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La Joint Commission introduce lo staffing infermieristico tra i parametri di accreditamento

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/03/2026

Global Nurse

 

La Joint Commission, uno dei principali enti di accreditamento sanitario a livello internazionale, ha annunciato l’inserimento del personale infermieristico tra gli obiettivi nazionali di performance ospedaliera per il 2026. Una decisione che potrebbe avere effetti anche oltre i confini statunitensi, influenzando standard e pratiche in molti sistemi sanitari, compreso quello europeo.

La misura è stata accolta con favore dalla American Nurses Association, che l’ha definita “una vittoria storica per infermieri e pazienti”, sottolineando come il tema della carenza di personale sia ormai centrale nel dibattito sulla sicurezza delle cure.

Che cos’è la Joint Commission

Fondata negli Stati Uniti, la Joint Commission è un’organizzazione indipendente e non profit che si occupa di accreditare e certificare le strutture sanitarie. Negli USA accredita oltre 22.000 organizzazioni, tra ospedali, cliniche e servizi sanitari, stabilendo standard rigorosi su qualità, sicurezza e gestione dei pazienti.

A livello globale opera attraverso la divisione internazionale, Joint Commission International (JCI), che certifica strutture sanitarie in più di 100 Paesi. L’accreditamento JCI è considerato uno dei marchi di qualità più riconosciuti nel settore sanitario, spesso utilizzato anche come leva per attrarre pazienti internazionali.

La presenza in Italia

Anche in Italia diverse strutture hanno scelto di ottenere l’accreditamento JCI, soprattutto ospedali privati o a forte vocazione internazionale. Il numero varia nel tempo, ma si aggira attorno a una decina di strutture accreditate o che hanno ottenuto la certificazione negli ultimi anni.

Tra queste figurano realtà note come l’Ospedale San Raffaele di Milano, l’Istituto Clinico Humanitas e il Policlinico Gemelli, che hanno adottato standard internazionali per migliorare qualità e sicurezza delle cure. L’adesione a questi percorsi resta comunque volontaria e non sostituisce l’accreditamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Cosa cambia con il nuovo obiettivo

Nel dettaglio, il nuovo Obiettivo di Performance 12 stabilisce che ogni ospedale debba garantire “un numero adeguato” di infermieri registrati (RN), infermieri pratici (LPN) e personale di supporto, in base ai bisogni dei pazienti. Inoltre, in caso di eventi avversi, le strutture dovranno valutare anche se eventuali carenze di personale abbiano contribuito al problema.

Si tratta di un passaggio importante: per la prima volta il tema dello staffing infermieristico entra formalmente tra gli indicatori di qualità ospedaliera a livello nazionale negli Stati Uniti.

Le criticità: definizioni ancora vaghe

Nonostante il passo avanti, il provvedimento presenta elementi di ambiguità. Il testo non definisce infatti criteri quantitativi precisi su cosa si intenda per “adeguato”, lasciando ampio margine interpretativo alle strutture.

Secondo diversi esperti, questo potrebbe tradursi in applicazioni disomogenee. Alcuni ospedali potrebbero ricorrere a soluzioni organizzative che rispettano formalmente lo standard ma che non garantiscono un reale miglioramento della qualità assistenziale. Tra le pratiche più discusse ci sono:

  • il ricorso sistematico agli straordinari obbligatori
  • l’utilizzo di infermieri “a gettone” o temporanei
  • la sostituzione degli infermieri registrati con personale meno qualificato

Un segnale anche per l’Europa

La decisione della Joint Commission arriva in un contesto globale segnato da carenza di infermieri, burnout e crescente domanda di assistenza sanitaria. Anche in Italia il tema è centrale, con numerose segnalazioni di sotto-organico e difficoltà nel garantire standard assistenziali uniformi.

Pur non avendo valore normativo nel nostro Paese, gli standard JCI rappresentano spesso un punto di riferimento internazionale. L’inserimento dello staffing infermieristico tra gli indicatori di qualità potrebbe quindi contribuire ad alimentare il dibattito anche in Europa, spingendo verso modelli più strutturati e trasparenti nella gestione del personale sanitario.

La vera sfida, però, resta quella di trasformare principi generali in parametri concreti e verificabili. Senza numeri chiari, il rischio è che un passo avanti sul piano formale non si traduca in un miglioramento reale per pazienti e operatori.