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Rivoli, infermiera aggredita in Psichiatria. NurSind: ''Quattro casi in un mese''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 22/09/2026

NurSind dal territorioPiemonte

La denuncia di Alina Gradinaru, dirigente NurSind ASL TO3: "Operatori esposti a rischi continui. La Direzione intervenga subito"


di Giuseppe Provinzano

"La violenza torna a irrompere tra le corsie dell’ospedale di Rivoli. Questa volta teatro dell’aggressione è il reparto di Psichiatria, dove un’infermiera sarebbe stata sottratta all’aggressore soltanto grazie al rapido intervento di un collega. Un episodio che, secondo il NurSind ASL TO3, non può essere archiviato come un fatto isolato: sarebbe infatti il quarto caso denunciato dagli operatori nell’arco di appena un mese".


NurSind: "Non aspettiamo che accada di peggio"

RIVOLI, 22/09/2026 – Quattro episodi denunciati in circa trenta giorni e un nuovo caso che riaccende l’allarme sulla sicurezza di chi lavora nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’ospedale di Rivoli.

L’ultimo episodio riguarda un’infermiera che sarebbe stata aggredita fisicamente durante il servizio e tratta in salvo grazie al tempestivo intervento di un collega. A denunciare una situazione diventata sempre più difficile è il NurSind ASL TO3, che chiede alla Direzione aziendale interventi immediati e un confronto sulle misure da adottare.

A intervenire è Alina Gradinaru, dirigente sindacale NurSind ASL TO3, che richiama l’attenzione non soltanto sull’ultima aggressione, ma su una successione di episodi che starebbe aumentando la preoccupazione tra i professionisti.

"Quattro denunce formali nell’arco di un solo mese rappresentano un segnale che non può essere sottovalutato. Gli operatori devono poter svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza", afferma Gradinaru.

Secondo la ricostruzione sindacale, alla base delle crescenti difficoltà ci sarebbe anche una situazione assistenziale particolarmente complessa. All’interno dello SPDC conviverebbero infatti pazienti in fase acuta e persone che, pur necessitando di percorsi differenti, rimarrebbero ricoverate per periodi prolungati in attesa della disponibilità di posti nelle strutture riabilitative territoriali.

Una condizione che, secondo il NurSind, finisce per incidere sull'organizzazione del reparto e aumentare le criticità quotidiane affrontate dal personale.

"Lo SPDC deve poter assolvere alla propria funzione assistenziale senza diventare il luogo nel quale si concentrano, per mancanza di alternative, situazioni che richiederebbero percorsi e risposte differenti", spiega la dirigente sindacale.

Ma è soprattutto sul fronte della sicurezza che il NurSind ASL TO3 solleva le contestazioni più nette. Il sindacato riferisce di precedenti segnalazioni effettuate dagli operatori e punta l’attenzione sulla sospensione del servizio di vigilanza privata che era presente nel reparto.

Una decisione che, alla luce degli episodi denunciati, secondo l'organizzazione sindacale merita di essere rivalutata.

"Infermieri, OSS e medici sono professionisti della cura, non addetti alla sicurezza. Non possiamo pensare che siano gli stessi operatori sanitari a dover gestire, senza adeguate misure di protezione, situazioni potenzialmente pericolose", sottolinea Gradinaru.

Il NurSind chiede quindi alla Direzione dell’ASL TO3 l’apertura urgente di un tavolo di confronto per analizzare quanto sta accadendo nello SPDC di Rivoli e individuare soluzioni concrete.

Al centro della richiesta sindacale ci sono il rafforzamento delle misure di tutela, la verifica dei protocolli utilizzati per la gestione delle situazioni maggiormente critiche e un più efficace raccordo tra ospedale, servizi territoriali, servizi sociali e forze dell’ordine.

"Non vogliamo aspettare che accada qualcosa di ancora più grave. Servono risposte concrete e servono adesso. La sicurezza dei lavoratori deve essere considerata parte integrante della qualità dell’assistenza", conclude Alina Gradinaru.

L'ennesima aggressione segnalata a Rivoli riporta così in primo piano un problema che va oltre il singolo episodio. Quando gli eventi violenti diventano ricorrenti, la risposta non può limitarsi alla gestione dell'emergenza dopo che questa si è verificata. Prevenzione, organizzazione, percorsi territoriali adeguati e protezione degli operatori devono procedere insieme, affinché chi entra in reparto per assistere e curare non debba farlo con il timore di diventare a sua volta vittima di violenza.