Malore in volo e cure negate: la sanità dell’ASP di Trapani messa a nudo
Dal Pantelleria–Trapani alla corsia ospedaliera, quando la sanità resiste solo grazie ai professionisti e non alle scelte di chi governa
"Un aereo in fase di atterraggio, una donna che perde conoscenza, un infermiere che interviene senza esitare. Potrebbe sembrare una storia a lieto fine, se non fosse che dietro quel gesto di umanità si nasconde una verità molto più scomoda: in alcune parti della Sicilia la sanità pubblica arriva solo quando qualcuno, per senso del dovere, supplisce alle sue assenze. Ed è da qui che bisogna partire per capire cosa sta accadendo all’ASP di Trapani".
01/02/2026. Il volo Pantelleria–Trapani di qualche giorno fa non ha restituito soltanto l’immagine di un intervento sanitario tempestivo, ma ha acceso un faro impietoso su una condizione ormai strutturale. Una paziente oncologica, provata dalla chemioterapia, costretta ogni ventuno giorni ad affrontare un viaggio estenuante per potersi curare. Un corpo già messo alla prova che cede proprio mentre rientra da una terapia salvavita. Non è sfortuna, non è casualità: è il risultato diretto di un sistema che obbliga chi vive sulle isole a spostarsi per ricevere cure essenziali.
Il NurSind di Trapani non ha scelto la strada della retorica, ma quella della verità. Ha voluto innanzitutto riconoscere la professionalità dell’infermiere intervenuto, perché in questa vicenda c’è un dato che va ribadito con forza: la sanità siciliana continua a funzionare solo grazie al senso di responsabilità dei professionisti, nonostante tutto il resto sembri remare contro.
«Non basta parlare di emergenza gestita. Questo episodio è la fotografia nitida di una sanità che nelle isole continua a reggersi sulla buona volontà dei professionisti più che su una reale organizzazione», sottolinea il NurSind Trapani, mettendo a fuoco il cuore del problema.
Ed è qui che la cronaca diventa denuncia. Perché mentre la comunicazione istituzionale racconta modelli, riorganizzazioni e DEA di primo livello “di prestigio”, la realtà quotidiana dei servizi è ben diversa. Reparti che esistono sulla carta e si svuotano nelle corsie. Territori lasciati scoperti. Pazienti fragili costretti a viaggi che somigliano a prove di resistenza.
Il sindacato delle professioni infermieristiche chiama direttamente in causa il Commissario Straordinario dell’ASP di Trapani, la Dott.ssa Pulvirenti, senza giri di parole e senza sconti. Non per l’episodio in sé, ma per il sistema che lo rende possibile, prevedibile, quasi inevitabile.
«Servono meno riflettori e più decisioni, meno annunci e più programmazione. La sanità non può essere una vetrina: deve tornare ad essere un servizio», afferma il NurSind, evidenziando come l’attuale gestione commissariale appaia sempre più distante dai bisogni reali dei territori.
Il caso Pantelleria non è isolato. A Mazara del Vallo l’assenza di un reparto di Pediatria significa, nei fatti, che i bambini non possono ammalarsi dopo una certa ora, a meno di affrontare trasferimenti verso altri presidi. Un’intera area, dalla città alla Valle del Belice, privata di un servizio essenziale, mentre a pochi chilometri di distanza si concentrano strutture doppie che non compensano il vuoto assistenziale.
Ancora più allarmante è la situazione della Medicina, dove l’assistenza viene garantita da un numero ridotto di medici a fronte di pazienti ad alta intensità di cure. Turni massacranti, posti letto saturi, pressione assistenziale costante. Un equilibrio che regge solo grazie alla dedizione del personale, non certo per una pianificazione lungimirante.
«È questa la vera fotografia del sistema: reparti che resistono per dedizione, territori scoperti, servizi essenziali ridotti al minimo e cittadini costretti a spostarsi anche per bisogni primari», rimarca il NurSind Trapani, dando voce a ciò che operatori e cittadini vivono ogni giorno.
In questo contesto, non sorprende che attorno al Commissario Straordinario si stia creando un clima sempre più teso, fatto di pressioni, critiche e attacchi su più fronti. Quando una gestione perde il contatto con la realtà dei servizi, il conflitto diventa inevitabile. E non è una questione personale, ma istituzionale.
Il malore in volo non è stato un incidente. È stato un segnale. L’ennesimo. Un segnale che dice chiaramente che i pazienti fragili non possono continuare a pagare il prezzo delle carenze organizzative e che la salute non è un favore concesso a intermittenza, ma un diritto che deve essere garantito ovunque, anche su un’isola.
di