Bologna, infermiera del 118 aggredita in ambulanza. NurSind: ''La sicurezza sia una priorità''
"Ho avuto paura di morire". Trauma cranico e 9 giorni di prognosi. Tassini (NurSind): "servono più tutele"
di Giuseppe Provinzano
"Un intervento di soccorso trasformato in pochi istanti in una situazione di grave pericolo per chi era lì per prestare assistenza. L’aggressione subita da un’infermiera del 118 bolognese riporta al centro una questione che il NurSind denuncia da tempo: la sicurezza degli operatori sanitari non può essere affidata alla capacità del singolo di reagire all’emergenza. Quando la violenza esplode all’interno di un’ambulanza, in uno spazio ristretto e durante la marcia, anche pochi secondi possono fare la differenza".
L’aggressione durante il trasporto verso l’ospedale Maggiore
BOLOGNA, 15/08/2026 - Trentacinque anni di servizio nel 118 e un’esperienza professionale costruita affrontando emergenze di ogni genere. Eppure, domenica pomeriggio, per un’infermiera dell’Ausl di Bologna un normale intervento si è trasformato in uno dei momenti più drammatici della sua carriera.
La professionista è stata violentemente aggredita da una paziente all’interno dell’ambulanza durante il trasferimento verso l’ospedale Maggiore di Bologna. Il bilancio è pesante: trauma cranico non commotivo, graffi, escoriazioni, contusioni e un forte choc post traumatico. La prima prognosi è stata fissata in nove giorni, ma mal di testa, nausea e vertigini non si sarebbero ancora risolti, rendendo necessaria una nuova valutazione sanitaria.
L'intervento era cominciato a Zola Predosa, dove l'equipaggio del 118 era stato richiesto dai carabinieri per assistere una donna in forte stato di agitazione. La paziente, secondo quanto ricostruito, presentava una condizione tale da aver reso necessario contenerla per evitare possibili gesti autolesionistici.
Sul posto era intervenuta anche l’automedica. Dopo una prima fase nella quale la situazione sembrava essersi stabilizzata, è stato deciso il trasferimento verso l’ospedale.
La violenza esplode all’interno dell’ambulanza
Durante il tragitto, però, lo scenario è cambiato improvvisamente. Dopo pochi minuti la paziente avrebbe iniziato a divincolarsi, tentando di liberarsi. La sua aggressività si sarebbe quindi rivolta contro l’infermiera seduta davanti a lei.
La sanitaria è stata afferrata violentemente per i capelli, con lo strappo di diverse ciocche, e la sua testa sarebbe stata ripetutamente sbattuta contro le strutture interne dell’ambulanza.
L’autista, appena le condizioni lo hanno consentito, ha arrestato il mezzo ed è intervenuto in aiuto della collega. È stato quindi necessario l’intervento del medico e, dopo aver riportato la situazione sotto controllo, il trasporto della paziente verso l’ospedale è potuto proseguire.
Per l’infermiera sono invece cominciati gli accertamenti. La Tac non avrebbe evidenziato lesioni acute, ma alle conseguenze fisiche si è aggiunto l'impatto psicologico di una violenza subita in un ambiente nel quale, in quei momenti, era estremamente difficile sottrarsi all’aggressione.
"In quel momento ho avuto paura di morire"
La testimonianza della professionista restituisce con particolare forza la drammaticità di quei minuti.
"Non ho paura di tornare al lavoro, ma in quel momento ho avuto davvero paura di morire. Inizialmente la paziente sembrava calma, poi all’improvviso ha cominciato ad aggredirmi e non sono riuscita subito a slegarmi dalla cintura. Non riuscivo a difendermi e mi ha colpito con molta violenza".
La stessa infermiera, che ha scelto di mantenere l'anonimato, non attribuisce responsabilità ai carabinieri intervenuti e pone piuttosto una questione di carattere organizzativo: la composizione degli equipaggi e la possibilità di disporre di una persona in più a bordo nelle situazioni potenzialmente a rischio.
Secondo la professionista, la presenza di un terzo componente potrebbe rappresentare un supporto importante quando un paziente manifesta improvvisamente comportamenti aggressivi o difficilmente controllabili.
Per quanto accaduto, l’infermiera ha annunciato l'intenzione di presentare denuncia.
NurSind: crescono soprattutto le aggressioni fisiche
A intervenire sulla vicenda è il NurSind, che esprime solidarietà alla collega e richiama l’attenzione su un fenomeno che, al di là del singolo episodio, assume dimensioni sempre più preoccupanti.
Secondo i dati dell’Ausl di Bologna richiamati dal sindacato, nel 2025 sarebbero state registrate complessivamente 473 aggressioni fisiche e verbali, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. A preoccupare è però soprattutto l’intensità della violenza.
Riccardo Tassini, infermiere dell’Ausl di Bologna e referente NurSind, evidenzia infatti come le aggressioni fisiche abbiano raggiunto quota 146.
"Le aggressioni fisiche sono aumentate del 39% rispetto al 2024 e del 131% rispetto al 2022. Ciò che sta cambiando è soprattutto la gravità delle violenze".
Numeri che, secondo il NurSind, impongono di superare una gestione esclusivamente reattiva del problema e di costruire sistemi capaci di prevenire o intercettare le condizioni di rischio prima che l'aggressione si consumi.
Tassini (NurSind): "Aggredire un infermiere significa colpire il sistema che tutela tutti"
Il sindacato chiede quindi che la sicurezza diventi parte integrante dell’organizzazione dell’assistenza, soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza, dove gli operatori possono trovarsi a gestire pazienti agitati o aggressivi in ambienti difficili e con margini di intervento estremamente ridotti.
"Aggredire un infermiere significa aggredire un sistema che tutela tutti noi. Garantire la sicurezza degli operatori sanitari non significa tutelare una categoria, ma difendere il diritto dei cittadini a ricevere cure da professionisti che possano operare senza paura".
Per Tassini è necessario agire contemporaneamente sul piano organizzativo, tecnologico, formativo e culturale. Tra le misure indicate dal referente NurSind ci sono bodycam per gli operatori, sistemi di allarme rapido, mappatura preventiva del rischio e un’alleanza sempre più stretta con le forze dell’ordine e con i cittadini.
Centrale resta anche la preparazione degli operatori alla gestione delle situazioni potenzialmente violente.
"Chi cura deve poter lavorare sapendo che la propria sicurezza è considerata una priorità tanto quanto quella del paziente".
L’aggressione avvenuta sull’ambulanza bolognese pone dunque una domanda che non può esaurirsi nella cronaca dell’ennesimo episodio di violenza. La tutela di infermieri e soccorritori deve essere prevista prima che l’emergenza degeneri, non invocata soltanto dopo che qualcuno è rimasto ferito.
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