un dato che testimonia come l'esposizione al rischio sia diventata una costante per chi opera nei reparti più delicati.

"Il report regionale sulle aggressioni evidenzia che circa il 60% degli eventi violenti coinvolge direttamente gli infermieri", evidenzia Dario Antichi, dirigente territoriale NurSind. "Chi lavora nell'emergenza è il primo volto che il cittadino incontra nei momenti di maggiore fragilità: paura, attese, frustrazione e tensioni finiscono spesso per scaricarsi proprio sugli operatori che stanno cercando di aiutare".

Per NurSind, tuttavia, il tema non riguarda esclusivamente la sicurezza fisica. La questione investe la sostenibilità stessa della professione infermieristica.

"Non possiamo più accettare che aggressioni, carichi di lavoro sempre più gravosi, turni usuranti, rischio burnout e pericolo concreto per la propria incolumità vengano percepiti come il prezzo individuale da pagare per aver scelto di fare l'infermiere", afferma Antichi. "Non può essere considerata una parte normale dell'essere infermiere."

Un richiamo forte viene rivolto anche alle istituzioni regionali e nazionali, chiamate a superare la logica degli interventi episodici.

"Le misure adottate finora non sono state sufficienti. Serve un deciso cambio di passo", conclude Rodigliano. "Senza azioni concrete sulla sicurezza, sul rafforzamento degli organici e sulla tutela dei professionisti, sarà sempre più difficile garantire continuità assistenziale e cure sicure ai cittadini."

L'ennesima aggressione avvenuta a Bologna riapre così una riflessione non più rinviabile: difendere gli infermieri significa difendere il diritto alla cura. Perché nessun professionista sanitario dovrebbe entrare in servizio mettendo in conto di poter diventare vittima di violenza mentre svolge il proprio lavoro.