Perché in reparto facciamo tutti la stessa cosa (anche se è sbagliata)
Lode infinita ai ricercatori, alla scienza e ai suoi attori che ogni giorno si impegnano per trovare risposte a quesiti irrisolti la cui soluzione potrebbe rappresentare “un piccolo balzo per un uomo, un grande passo per l’umanità”.
Tra i quesiti irrisolti più longevi e famosi possimo ricordare:
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ipotesi di Riemann (1859): considerata il più importante problema aperto in matematica, riguarda la distribuzione dei numeri primi. Risolverla svelerebbe l'ordine nascosto dietro la loro apparente casualità.
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Gravità Quantistica (XX secolo - ad oggi): la sfida di unire la Relatività Generale (gravità) con la Meccanica Quantistica in un'unica teoria ("teoria del Tutto").
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Origine della Vita (Abiogenesi): come i composti chimici inorganici si siano organizzati autonomamente in molecole autoreplicanti (DNA/RNA) sulla terra primordiale rimane uno dei misteri più antichi.
Questo solo per ricordarne alcuni e per capire il contesto dal quale muove questo contributo.
Si perché circostanziando la questione al solo perimetro della professione infermieristica, nessuno ha ancora risolto il problema dei problemi, quello che ha attanagliato e ancora soggioga generazioni di infermieri da quando la professione esiste.
No, non sto parlando dell’origine della caposala, tranquilli.
Sto parlando di qualcosa di molto più oscuro e misterioso, qualcosa che ha attraversato secoli di attività senza mai essere compreso e svelato.
Stiamo parlando del principio del “si è sempre fatto così”.
E ne parliamo oggi perché la scienza, sempre sia lodata, come dicevamo, potrebbe aver trovato la spiegazione delle spiegazioni. Certo una teoria che per essere mutuata avrà bisogno di ulteriori approfondimenti per i quali invito a dirottare da subito non meno di 5 euro della quota di iscrizione all’ordine tanto per cominciare.
Vediamo di cosa si tratta
Valanghe decisionali: quando nelle folle imitiamo gli sconosciuti senza saperlo
Sei in una stazione affollata, davanti a te si apre un bivio. Due percorsi, nessuna indicazione particolare. Cosa fai? Con ogni probabilità, segui la persona che ti precede. Anche se è una sconosciuta. Anche se il percorso che sceglie è più lungo.
Questo è il principale risultato di uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che mette in luce un meccanismo finora poco esplorato nelle dinamiche: l'imitazione tra sconosciuti che può generare sequenze di scelte consecutive — vere e proprie "valanghe decisionali" — con impatti sulla fluidità e sulla sicurezza dei flussi pedonali.
Il lavoro, intitolato "Avalanches of choice: how stranger-to-stranger interactions shape crowd dynamics", è firmato da Ziqi Wang e Federico Toschi della Eindhoven University of Technology e da Alessandro Gabbana, ricercatore del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell'Università di Ferrara. Lo studio si basa sull'analisi di circa 100.000 traiettorie individuali raccolte tra il 2021 e il 2024 presso la stazione centrale di Eindhoven con un sistema di tracciamento anonimo ad alta risoluzione. Il meccanismo alla base del fenomeno è tutt'altro che razionale. Il comportamento osservato non è una scelta basata sull'ottimizzazione del tempo, ma una scorciatoia cognitiva che emerge in condizioni di incertezza e sovraffollamento. In ambienti complessi e dinamici, la scelta della persona immediatamente davanti diventa un'informazione facile e rapidamente disponibile, anche quando non è affidabile. In altre parole, in mancanza di segnali chiari, il cervello delega la decisione a chi è un passo avanti — un meccanismo di risparmio energetico che però, su scala collettiva, produce effetti indesiderati. I ricercatori dimostrano inoltre che questi "inseguimenti tra sconosciuti" non migliorano il tempo di percorrenza individuale né l'efficienza complessiva: al contrario, possono creare sbilanciamenti temporanei dei flussi che riducono la performance del sistema. Le "valanghe decisionali" suggeriscono che interventi locali — come segnaletica temporanea o orientamento visivo — possono propagarsi rapidamente e alterare l'intero flusso sia come rischio sia come opportunità.
Cosa c’entra tutto questo col si è sempre fatto così? Ma come non vene accorgete?Provate ad usare un minimo di immaginazione, create il contesto di un reparto dove l’assistenza non si pratica ma ti rincorre, sostituite i flussi con gli infermieri di reparto, i percorsi con il libro di testo delle tecniche infermieristiche tra le mani degli studenti e ditemi dove e quando ne troverete uno o un nuovo collega che non sarà tentat, anzi costretto, a seguire il flusso uniformandosi al diffuso agire di tutti? Non lo vedete come la ricerca sia pertinente con gli sbilanciamenti temporanei dei flussi che riducono la performance del sistema?
Io lo trovo tanto sconvolgente quanto sovrapponibile e i 5 euro per applicare la ricerca al nostro “si è sempre fatto così” non vedo l’ora di donarli e scontarmeli dal salasso della tassa annuale.
p.s. la ricerca è seria e di importantente impatto
di