Obesità, per Lancet sarà una delle maggiori minacce alla salute mondiale entro il 2100
Quando si parla di rischi globali, l'attenzione va alle minacce più spettacolari: una nuova pandemia, una guerra nucleare, il collasso del clima. La Commissione Lancet sulle minacce globali alla salute del XXI secolo, presentata al World Health Summit di Berlino*, propone un metodo diverso e arriva ad un rapporto dalle conclusioni controintuitive. A pesare di più sulla salute dell'umanità da qui al 2100 non sarebbe un evento improvviso, ma qualcosa che avanza lentamente e riguarda quasi tutti: l'obesità.
Il lavoro è stato coordinato da Christopher Murray, direttore dell'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington, e da Natalia Kanem, già alla guida del Fondo Onu per la popolazione. Tra i trentacinque commissari c'è anche Mario Monti, che si è presentato con autoironia come l'unico a non essersi fatto un nome nella sanità, e il più anziano.
Il metodo parte da una domanda precisa: non quanto danno una minaccia potrebbe fare nel caso peggiore, ma quanta perdita di salute è davvero evitabile. L'unità di misura sono gli anni di vita compensati per disabilità, che sommano gli anni persi per morte prematura e quelli vissuti con una malattia. Per ogni minaccia si confronta uno scenario plausibile favorevole con uno sfavorevole tra il 2025 e il 2100, in 204 paesi e territori. Plausibile significa ancorato all'esperienza: gli scenari si costruiscono guardando i risultati migliori e peggiori che i singoli paesi, a parità di sviluppo, hanno effettivamente ottenuto dal 1990. Il modello tiene conto anche dei rischi concorrenti, perché chi si salva oggi da una causa sarà esposto ad altre da anziano e questo dimezza in media le stime.
Le minacce sono ordinate in una piramide. In cima ce ne sono due poco probabili ma con potenziale di estinzione entro il secolo: il conflitto nucleare con la carestia che ne seguirebbe e l'uso malevolo dell'intelligenza artificiale, comprese le armi biologiche progettate con essa. Sotto vengono quindici minacce catastrofiche, poi i rischi principali e il panorama più ampio. Le diciassette dei due livelli superiori sono quelle analizzate nel dettaglio.
I numeri più grandi, però, stanno nella parte bassa della piramide. Il gruppo formato da eccesso di peso, cattiva alimentazione e sedentarietà vale circa 23 miliardi di anni di vita evitabili, oltre il 9 per cento di tutta la perdita di salute attesa. Seguono il basso livello di istruzione, con circa 16 miliardi, e la disuguaglianza di reddito, con quasi 14. Le due minacce con potenziale di estinzione stanno intorno ai 9-10 miliardi ciascuna: poco più di 9 il nucleare, dove si stimano oltre 130 milioni di morti, e circa 10 l'intelligenza artificiale. Per confronto, il COVID-19 ne ha prodotti circa mezzo miliardo, e la malnutrizione infantile, che dominava le statistiche di un tempo, ne vale poco più di uno. L'obesità è la prima minaccia in 154 paesi su 204. Fa eccezione l'Africa subsahariana, dove pesa di più l'istruzione insufficiente, che agisce sia sulla mortalità sia sulla natalità.
Il peso dell'alimentazione emerge anche dalle stime sul presente. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Global Burden of Disease ripresi in questi giorni dal blog di Beppe Grillo, nel 2021 oltre 7 milioni di decessi nel mondo erano attribuibili a una dieta squilibrata, con in testa troppo sale e pochi cereali integrali, frutta, verdura e legumi. Il sodio è il filo che collega questo dato a un'altra minaccia del rapporto, l'ipertensione, che vale quasi 5 miliardi di anni di vita evitabili e per cui la Commissione cita come modello le campagne di riduzione del sale condotte in Giappone. Per l'Italia, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità riportati dalla stessa fonte, il 43 per cento degli adulti tra 18 e 69 anni è in sovrappeso o obeso, e solo il 7 per cento mangia ogni giorno le cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate.
Il rapporto precisa che questa non è una classifica di priorità politiche. Una minaccia con un valore atteso più basso può richiedere urgenza massima, perché comporta un rischio di catastrofe o perché molti dei suoi danni non sono quantificabili. Il clima, stimato in circa 1,9 miliardi, è l'esempio più evidente. Lo studio considera molti più percorsi di danno delle analisi precedenti, tra cui caldo, inquinamento, incendi, inondazioni e malnutrizione, e trova perfino che la malaria diminuirebbe a livello globale con il riscaldamento, perché molte aree diventerebbero troppo calde per la trasmissione. Restano fuori siccità, migrazioni, innalzamento dei mari e punti di non ritorno, e lo scenario peggiore usato è oggi giudicato meno verosimile dai modelli più recenti. L'incertezza, ammettono gli autori, va in entrambe le direzioni.
Le stime su intelligenza artificiale e nucleare poggiano su basi più fragili, perché non esistono dati storici per un modello statistico. Gli autori si affidano a esperti e superprevisori, e i due gruppi divergono molto: per l'IA, i superprevisori stimano una probabilità di estinzione entro il 2100 dello 0,4 per cento, gli esperti del settore del 3. Le vie di rischio sono tre: patogeni progettati con l'IA, guasti a cascata nei sistemi critici e perdita di controllo su sistemi autonomi. Per il nucleare, il carico maggiore ricadrebbe sull'Africa subsahariana pur senza armi atomiche. Sono stime indicative, ma ignorarle, avvertono gli autori, non sarebbe credibile.
Sullo sfondo c'è un mondo che cambia. La popolazione mondiale raggiungerebbe il picco intorno al 2064, a circa 9,5 miliardi, mentre la quota che vive nell'Africa subsahariana salirebbe dal 15 a quasi il 37 per cento. La speranza di vita cresce di oltre otto anni, quella in buona salute di meno di sei, e la povertà estrema in quella regione continua ad aumentare.
Le raccomandazioni sono tre: sistemi sanitari pronti alle minacce, con strutture dedicate alla previsione e finanziamenti stabili; più investimenti in innovazione, dai vaccini ai nuovi antibiotici, dalle terapie per l'obesità alle tecnologie per il clima, con regole per le tecnologie ad alto rischio e accesso equo; e un Monitor indipendente che aggiorni ogni anno la mappa delle minacce e la porti davanti a G20, Assemblea mondiale della sanità e Nazioni Unite.
È su questo punto che a Berlino si è concentrato Monti. Pubblicare il rapporto, ha detto, non basterà a far cambiare comportamento ai politici. I problemi richiedono orizzonti lunghi e respiro globale, mentre i meccanismi della decisione politica tendono a produrre il contrario e le democrazie, più legate al breve termine, ne soffrono più degli stati autocratici. Da qui il valore di un monitoraggio scientifico di lungo periodo, che costringa a pensare al futuro e produca effetti passando per opinione pubblica, comunità scientifica e media. Monti si è detto relativamente cauto sul nucleare, perché i vincoli culturali e organizzativi attorno a una decisione del genere lo rendono forse meno imminente, mentre sull'intelligenza artificiale ha visto un fronte più fragile, con la competizione tra le grandi potenze a frenare ogni ipotesi di regolazione. E ha indicato una pista da esplorare: i legami tra i livelli della piramide, a partire da quello tra governance, salute mentale e rischi di estinzione.
L'appello al multilateralismo arriva nel momento in cui è più fragile. Gli Stati Uniti hanno lasciato l'Organizzazione mondiale della sanità, che ha perso il suo primo finanziatore, e i tagli agli aiuti sanitari internazionali, una delle diciassette minacce, stanno svuotando i programmi nei paesi più poveri. Senza fondi certi non si pianifica a dieci anni, figurarsi fino al 2100. È la lezione implicita del rapporto: la salute si misura in anni di vita, ma si decide nei bilanci e nei voti dei governi.
*Il World Health Summit (WHS) è il principale forum strategico internazionale per la salute globale. Fondato nel 2009 in occasione del 300° anniversario dell'Ospedale Universitario Charité di Berlino, si tiene ogni anno nella capitale tedesca.
L'evento riunisce migliaia di partecipanti da oltre 130 Paesi, tra cui:
• scienziati e medici di fama mondiale;
• ministri, capi di Stato e leader politici;
• rappresentanti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e della società civile;
• dirigenti del settore privato e industriale.
L'obiettivo fondamentale del vertice è stabilire l'agenda globale per un futuro più sano, traducendo la ricerca scientifica in azioni politiche concrete e affrontando le sfide sanitarie più urgenti a livello planetario (come la prevenzione di future pandemie, la sorveglianza sanitaria globale e l'impatto dell'intelligenza artificiale sulla medicina). L'edizione del 2026 è stata guidata dal titolo programmatico "From Crisis to Resilience" ("Dalla crisi alla resilienza")
di