Errori clinici, solo uno su cinque viene segnalato: cosa frena davvero gli infermieri
La revisione sistematica ha coinvolto quasi 10.000 infermieri e studenti infermieri in diversi Paesi. Atteggiamenti individuali, cultura organizzativa, leadership e paura delle sanzioni influenzano in modo decisivo la volontà di segnalare gli eventi avversi.
Ogni anno oltre un paziente su dieci subisce un danno correlato all'assistenza sanitaria e, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 50% di questi eventi potrebbe essere evitato. Eppure uno degli strumenti più efficaci per migliorare la sicurezza delle cure, la segnalazione degli errori da parte degli operatori sanitari, continua a essere utilizzato molto meno di quanto sarebbe necessario.
Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Nursing Care Quality ha cercato di capire perché. Gli autori hanno analizzato la letteratura internazionale disponibile fino ad aprile 2025, individuando i fattori che influenzano la volontà degli infermieri di segnalare errori clinici, terapeutici e assistenziali. Il risultato è un quadro complesso nel quale le motivazioni individuali si intrecciano con il clima organizzativo, la cultura della sicurezza e lo stile di leadership presente nelle strutture sanitarie.
Un fenomeno globale che continua a essere sottostimato
Gli errori sanitari rappresentano una delle principali cause di danno evitabile nei sistemi sanitari di tutto il mondo. Lo studio ricorda che ogni anno l'assistenza non sicura è responsabile di oltre tre milioni di decessi e che gli eventi possono essere distinti in tre categorie: i near miss (errori intercettati prima di provocare danni), gli eventi avversi e gli errori effettivi che raggiungono il paziente.
Nonostante la crescente attenzione verso la sicurezza delle cure, il problema principale continua a essere la sotto-segnalazione. Gli infermieri costituiscono la categoria professionale che identifica e comunica il maggior numero di eventi, contribuendo a circa il 47% delle segnalazioni complessive, ma i numeri reali sono molto lontani dalla realtà assistenziale quotidiana.
Gli autori riportano un dato particolarmente significativo relativo agli errori di terapia farmacologica: mediamente si verifica un errore ogni 24 atti correlati ai farmaci, ma viene notificato soltanto un errore ogni 133 procedure. In altre parole, gli infermieri segnalerebbero appena il 20% circa degli eventi realmente verificatisi.
Secondo i ricercatori, questa mancata segnalazione impedisce ai sistemi sanitari di comprendere pienamente le cause degli errori, analizzarne i fattori scatenanti e mettere in atto interventi efficaci di prevenzione.
Una revisione che raccoglie le evidenze internazionali
Per comprendere quali fattori favoriscano o ostacolino il reporting degli errori, gli autori hanno effettuato una revisione sistematica seguendo le linee guida PRISMA.
La ricerca è stata condotta nei database PubMed, CINAHL e PsycINFO, integrata da Google Scholar, prendendo in considerazione esclusivamente studi quantitativi pubblicati in lingua inglese. Sono stati inizialmente identificati 773 articoli; dopo l'eliminazione dei duplicati, degli studi qualitativi e delle pubblicazioni non pertinenti, sono stati inclusi nell'analisi finale 27 studi.
Complessivamente sono stati coinvolti 9.797 partecipanti, dei quali 478 studenti infermieri. Gli studi provenivano da numerosi contesti geografici: Medio Oriente, Corea del Sud, Stati Uniti, Taiwan, Iran, Canada, Lituania, Turchia, Egitto, Italia e Cina.
La qualità metodologica delle ricerche è risultata elevata, con un punteggio medio di 6,7 su 8 secondo lo strumento di valutazione del Joanna Briggs Institute.
L'atteggiamento personale resta uno dei fattori decisivi
Una delle evidenze più solide riguarda l'atteggiamento degli infermieri verso la segnalazione.
Dodici studi hanno dimostrato che chi considera il reporting uno strumento utile per migliorare la qualità dell'assistenza mostra una probabilità significativamente maggiore di comunicare errori ed eventi avversi.
Tra gli elementi che favoriscono questo atteggiamento figurano la formazione specifica sugli errori di terapia, la fiducia nelle procedure di segnalazione e la consapevolezza della responsabilità professionale nella comunicazione degli eventi.
In altre parole, più un infermiere percepisce la segnalazione come parte integrante della pratica professionale, maggiore è la probabilità che decida di compilare una segnalazione.
Il peso dei colleghi e della cultura professionale
La revisione evidenzia anche il ruolo delle cosiddette "norme soggettive", cioè la pressione sociale esercitata dall'ambiente di lavoro.
Quando colleghi, coordinatori e dirigenti considerano la segnalazione un comportamento normale e atteso, aumenta significativamente la disponibilità degli infermieri a comunicare gli errori.
Diversi studi hanno mostrato come il clima del reparto e l'atteggiamento del gruppo di lavoro influenzino direttamente il comportamento individuale. Se la cultura dominante tende a minimizzare gli errori o a scoraggiarne la comunicazione, la propensione al reporting diminuisce sensibilmente.
Controllo percepito: se il sistema è semplice si segnala di più
Un altro elemento individuato riguarda il cosiddetto controllo comportamentale percepito.Gli infermieri sono più propensi a segnalare un errore quando ritengono di avere strumenti semplici, procedure chiare, tempo sufficiente e supporto organizzativo per farlo.
Al contrario, procedure burocratiche complesse, sistemi informatici poco intuitivi o l'assenza di indicazioni operative rappresentano ulteriori ostacoli alla comunicazione degli eventi.
La cultura della sicurezza vale più delle procedure
Tra tutti i fattori emersi, la cultura della sicurezza organizzativa rappresenta probabilmente quello con il maggiore impatto. Otto studi hanno dimostrato che gli ospedali caratterizzati da una cultura della sicurezza solida registrano una maggiore propensione degli infermieri alla segnalazione degli errori.
In particolare risultano determinanti una comunicazione aperta tra professionisti, il lavoro di squadra, il supporto del management, la possibilità di apprendere dagli errori e soprattutto un approccio non punitivo.
La revisione sottolinea come il timore delle conseguenze personali rappresenti ancora oggi una delle principali cause di mancata segnalazione. Molti infermieri eviterebbero infatti di riportare un errore per paura di ricevere provvedimenti disciplinari, essere giudicati incompetenti o subire ripercussioni professionali.
Per questo motivo gli autori ritengono fondamentale promuovere modelli organizzativi ispirati alla Just Culture, nei quali l'errore venga analizzato come occasione di apprendimento e miglioramento piuttosto che come motivo di colpevolizzazione individuale.
Leadership e sicurezza psicologica fanno la differenza
Anche la leadership emerge come uno degli elementi più influenti.
Sette degli otto studi che hanno affrontato questo tema hanno evidenziato una relazione positiva tra stili di leadership trasformazionale o partecipativa e intenzione di segnalare gli errori. Quando coordinatori e dirigenti favoriscono il dialogo, ascoltano il personale e valorizzano il contributo degli operatori, aumenta la cosiddetta sicurezza psicologica, ovvero la percezione di poter parlare apertamente senza timore di essere umiliati o puniti. Al contrario, leadership autoritarie o caratterizzate da atteggiamenti difensivi riducono significativamente la disponibilità degli infermieri a comunicare eventi avversi e near miss.
Esperienza e formazione possono incidere, ma i risultati sono meno omogenei
La revisione ha preso in esame anche alcune caratteristiche individuali. In diversi studi gli infermieri più esperti hanno mostrato una maggiore disponibilità a segnalare gli errori, probabilmente grazie a una maggiore sicurezza professionale. Analogamente, in alcune ricerche un livello di istruzione più elevato e l'aver già affrontato in passato errori terapeutici si sono associati a una maggiore propensione al reporting.
Per età, genere e livello di istruzione, tuttavia, i risultati risultano meno uniformi e non consentono conclusioni definitive, evidenziando la necessità di ulteriori studi.
Le indicazioni per il futuro
Secondo gli autori, aumentare il numero delle segnalazioni non significa semplicemente chiedere agli infermieri di compilare più moduli.
Occorre costruire organizzazioni che favoriscano realmente la comunicazione degli errori attraverso programmi formativi, sistemi di feedback, procedure semplici, leadership inclusiva e una cultura orientata all'apprendimento continuo.
Le strategie suggerite comprendono anche interventi mirati per modificare gli atteggiamenti verso il reporting, rafforzare le norme sociali positive e aumentare il senso di controllo degli operatori, oltre all'adozione diffusa del modello della Just Culture
Gli autori concludono che la volontà degli infermieri di segnalare errori clinici non dipende da un singolo fattore, ma dall'interazione tra caratteristiche individuali, clima organizzativo, leadership e cultura della sicurezza.
Comprendere questi meccanismi è essenziale per sviluppare strategie realmente efficaci, aumentare il numero delle segnalazioni e trasformare ogni errore in un'opportunità di miglioramento, contribuendo così a ridurre gli eventi avversi evitabili e a rafforzare la sicurezza dei pazienti.
da: Alshurman, A, Abusalem, S, Ross, R, Okoli, C. Factors Associated With Nurses' Intention to Report Medical and Care Errors: A Systematic Review. Journal of Patient Safety. 2026;22(4):e87-e98. doi:10.1097/PTS.0000000000001483.
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