'Disinfettiamo la pelle per proteggerla' : una routine che può danneggiare la barriera cutanea
Ipoclorito di sodio, iodopovidone e altri antisettici non dovrebbero essere utilizzati come prodotti di routine per detergere o “proteggere” la cute integra di pazienti fragili o a rischio di lesioni da pressione. Le più recenti raccomandazioni internazionali puntano invece su detersione delicata, prodotti a pH lievemente acido, idratazione, protezione dall’umidità e riduzione dello sfregamento. Ma attenzione a non trasformare il messaggio in un nuovo automatismo: gli antisettici mantengono indicazioni precise, per esempio nella preparazione della cute prima di procedure invasive. La pratica da abbandonare è la loro applicazione indiscriminata sulla cute integra con finalità di igiene o prevenzione delle lesioni.
Per molto tempo l'idea di “disinfettare” la cute è stata associata quasi automaticamente a quella di proteggerla. In molti contesti assistenziali, soprattutto nei pazienti anziani, allettati, incontinenti o considerati a rischio di lesioni da pressione, prodotti antisettici o disinfettanti sono stati utilizzati anche sulla cute integra, nella convinzione che una maggiore azione antimicrobica corrispondesse a una maggiore sicurezza.
Le evidenze e le raccomandazioni più recenti impongono però una distinzione fondamentale. Una cosa è l'antisepsi della cute integra prima di una procedura invasiva, per la quale esistono indicazioni precise; altra cosa è utilizzare ripetutamente antisettici come prodotti di igiene, detersione o prevenzione delle lesioni cutanee.
È quest'ultima pratica a non trovare spazio nei moderni programmi di prevenzione delle lesioni da pressione. La quarta edizione dell'International Guideline EPUAP/NPIAP/PPPIA, i cui capitoli preventivi sono stati pubblicati nel 2025, pone al centro della cura preventiva della cute un approccio molto diverso: mantenere la pelle pulita e adeguatamente idratata, ridurre l'esposizione all'umidità, utilizzare una pressione minima durante lavaggio e asciugatura e scegliere prodotti con pH lievemente acido, vicino a quello fisiologico cutaneo.
Il primo equivoco da eliminare: detergere non significa disinfettare
La cute integra possiede una barriera fisica, chimica e microbiologica estremamente sofisticata. Lo strato corneo, i lipidi superficiali, il microbiota e il cosiddetto mantello acido contribuiscono a mantenerne integrità e funzione protettiva.
Per questo la normale igiene della cute non ha come obiettivo quello di renderla sterile, cosa peraltro impossibile e non desiderabile, ma di rimuovere sporco, secrezioni, residui organici e sostanze irritanti preservando il più possibile la barriera cutanea.
Già il documento di posizionamento italiano La cute: identificazione dei criteri per una gestione corretta, elaborato dal gruppo di studio dell'Associazione Italiana Ulcere Cutanee, affrontava la gestione della cute come elemento fondamentale della prevenzione e non come semplice procedura di pulizia. La fonte risulta pubblicata negli atti di Acta Vulnologica ed è riconducibile al lavoro del gruppo AIUC dedicato specificamente alla corretta gestione cutanea.
Oggi questo principio è ulteriormente rafforzato dalle raccomandazioni internazionali: la priorità è preservare la barriera, non sottoporre sistematicamente la cute integra a una decontaminazione chimica.
Il pH della pelle non è un dettaglio
Uno dei punti sui quali le indicazioni moderne insistono maggiormente riguarda il pH.
La superficie cutanea sana presenta normalmente un ambiente lievemente acido. L'International Guideline 2025 raccomanda di scegliere prodotti detergenti e prodotti leave-on con un pH leggermente acido, indicativamente compreso tra 4,5 e 5,5, quindi vicino al normale pH della cute.
Anche il più recente consenso internazionale sulla detersione della cute e delle ferite, pubblicato nel 2025, colloca generalmente il pH cutaneo nell'intervallo 4,0–5,5 e sottolinea come il mantenimento di questo ambiente contribuisca a sostenere il microbioma fisiologico e a ostacolare la proliferazione di microrganismi patogeni.
Quando la cute viene sottoposta ripetutamente a prodotti troppo aggressivi o alcalini, questo equilibrio può essere alterato.
È quindi riduttivo pensare che un prodotto sia migliore soltanto perché “disinfetta di più”. Nella cura quotidiana della cute integra di una persona fragile, l'aggressività chimica può essere esattamente ciò che si vuole evitare.
Persino acqua e sapone non sono sempre la scelta migliore
Il cambiamento culturale diventa ancora più evidente se si considera che le raccomandazioni moderne non mettono in discussione soltanto l'uso indiscriminato degli antisettici.
Anche il tradizionale binomio acqua e sapone, soprattutto quando vengono utilizzati saponi alcalini e lavaggi frequenti, può risultare poco adatto alla cute vulnerabile.
L'EPUAP raccomanda di mantenere la pelle pulita e idratata, detergere tempestivamente dopo gli episodi di incontinenza e evitare saponi e detergenti alcalini, proteggendo inoltre la cute dall'eccesso di umidità mediante prodotti barriera quando indicato. Durante la detersione bisogna evitare sfregamenti energici e asciugare delicatamente, prestando particolare attenzione alle pieghe cutanee.
Il consenso internazionale del 2025 sottolinea che i saponi tradizionali, con pH che può collocarsi indicativamente tra 8 e 11, possono alterare il pH cutaneo, favorire secchezza e irritazione e compromettere la funzione barriera.
La questione, quindi, non è semplicemente sostituire “disinfettante” con “sapone”, ma scegliere una strategia di detersione compatibile con la fisiologia della pelle.
Detergere troppo e strofinare troppo può danneggiare la barriera
Nei pazienti fragili il problema non riguarda soltanto il prodotto utilizzato, ma anche come viene effettuata la detersione.
Una persona incontinente, per esempio, può essere sottoposta a numerose procedure di igiene nell'arco della giornata. Se ogni episodio comporta lavaggio, risciacquo, asciugatura e sfregamento ripetuti, la combinazione tra umidità, sostanze irritanti e trauma meccanico può contribuire a compromettere la barriera cutanea.
La nuova International Guideline raccomanda espressamente di utilizzare soltanto una pressione leggera durante il lavaggio e l'asciugatura.
Questo rende particolarmente interessanti, nei pazienti appropriati, i sistemi detergenti no-rinse, che possono ridurre alcune delle manipolazioni necessarie rispetto al lavaggio tradizionale.
Ma anche qui è necessario evitare affermazioni troppo assolute: “senza risciacquo” non significa automaticamente “superiore” in ogni paziente e con qualsiasi prodotto.
Cosa sappiamo davvero sui detergenti senza risciacquo
Una delle fonti più aggiornate è la Cochrane Review pubblicata nel luglio 2025 sulla prevenzione della dermatite associata all'incontinenza, che ha rivalutato detergenti cutanei, prodotti leave-on e differenti procedure di skin care negli adulti incontinenti.
Tre trial confrontavano un detergente cutaneo con acqua e sapone. In uno studio, una schiuma detergente è risultata associata a una minore incidenza di dermatite associata all'incontinenza, con RR 0,35 e IC 95% 0,14–0,85, mentre un altro piccolo studio non ha permesso di dimostrare con precisione un vantaggio delle salviette contenenti dimeticone. Un ulteriore studio ha riportato punteggi di eritema inferiori con un detergente no-rinse rispetto ad acqua e sapone.
Il dato importante, però, è il giudizio degli stessi revisori: la certezza delle evidenze è bassa o molto bassa e non è ancora possibile affermare con sicurezza che uno specifico detergente o prodotto leave-on sia superiore a tutti gli altri.
La formulazione scientificamente più corretta è quindi che i detergenti delicati, pH-bilanciati e i sistemi no-rinse rappresentano opzioni coerenti con i moderni programmi di protezione cutanea, soprattutto quando è necessario ridurre ripetuti lavaggi e sfregamenti, ma non che qualsiasi prodotto no-rinse abbia dimostrato di prevenire le lesioni da pressione.
Incontinenza, umidità e lesioni da pressione: condizioni diverse che possono sommarsi
Il tema è particolarmente importante nel paziente incontinente.
Urine e soprattutto feci espongono la cute a umidità e sostanze irritanti, favorendo macerazione e alterazione della barriera. Può svilupparsi così una incontinence-associated dermatitis, IAD, cioè una dermatite associata all'incontinenza.
La IAD non deve essere confusa con una lesione da pressione: eziologia, caratteristiche cliniche e gestione non sono sovrapponibili. Tuttavia, una cute già compromessa dall'umidità e dall'infiammazione è più vulnerabile e la presenza di alterazioni cutanee deve entrare nella valutazione complessiva del rischio.
Le raccomandazioni internazionali sulla prevenzione delle lesioni da pressione insistono infatti su un regime strutturato di skin care che comprenda pulizia, idratazione appropriata, detersione tempestiva dopo gli episodi di incontinenza e protezione dall'umidità.
Antisettici e lesioni da pressione: attenzione a non confondere associazione e causalità
Qui è necessario aggiornare anche una delle affermazioni presenti nelle raccomandazioni più datate.
Dire che l'impiego di ipoclorito, iodopovidone o altri antisettici sulla cute integra “aumenta le lesioni da pressione di stadio I e II” come rapporto causale diretto sarebbe oggi troppo netto.
Le evidenze più solide sostengono piuttosto un principio generale: nella prevenzione delle lesioni da pressione bisogna preservare l'integrità della barriera cutanea, evitare irritazione, eccessiva secchezza, umidità, attrito e trauma meccanico.
Prodotti irritanti o utilizzati in maniera inappropriata possono contribuire a compromettere la cute e una barriera già danneggiata rappresenta un elemento sfavorevole nel paziente vulnerabile. Ma non è corretto trasformare questa relazione biologicamente plausibile in una prova che un determinato antisettico causi direttamente una lesione da pressione di categoria I o II.
Questa distinzione rende il messaggio più rigoroso e, soprattutto, evita di attribuire alle fonti più di quanto effettivamente dimostrino.
Ipoclorito e iodopovidone non sono detergenti per l'igiene quotidiana
Un altro punto importante riguarda la terminologia.
Prodotti come ipoclorito di sodio e iodopovidone hanno proprietà antimicrobiche e possono avere indicazioni specifiche in determinati contesti clinici, ma questo non significa che siano appropriati come prodotti di routine per l'igiene della cute integra.
Le linee guida della Wound Healing Society, aggiornate nel 2023, ricordano inoltre che diversi antisettici, tra cui ipoclorito, clorexidina e iodopovidone, pur possedendo attività antibatterica, possono risultare tossici per il tessuto di granulazione sano quando vengono utilizzati sul letto della ferita. La detersione dovrebbe quindi essere effettuata minimizzando il trauma chimico e meccanico.
Questo dato riguarda principalmente la ferita e il tessuto di granulazione, non la cute integra, e non deve essere impropriamente trasferito da un contesto all'altro. È però un'ulteriore dimostrazione del fatto che “antimicrobico” non è sinonimo di “innocuo” e che ogni sostanza deve essere utilizzata per l'indicazione appropriata.
Attenzione però: la cute integra deve essere disinfettata in alcune situazioni
È probabilmente la precisazione più importante dell'intero argomento.
Non sarebbe corretto trasformare la raccomandazione “non usare antisettici per la normale igiene della cute integra” in “non disinfettare mai la cute integra”.
Prima dell'inserimento di un catetere vascolare, per esempio, l'antisepsi cutanea è una vera misura di prevenzione delle infezioni. I CDC raccomandano di preparare la cute pulita con un antisettico appropriato prima dell'inserimento di un catetere venoso periferico e indicano preparazioni contenenti clorexidina in soluzione alcolica >0,5% prima dell'inserimento di cateteri venosi centrali e arteriosi periferici, con alternative previste quando la clorexidina è controindicata.
Analogamente, l'antisepsi della cute integra trova indicazione nella preparazione preoperatoria e in altre procedure invasive secondo protocolli specifici. L'OMS, per esempio, raccomanda preparazioni alcoliche di clorexidina per l'antisepsi cutanea prima del taglio cesareo.
La pratica a basso valore, dunque, non è l'antisepsi della cute integra quando esiste un'indicazione infettivologica o procedurale.
È la disinfezione indiscriminata e ripetuta della cute integra in assenza di un'indicazione specifica, utilizzata come sostituto della normale detersione o come presunta strategia preventiva delle lesioni da pressione.
Il colore sulla pelle non è sinonimo di protezione
Anche l'impiego storico di sostanze coloranti merita una riflessione.
Applicare un prodotto che lascia una colorazione evidente sulla cute può generare una percezione di “protezione”, ma nella prevenzione delle lesioni da pressione questo può essere persino controproducente se rende più difficile osservare correttamente la superficie cutanea.
L'ispezione della cute è infatti uno degli elementi fondamentali della prevenzione. Le raccomandazioni internazionali invitano a ricercare alterazioni come eritema e modificazioni della cute e dei tessuti nelle persone a rischio.
Qualsiasi pratica che interferisca inutilmente con la valutazione visiva deve quindi essere attentamente ponderata.
Cosa fare?
Il cambio di paradigma può essere riassunto in un principio: proteggere la barriera cutanea invece di aggredirla nel tentativo di “sterilizzarla”.
Nel paziente fragile o a rischio di lesioni da pressione, la skin care dovrebbe essere individualizzata sulla base delle condizioni della cute, del livello di mobilità, dell'esposizione a urine, feci o sudore, della presenza di secchezza e del rischio di attrito e frizione.
La International Guideline 2025 suggerisce prodotti detergenti e leave-on con pH lievemente acido, 4,5–5,5, lavaggio e asciugatura con pressione leggera e riduzione dell'esposizione eccessiva all'acqua quando la cute è molto secca.
L'EPUAP raccomanda inoltre di mantenere la cute pulita e idratata, intervenire rapidamente dopo gli episodi di incontinenza, evitare detergenti alcalini e utilizzare prodotti barriera per proteggerla dall'umidità quando appropriato.
Non esiste quindi un prodotto universale valido per tutti. Esiste una strategia di protezione cutanea.
Una routine apparentemente “più igienica” può essere una pratica a basso valore
È proprio questo il punto che porta la disinfezione routinaria della cute integra all'interno delle pratiche a basso valore.
Applicare sistematicamente un antisettico su talloni, sacro, glutei o altre aree considerate “a rischio” non scarica la pressione, non riduce lo shear, non corregge l'immobilità, non gestisce l'umidità e non sostituisce il riposizionamento o una superficie antidecubito appropriata.
La prevenzione delle lesioni da pressione richiede interventi rivolti ai meccanismi che realmente contribuiscono alla loro comparsa: valutazione del rischio e della cute, mobilizzazione e riposizionamento individualizzati, gestione delle superfici di supporto, nutrizione, controllo del microclima e protezione della barriera cutanea.
“Disinfettare” una zona a rischio può quindi dare l'impressione di aver realizzato un intervento preventivo senza agire sui determinanti fondamentali della lesione.
Dalla disinfezione alla skin care: cosa è cambiato davvero
La prevenzione moderna non consiste nel “disinfettare di più”, ma nel detergere quando necessario con modalità poco traumatiche, preservare il pH fisiologico, mantenere un'adeguata idratazione, proteggere la cute dall'eccessiva umidità e limitare attrito e sfregamento.
E anche le evidenze più recenti invitano alla prudenza: la Cochrane Review 2025 suggerisce che detergenti specifici e strategie combinate di detersione e protezione potrebbero essere preferibili al tradizionale acqua e sapone nella prevenzione della dermatite associata all'incontinenza, ma la certezza dell'evidenza resta bassa o molto bassa.
È un dettaglio importante, perché una pratica basata sulle evidenze non consiste nel sostituire un vecchio dogma con uno nuovo.
La pratica da abbandonare
Il messaggio finale può quindi essere formulato in maniera più aggiornata rispetto alla raccomandazione originaria:
Non utilizzare routinariamente antisettici, disinfettanti o coloranti sulla cute integra con finalità di igiene o prevenzione delle lesioni da pressione, in assenza di una specifica indicazione clinica.
Nel paziente fragile o a rischio, la cura preventiva della cute dovrebbe privilegiare detersione delicata, prodotti compatibili con il pH fisiologico, idratazione appropriata, protezione dall'umidità e riduzione di attrito e sfregamento, all'interno di un programma complessivo di prevenzione delle lesioni da pressione.
Gli antisettici non devono essere demonizzati: quando servono, devono essere utilizzati. Prima di un accesso vascolare, di una procedura invasiva o in altre situazioni previste dalle raccomandazioni, l'antisepsi della cute integra è appropriata e necessaria.
Ciò che va superato è l'automatismo opposto: “è un paziente a rischio, quindi disinfettiamo la pelle”.
Per prevenire una lesione da pressione non serve rendere la cute più “disinfettata”. Serve mantenerla integra, pulita, idratata, protetta dall'umidità e sottoposta al minor trauma chimico e meccanico possibile, intervenendo contemporaneamente su pressione, frizione, shear, mobilità e condizioni generali del paziente.
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