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Infermieri sotto pressione, NurSind: ''La stanchezza aumenta il rischio di errore''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 03/09/2026

NurSind dal territorioPiemonte

Coppolella (NurSind): "Anche 12-13 pazienti a testa, riposi saltati e rientri improvvisi. Così non si può continuare"


di Giuseppe Provinzano

"Non è soltanto una questione di carenza di personale. È una questione di sicurezza. Quando turni sempre più pesanti, riposi sacrificati e rientri improvvisi diventano la normalità, a essere messa alla prova non è soltanto la resistenza degli infermieri, ma la stessa capacità del sistema sanitario di garantire un'assistenza sicura. A lanciare l'allarme è il NurSind Piemonte, che attraverso il segretario regionale Francesco Coppolella porta al centro del dibattito una delle paure meno raccontate di chi lavora ogni giorno accanto ai pazienti: che la stanchezza, prima o poi, possa trasformarsi in errore".


NurSind: "Stanchi e sotto pressione. Ma non possiamo permetterci di sbagliare"

TORINO, 03/09/2026 - C'è una pressione che difficilmente emerge dai numeri delle aziende sanitarie. È quella che accompagna l'infermiere durante tutto il turno, quando il numero dei pazienti cresce, il tempo si riduce e ogni priorità deve essere continuamente rivalutata.

A descrivere questa realtà è Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind Piemonte e infermiere in un servizio di salute mentale dell'Asl di Torino.

Il punto di partenza, secondo Coppolella, è il carico assistenziale. In alcune realtà un infermiere può trovarsi a iniziare il proprio turno dovendo seguire dodici o tredici pazienti contemporaneamente, con la conseguenza di dover impostare fin dai primi minuti una corsa contro il tempo.

"Quando inizi il turno con dodici o tredici pazienti a testa sei già costretto a rincorrere il tempo. Il problema non è soltanto riuscire a fare tutto, ma garantire che nulla di importante venga lasciato indietro".

Per il NurSind, dietro questa situazione esiste anche un aspetto dell'assistenza più difficile da misurare. L'infermiere non somministra soltanto terapie e non esegue esclusivamente procedure: ascolta, informa, rassicura e rappresenta molto spesso il primo riferimento per il paziente e per la sua famiglia.

Ma quando il personale è insufficiente, proprio il tempo dedicato alla relazione rischia di essere il primo a scomparire.

"A fine turno rimane spesso la sensazione di non essere riusciti a dedicare neppure qualche minuto in più a chi aveva paura o aveva bisogno di essere ascoltato. Non perché manchi la volontà, ma perché materialmente quel tempo non c'è".

NurSind: "Il vero timore è commettere un errore"

Ed è proprio qui che la denuncia assume un significato ancora più delicato.

La stanchezza accumulata, sommata a carichi assistenziali elevati e a una pressione organizzativa continua, secondo il sindacato può trasformarsi in un fattore di rischio anche per la sicurezza delle cure.

Per l'infermiere esiste inoltre una responsabilità professionale personale che accompagna ogni decisione e ogni attività assistenziale.

"La paura più grande non è essere stanchi. È che quella stanchezza, insieme alla pressione continua, possa portarti a sbagliare. Ogni atto assistenziale comporta responsabilità precise e lavorare in condizioni estreme significa esporsi anche personalmente".

Il NurSind richiama quindi l'attenzione su un problema che non può essere affrontato chiedendo semplicemente ai professionisti di aumentare ulteriormente il proprio sforzo.

Quando un sistema funziona grazie alla disponibilità costante del personale a coprire vuoti e assenze, il rischio è che ciò che dovrebbe rappresentare un'eccezione diventi una modalità organizzativa ordinaria.

Riposi saltati e telefonate per rientrare in servizio

A pesare sono infatti anche le chiamate improvvise per coprire l'assenza di un collega, i riposi che saltano e le ore di lavoro straordinario che continuano ad accumularsi.

"Può arrivare una telefonata mentre stai dormendo perché manca qualcuno e devi rientrare. I riposi vengono sacrificati e si accumulano centinaia di ore di straordinario senza sapere quando sarà possibile recuperarle".

Per Coppolella, turnistica, straordinari e rientri improvvisi rappresentano alcuni dei principali fattori di logoramento psicofisico degli infermieri.

E c'è un'altra criticità: le cosiddette attività improprie. Compiti che finiscono per sottrarre ulteriore tempo all'assistenza diretta e che, in un'organizzazione già sotto pressione, aumentano il peso sostenuto dai professionisti.

L'infermiere, sottolinea il segretario regionale NurSind, resta inoltre una delle figure con cui pazienti e familiari si confrontano maggiormente. È quindi chiamato frequentemente a gestire richieste, tensioni e problemi organizzativi che non dipendono direttamente dalla sua responsabilità.

"Gli infermieri sono diventati l'ammortizzatore del sistema"

È questa, probabilmente, l'immagine più efficace utilizzata dal NurSind Piemonte: infermieri trasformati nell'“ammortizzatore” delle inefficienze del sistema sanitario, chiamati quotidianamente a compensare carenze organizzative affinché le conseguenze ricadano il meno possibile sui pazienti.

"Gli infermieri stanno impedendo che molti problemi organizzativi arrivino direttamente sul paziente. Ma questo significa fare il lavoro per cui siamo stati formati e, contemporaneamente, assorbire tutto ciò che viene prodotto dalle carenze e dalle inefficienze".

Il messaggio lanciato da Coppolella non lascia molto spazio alle interpretazioni.

"La continuità assistenziale non può essere garantita indefinitamente attraverso lo sforzo individuale degli operatori. Questo sistema non potrà reggere ancora a lungo".

La questione, dunque, supera la pur fondamentale tutela dei lavoratori. Un infermiere stanco, costretto a lavorare costantemente sotto pressione e con un numero eccessivo di pazienti non rappresenta soltanto un problema occupazionale: diventa un tema di sicurezza sanitaria.

Ed è proprio su questo terreno che il NurSind chiede di spostare il confronto: organici adeguati, organizzazione del lavoro sostenibile e rispetto dei riposi non possono più essere considerati semplicemente rivendicazioni sindacali. Sono condizioni necessarie per proteggere contemporaneamente chi cura e chi viene curato.