Quattro ore per salvare una vita: cosa non ha funzionato nel cuore mai arrivato a Napoli
Errori, ritardi, silenzi. Il caso del cuore destinato a un bambino napoletano di due anni e quattro mesi e danneggiato durante il trasporto scuote la sanità italiana e apre un fronte giudiziario delicatissimo tra Napoli e Bolzano. Sei le persone indagate, tre i medici sospesi all’ospedale Monaldi. La Procura di Napoli indaga sulle fasi del prelievo e della conservazione dell’organo. Al centro, l’uso del ghiaccio secco e contenitori ritenuti inadeguati.
Secondo quanto ricostruito, l’équipe partita da Napoli per l’espianto a Bolzano non avrebbe avuto con sé tutta l’attrezzatura necessaria. L’ospedale San Maurizio – che non svolge attività di trapianti di organi solidi – avrebbe fornito il sacchetto per custodire il cuore e un contenitore rigido in plastica per reperti istologici. Entrambi sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas su disposizione della Procura. L’ipotesi è che l’utilizzo di ghiaccio secco, a contatto con un sistema di conservazione non idoneo, abbia “bruciato” il cuore rendendolo inutilizzabile.
Il piccolo, affetto da cardiomiopatia dilatativa e in lista da due anni, oggi è in vita grazie all’Ecmo. Per i medici del Monaldi è grave ma stabile e ancora candidato a un secondo trapianto. Diverso il parere dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, chiamato per una second opinion: secondo i sanitari capitolini non potrebbe affrontare un nuovo intervento, anche se un cuore fosse disponibile.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha inviato gli ispettori parlando di episodio “particolarmente grave”, pur ricordando che “il rischio zero non esiste”. Verifiche sono in corso anche da parte della Regione Campania. A Bolzano è stato aperto un fascicolo dopo un esposto.
Dal prelievo all’impianto: come funziona un trapianto di cuore
Un trapianto cardiaco è una corsa contro il tempo. Dal momento del prelievo, il cuore ha un’autonomia massima di circa quattro ore.
1. Il prelievo.
Dopo l’accertamento di morte cerebrale e il consenso alla donazione, l’équipe chirurgica procede in sala operatoria. Il cuore viene fermato con una soluzione cardioplegica fredda che ne riduce il metabolismo e lo protegge dal danno ischemico.
2. La conservazione.
L’organo viene immerso in una soluzione sterile e inserito in un sistema a tripla busta, sigillato e poi collocato in un contenitore rigido con ghiaccio tritato. La temperatura deve restare tra 2 e 8 gradi. Non si utilizza ghiaccio secco a contatto diretto, perché può abbassare la temperatura sotto lo zero e danneggiare i tessuti.
3. Il trasporto.
Il cuore viaggia con mezzi rapidi: ambulanza, elicottero, aereo. Ogni passaggio è tracciato e coordinato dal Centro Nazionale Trapianti. I tempi sono decisivi: più si allungano, maggiore è il rischio di danni irreversibili.
4. L’impianto.
Una volta arrivato nel centro ricevente, il cuore viene collegato alla circolazione del paziente dopo la rimozione dell’organo malato. La ripresa del battito è il momento più delicato. Anche in condizioni ideali, il rischio di insuccesso non è mai azzerato.
Nel caso in esame, qualcosa sarebbe andato storto in una di queste fasi. Gli inquirenti dovranno chiarire se i protocolli siano stati rispettati e chi fosse responsabile dei materiali utilizzati.
I numeri dei trapianti pediatrici
Nel 2024 in Italia sono stati effettuati 191 trapianti pediatrici: 79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore e 4 di polmone. Attualmente sono 48 i minori in attesa di un cuore. Numeri piccoli, che rendono ogni donazione un evento rarissimo.
Il cuore destinato al bambino napoletano proveniva da Bolzano, dove il 23 dicembre era stato espiantato da un bimbo di quattro anni morto per annegamento. Trasporto in elicottero fino a Verona, poi volo verso Napoli. Durante una delle fasi si sarebbe verificato il danno.
Sei indagati e tre sospensioni
Al momento risultano indagate sei persone. All’ospedale Monaldi sono stati sospesi dall’attività di trapianto due chirurghi e la direttrice della Cardiochirurgia, pur dichiarata estranea ai fatti. Il cardiologo Giuseppe Limongelli, primario del follow up post-trapianto, si è autosospeso.
Resta anche un nodo giuridico: se arrivasse un nuovo organo, potrebbe operare lo stesso chirurgo indagato? La famiglia, che ha appreso del danneggiamento dalla stampa e non dall’ospedale, chiede chiarezza.
In una nota, il Monaldi ha riferito che il bambino resta in terapia intensiva, in condizioni stabili ma critiche, e “permane in lista trapianto fino a nuova valutazione”.
Fonte:
1) Legge 1° aprile 1999, n. 91
“Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti”
È la legge quadro che disciplina l’intero sistema trapianti, istituisce la rete nazionale e definisce ruoli, responsabilità e coordinamento.
2) Accordi Stato-Regioni sulla rete trapianti
Regolano organizzazione, criteri di allocazione, trasporto e tracciabilità degli organi a livello nazionale.
3) Linee guida del Centro Nazionale Trapianti (CNT)
Il Centro Nazionale Trapianti emana protocolli operativi
di