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Milleproroghe, ok agli emendamenti. Dagli ecm all'esclusività degli infermieri, ecco cosa cambia

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 18/02/2026

AttualitàGoverno

 

Una mini-riforma dentro il decreto Milleproroghe. Così può essere lettato il pacchetto di emendamenti approvati ieri in Commissione Bilancio alla Camera, che interviene su tre nodi strutturali del Servizio sanitario nazionale: carenza di personale, rigidità burocratiche e continuità dell’assistenza.

L’obiettivo dichiarato è tamponare l’emergenza, in attesa che il ricambio generazionale entri davvero a regime. Nel frattempo, si punta su una leva già sperimentata negli ultimi anni: trattenere e richiamare in corsia i professionisti più esperti.

Medici in pensione, trattenimento e rientro fino al 2026

Il cuore del provvedimento è nei commi 10-bis e 10-ter, che prorogano fino al 31 dicembre 2026 gli strumenti emergenziali per utilizzare medici e operatori sanitari già in quiescenza.

Il comma 10-bis consente a Regioni e Province autonome di conferire incarichi semestrali di lavoro autonomo a dirigenti medici, veterinari, sanitari e operatori socio-sanitari in pensione, anche se non più iscritti agli albi professionali. Gli incarichi potranno essere assegnati, se necessario, anche in deroga ai vincoli di spesa sul personale.

Il comma 10-ter amplia ulteriormente il perimetro. Le Aziende sanitarie e il Ministero della Salute potranno:

  • trattenere in servizio, su richiesta degli interessati, dirigenti medici e sanitari che abbiano superato i 65 anni, spostando il limite fino ai 72 anni;

  • riammettere in servizio il personale sanitario andato in pensione dal 1° settembre 2023, sempre su base volontaria e comunque non oltre il 31 dicembre 2026.

Chi rientra dovrà scegliere: mantenere la pensione oppure percepire lo stipendio legato al nuovo incarico.

C’è però un’esclusione rilevante. Rispetto al quadro precedente, la nuova formulazione elimina il riferimento ai docenti universitari con attività assistenziale in medicina e chirurgia. La possibilità di trattenimento o riammissione resta quindi limitata ai dipendenti del Ssn e del Ministero della Salute.

Deroga alle incompatibilità prorogata al 2027

Un altro tassello riguarda le incompatibilità professionali. Viene prorogata fino al 2027 la deroga che consente agli operatori delle professioni sanitarie di svolgere attività ulteriori rispetto al rapporto principale.

La misura, nata in fase emergenziale, ha permesso a molti professionisti di affiancare incarichi pubblici e attività libero-professionali o in altre strutture, contribuendo a coprire turni scoperti e ridurre le liste d’attesa. Con la proroga, il legislatore sceglie ancora una volta la flessibilità come risposta alla scarsità di organico.

Formazione continua, tempo fino al 2028 per il triennio 2023-2025

Slitta anche il termine per l’assolvimento dell’obbligo di formazione continua in medicina (Ecm) relativo al triennio 2023-2025. La scadenza viene prorogata al 31 dicembre 2028.

Il nuovo triennio formativo 2026-2028 partirà regolarmente dal 1° gennaio 2026, senza modifiche alla decorrenza ordinaria.

La scelta risponde alle difficoltà organizzative e ai carichi di lavoro che, in molte realtà, hanno reso complesso il completamento dei crediti formativi nei tempi previsti.

Una risposta strutturale o solo un ponte?

Gli emendamenti disegnano una linea chiara: garantire continuità assistenziale nel breve periodo, anche attraverso deroghe e strumenti straordinari. È una strategia che punta sull’esperienza e sulla flessibilità, ma che non scioglie il nodo centrale.

La vera sfida resta attrarre nuovi medici e infermieri, rendere sostenibili i carichi di lavoro e riformare i percorsi di accesso e specializzazione. Fino ad allora, il sistema continuerà ad affidarsi a proroghe e soluzioni tampone.