Novara, fuga di infermieri: il NurSind denuncia un sistema al limite
All’Ospedale Maggiore cresce l’emergenza personale tra burnout, dimissioni e liste d’attesa fuori controllo
di Giuseppe Provinzano
"Di fronte a numeri che non lasciano spazio a interpretazioni e a testimonianze che parlano di fatica, frustrazione e perdita di senso professionale, emerge con forza una verità scomoda: il sistema sanitario pubblico continua a reggersi sul sacrificio invisibile degli operatori. E quando anche quel sacrificio non basta più, restano solo le dimissioni".
Novara, 26/03/2026. All’Ospedale Maggiore di Novara la crisi non è più solo percezione, ma realtà quotidiana. Tra esami rinviati all’ultimo momento e pazienti costretti ad attendere anche oltre un anno, il sistema mostra segni evidenti di affanno. A raccontarlo non sono soltanto i cittadini, ma anche chi ogni giorno lavora dentro le corsie.
Il punto di rottura è arrivato con la lettera di dimissioni di un’infermiera, una testimonianza che ha acceso i riflettori su un disagio diffuso e troppo spesso taciuto. Una scelta sofferta, maturata dopo anni di servizio in un reparto ad alta intensità assistenziale, segnata da un carico emotivo e professionale diventato insostenibile.
Il quadro che emerge è quello di un ospedale in difficoltà strutturale, dove la carenza di personale non è più un’eccezione ma una condizione stabile. I dati parlano chiaro: decine di infermieri e operatori sociosanitari mancanti, a cui si aggiungono tecnici e personale amministrativo. Una scopertura che inevitabilmente si riflette sulla qualità dell’assistenza e sui tempi di risposta ai bisogni dei pazienti.
In questo contesto si inserisce con forza l’intervento del NurSind, che porta all’attenzione pubblica numeri e criticità non più ignorabili.
“Negli ultimi anni il personale sanitario ha accumulato circa 450 mila ore di lavoro extra tra straordinari, prestazioni aggiuntive e banca ore. È un dato che descrive chiaramente un sistema che si regge sull’emergenza permanente.”
Una situazione che, secondo il sindacato, non è più sostenibile e che sta alimentando una vera e propria emorragia di professionisti. Sempre più infermieri scelgono di lasciare l’ospedale per approdare in altre aziende sanitarie o nel privato, attratti da condizioni economiche migliori e da una maggiore qualità della vita lavorativa.
La testimonianza dell’infermiera dimissionaria restituisce il lato umano di questa crisi. Dopo anni di impegno in terapia intensiva neonatale, il trasferimento in un reparto ordinario ha rappresentato non un’opportunità, ma una perdita di identità professionale. Un passaggio vissuto come un ridimensionamento, capace di annullare competenze costruite con fatica.
“Non siamo pedine da spostare per tappare i buchi nelle corsie, ma professionisti con una storia, una salute e una dignità. Vado via in cerca di quegli stimoli che qui mi sono stati negati.”
Parole che pesano, e che raccontano una realtà fatta di stress lavoro correlato, burnout e progressiva disillusione. Una realtà che, secondo il NurSind, riguarda un numero crescente di operatori.
“Si rilevano criticità sempre più gravi nella gestione e valorizzazione delle risorse umane. L’assenza di strumenti adeguati, come un regolamento per le mobilità interne, rischia di compromettere seriamente la tenuta del sistema.”
Il caso di Novara diventa così emblematico di una crisi più ampia, che attraversa l’intero Servizio sanitario nazionale. Quando il personale manca, quando chi resta è costretto a turni massacranti e quando le competenze non vengono valorizzate, il rischio è quello di un progressivo impoverimento dell’assistenza.
E mentre le corsie si svuotano, le liste d’attesa si allungano, trasformando il diritto alla salute in un percorso a ostacoli.
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