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Infermieri, libera professione anche fuori dall'ospedale: cosa prevede il nuovo DDL

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 26/10/2026

AttualitàGovernoParlamentoProfessione e lavoro

 

Presentato un disegno di legge per rendere permanente la possibilità di esercitare la libera professione al di fuori dell'orario di servizio. La proposta riguarda infermieri, ostetriche, professionisti sanitari tecnici, della riabilitazione e della prevenzione. Prevista anche l'attività intramuraria.

Superare definitivamente il vincolo di esclusività per gli infermieri e gli altri professionisti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale, trasformando una possibilità oggi disciplinata attraverso deroghe temporanee in un diritto riconosciuto stabilmente dalla legge. È questo l'obiettivo del disegno di legge n. 985, presentato su iniziativa del Consiglio regionale della Lombardia e comunicato alla Presidenza del Senato il 29 luglio 2026.

La proposta, intitolata «Disposizioni in materia di attività libero-professionale del personale delle professioni sanitarie», interviene su una questione particolarmente sentita dagli infermieri: la possibilità di svolgere prestazioni professionali al di fuori dell'orario di lavoro, senza dover attendere periodiche proroghe legislative.

La novità non consiste nell'introdurre per la prima volta la libera professione per i dipendenti pubblici del comparto Sanità, ma nel rendere strutturale il superamento delle incompatibilità che attualmente può operare grazie a disposizioni di carattere temporaneo. Il testo ricorda infatti che la deroga introdotta nel 2021, successivamente prorogata, è stata estesa fino al 31 dicembre 2027 dal decreto-legge n. 200/2025, convertito nella legge n. 26/2026.

Secondo i proponenti, continuare a ricorrere alle proroghe alimenta incertezza tra i professionisti e rende più difficile programmare un'attività libero-professionale che richiede investimenti, adempimenti fiscali e previdenziali e una prospettiva di continuità.

Libera professione anche a domicilio e nelle strutture private

Il cuore della proposta è contenuto nell'articolo 1, che introduce un nuovo articolo 6-bis nella legge n. 251/2000. La disposizione consentirebbe ai professionisti sanitari operanti presso aziende sanitarie, IRCCS e altri enti equiparati del Servizio sanitario nazionale di esercitare attività libero-professionale al di fuori dell'orario di servizio, nel rispetto della normativa nazionale e regionale.

Il testo individua diverse modalità di esercizio: al domicilio del paziente, presso strutture autorizzate, in regime intramurario nell'ente di appartenenza oppure presso altre strutture pubbliche o private autorizzate o accreditate. L'attività potrebbe essere svolta individualmente o in forma associata, nel rispetto dei contratti collettivi e delle disposizioni applicabili.

La proposta comprende il personale assunto a tempo indeterminato e determinato, senza limitare la possibilità ai soli dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale.

Per gli infermieri, l'eventuale approvazione della legge potrebbe ampliare le opportunità di esercizio professionale, soprattutto nell'assistenza domiciliare e territoriale, dove la domanda di prestazioni è destinata a crescere in relazione all'invecchiamento della popolazione e alla diffusione delle patologie croniche.

Il disegno di legge pone tuttavia condizioni precise: assenza di conflitti di interessi e nessun pregiudizio per l'attività istituzionale dell'azienda di appartenenza. La libera professione non potrebbe quindi compromettere il regolare svolgimento del servizio pubblico.

Regole regionali entro 120 giorni e nessun nuovo finanziamento

L'articolo 2 affida alle Regioni e alle Province autonome il compito di disciplinare l'organizzazione e le modalità di esercizio dell'attività libero-professionale entro 120 giorni dall'eventuale entrata in vigore della legge, sentiti gli Ordini professionali e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale.

Le aziende sanitarie avrebbero successivamente 60 giorni per adeguare i propri regolamenti, assicurando la compatibilità delle attività libero-professionali con le esigenze organizzative e assistenziali.

Il provvedimento prevede inoltre una clausola di neutralità finanziaria: l'attuazione dovrebbe avvenire utilizzando le risorse già disponibili, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

È un elemento che merita attenzione. La proposta punta infatti a valorizzare economicamente e professionalmente gli operatori sanitari attraverso maggiori opportunità di lavoro, ma non introduce aumenti stipendiali né finanziamenti aggiuntivi per il personale del SSN.

Una proposta che apre anche il tema della valorizzazione professionale

Nella relazione illustrativa, il Consiglio regionale della Lombardia collega il superamento dell'esclusività alla crescente difficoltà del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere professionisti. Secondo i proponenti, consentire stabilmente l'esercizio della libera professione contribuirebbe a riconoscere le competenze acquisite dagli infermieri e dalle altre professioni sanitarie, favorendo al tempo stesso una maggiore disponibilità di prestazioni per i cittadini.

La prospettiva è quella di una sanità nella quale il professionista possa mettere a disposizione le proprie competenze anche al di fuori del rapporto di lavoro dipendente, mantenendo però distinti gli obblighi verso l'amministrazione pubblica e le attività esercitate autonomamente.

Resta aperta una questione sostanziale: la possibilità di integrare il reddito attraverso la libera professione non può sostituire la necessità di valorizzare adeguatamente il lavoro svolto all'interno del Servizio sanitario nazionale. La libera professione rappresenta un'opportunità, ma non dovrebbe diventare una risposta indiretta all'insufficiente riconoscimento economico delle competenze e delle responsabilità assistenziali.

Il DDL n. 985 è una proposta legislativa e non una legge già in vigore. Perché le nuove disposizioni diventino operative sarà necessario completare l'iter parlamentare e, successivamente, adottare la disciplina attuativa prevista dal testo.

Il passaggio politico resta comunque significativo: per la prima volta nel provvedimento in esame, il superamento dell'esclusività viene affrontato non come misura emergenziale da prorogare, ma come scelta strutturale di organizzazione e valorizzazione delle professioni sanitarie.