Pronto Soccorso San Marco, infermiere e vigilantes feriti. NurSind: "Non aspettiamo la tragedia"
Quattro feriti nel Pronto soccorso. Vaccaro (NurSind): "Non basta intervenire quando l’aggressione è già avvenuta"
di Giuseppe Provinzano
"Un infermiere, due addetti alla vigilanza e il familiare di un paziente feriti. Locali e attrezzature danneggiati. È il pesante bilancio dell’ennesimo episodio di violenza consumatosi all’interno di un Pronto soccorso. Questa volta teatro dell’aggressione è stato il triage del Policlinico San Marco di Catania. Un fatto che riporta al centro una questione ormai strutturale per chi lavora nell’emergenza-urgenza: la sicurezza non può essere affidata soltanto alla gestione dell’emergenza quando la violenza è già esplosa".
NurSind: "La sicurezza va garantita prima"
CATANIA, 22/09/2026 - L’ennesima aggressione in corsia riaccende l’allarme sulla sicurezza degli operatori sanitari. Al Pronto soccorso del Policlinico San Marco di Catania un violento episodio verificatosi nell’area triage ha provocato il ferimento di quattro persone: un infermiere, due operatori della vigilanza e il familiare di un altro paziente. Nel corso dell’accaduto sono stati inoltre danneggiati locali e attrezzature.
A intervenire con fermezza è il NurSind Catania, attraverso il segretario territoriale Salvo vaccaro, che esprime solidarietà alle persone coinvolte ma, soprattutto, chiede di superare una logica fondata esclusivamente sulla reazione agli episodi di violenza.
Per il sindacato, quanto accaduto al San Marco rappresenta un ulteriore segnale della vulnerabilità degli ambienti dell’emergenza-urgenza, dove operatori sanitari, addetti alla sicurezza, pazienti e accompagnatori possono trovarsi esposti a situazioni difficili da contenere se non esiste un sistema preventivo adeguato.
"Siamo di fronte all’ennesimo episodio di violenza che colpisce chi lavora e chi si trova all’interno di un Pronto soccorso e questa volta il bilancio è particolarmente grave", afferma Salvo Vaccaro.
"Esprimiamo la nostra solidarietà all’infermiere aggredito, ai due vigilantes e al familiare rimasto ferito. Ma non possiamo limitarci, ogni volta, alla solidarietà e alla condanna dell’accaduto".
Il punto sollevato dal NurSind va oltre il singolo episodio. La violenza contro chi lavora nella sanità continua infatti a rappresentare un problema particolarmente rilevante, con gli infermieri tra le categorie maggiormente esposte e i servizi di emergenza tra i contesti più delicati.
Secondo i dati nazionali richiamati dal sindacato, nel 2025 sono stati registrati quasi 18 mila episodi di aggressione ai danni degli operatori sanitari e sociosanitari, che avrebbero coinvolto complessivamente oltre 23 mila professionisti. Gli infermieri rappresenterebbero circa il 55 per cento delle segnalazioni.
Numeri che, per il NurSind, rendono necessario spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’aggressione alla sua prevenzione. Il tema, sostiene il sindacato, riguarda l’organizzazione stessa dei servizi: strumenti di allarme, controllo degli ambienti, formazione degli operatori e capacità di intervenire rapidamente devono entrare stabilmente nella programmazione delle strutture più esposte.
"Per i Pronto soccorso si sta facendo veramente troppo poco", continua Vaccaro.
"Non è sufficiente intervenire sull’emergenza quando ormai l’aggressione è avvenuta. Servono prevenzione, organizzazione e presenza concreta".
Il segretario territoriale richiama inoltre le misure previste dalle indicazioni ministeriali per la prevenzione degli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari: dai sistemi di allarme e dai pulsanti antipanico alla videosorveglianza, passando per la formazione del personale e il sostegno agli operatori coinvolti negli episodi di aggressione. Nei contesti maggiormente critici possono assumere rilievo anche ulteriori strumenti tecnologici di protezione e documentazione degli eventi.
"La sicurezza degli operatori non è un optional e non può essere considerata una voce accessoria dell’organizzazione sanitaria", conclude Vaccaro.
"Garantire sicurezza agli operatori significa garantire sicurezza anche ai cittadini".
L’aggressione avvenuta al San Marco ripropone quindi una domanda che non può riaffiorare soltanto dopo ogni nuovo episodio: quanto si sta facendo prima che la violenza esploda? Per il NurSind è proprio sulla prevenzione che occorre intervenire, trasformando la sicurezza da risposta occasionale a elemento strutturale dell’organizzazione dei Pronto soccorso.
Proteggere chi presta assistenza significa infatti tutelare contemporaneamente chi entra in ospedale per riceverla. Ed è su questo terreno che, dopo quanto accaduto a Catania, il NurSind chiede risposte concrete prima che un nuovo episodio possa avere conseguenze ancora più gravi.
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