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San Martino, scatta la visita “a tempo”: 20 minuti per ogni paziente

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 03/03/2026

LiguriaNurSind dal territorio

Al Policlinico San Martino di Genova è ufficialmente scattata la cosiddetta "visita con il cronometro". Introdotta quasi silenziosamente a fine febbraio 2026, la nuova organizzazione impone una durata media di 20 minuti per ogni prestazione specialistica — dieci in meno rispetto agli standard precedenti — ed è già operativa nelle agende di diversi reparti ospedalieri e universitari, con l'obiettivo di estenderla a breve a tutte le altre specialità.

La Direzione Generale giustifica la misura come una risposta necessaria alle criticità del sistema sanitario regionale. Secondo la linea ufficiale, l'uniformità dei tempi permetterebbe di:

  • abbattere le liste d’attesa, aumentando il volume quotidiano dei pazienti visitati;

  • massimizzare la capacità erogativa, ottimizzando l’uso delle risorse e del personale;

  • standardizzare le prestazioni, creando un modello temporale di riferimento per i casi ordinari.

Tuttavia, l'iniziativa ha acceso un forte dibattito. Se da un lato l'ospedale punta all'efficienza organizzativa, dall'altro sindacati e associazioni dei pazienti esprimono profonde perplessità. Il timore diffuso è quello di una "industrializzazione" della sanità che, nel nome dei numeri, rischi di sacrificare la qualità della diagnosi e il valore umano della relazione medico-paziente.

 

La posizione di NurSind Genova

Nel dibattito si è inserita la Segretaria Regionale NurSind Liguria Ylenia Catania Cerro che in un comunicato stampa dichiara: “ho letto l’articolo sui 20 minuti a paziente e credo sia necessario aprire una riflessione seria” dichiara.
“Standardizzare rigidamente la durata di una visita specialistica senza considerare la complessità clinica, rischia di trasformare un atto sanitario in una prestazione cronometrata.
La durata di una prestazione sanitaria non può essere determinata esclusivamente da un criterio quantitativo, ma deve essere correlata alla complessità clinica, alla tipologia di pazienti (pluripatologici, fragili, oncologici, anziani), alla necessità di approfondimenti diagnostici e al tempo dedicato all’informazione e al consenso.
Le liste d’attesa non si riducono comprimendo i tempi, ma aumentando personale, organizzazione e risorse” dichiara Cerro.
“Sarebbe utile capire quali dati supportano questa scelta, quali indicatori di qualità verranno monitorati e soprattutto chi si assumerà la responsabilità in caso di errori derivanti da tempi insufficienti.
Il paziente non è una pratica da smaltire ma una persona. E la qualità della cura non può essere subordinata al cronometro” prosegue.

La cosa che più infastidisce è che non si vuole ammettere che c'è carenza di personale e sembra quasi che chi lavora si faccia gli affari suoi diventando la causa dell’allungamento dei tempi d'attesa, intollerabile” conclude la Segretaria Cerro.

 

La misura, c’è da scommettere, sarà motivo di ulteriori discussioni e polemiche