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Liguria, codice anti-aggressioni al 112 senza raccordo operativo: NurSind all’attacco

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 29/03/2026

Comunicati StampaLiguriaNurSind dal territorio

 

“A sua insaputa”: una frase che in passato abbiamo sentito pronunciare in qualche caso politico imbarazzante e che in Liguria sembra non essere passata di moda. L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò ha infatti annunciato il 19 marzo 2026 un nuovo protocollo per la sicurezza del personale sanitario negli ospedali liguri, introducendo il codice “I” al 112 per segnalare le aggressioni.

Peccato che la misura abbia subito sollevato polemiche. “Una disconnessione operativa inaccettabile”, ha dichiarato Roberto Traverso, segretario regionale del Siap, evidenziando come la Questura e la sua centrale operativa non sarebbero state informate.

Una criticità che mette in luce un nodo centrale: la mancanza di coordinamento istituzionale e di risorse concrete, proprio su un tema delicato come la sicurezza degli operatori sanitari.

Il più classico dei casi del filone “a sua insaputa” insomma.

Sul caso è intervenuta la coordinatrice Regionale NurSind Liguria Ylenia Catania Cerro. 

 

 

La sicurezza negli ospedali torna al centro del dibattito, ma il tono del NurSind, il sindacato degli infermieri, è netto e senza concessioni. “La sicurezza degli operatori sanitari non è uno slogan da comunicato stampa, ma una responsabilità concreta”, dichiara Ylenia Catania Cerro, segretaria regionale NurSind, puntando il dito contro quella che definisce una gestione ancora troppo distante dalla realtà operativa.

Negli ultimi giorni, infatti, sono stati annunciati nuovi strumenti e protocolli di sicurezza per contrastare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario. Misure presentate come risposte strutturate, ma che secondo il NurSind mostrano “evidenti criticità sul piano operativo”.

“Un protocollo sulla sicurezza non si costruisce sui giornali o sui social”, sottolinea Ylenia Catania Cerro. “Si costruisce coinvolgendo fin dall’inizio tutti i soggetti chiamati a renderlo operativo, a partire dalle forze dell’ordine”.

È proprio su questo punto che emergono le principali perplessità. “Se chi deve intervenire sul campo non è stato ancora pienamente informato, formato o coinvolto, significa che non siamo di fronte a uno strumento già operativo, ma a un progetto incompleto. E questo non può lasciarci tranquilli”, afferma.

Il NurSind richiama quindi l’attenzione sulle reali necessità di chi lavora ogni giorno in prima linea: “Gli infermieri, gli operatori sociosanitari, il personale del 118 e della pubblica assistenza non hanno bisogno di annunci”. Servono invece, spiega, “procedure chiare e immediatamente applicabili, collegamenti reali con le forze dell’ordine, organici adeguati, formazione specifica e tempi di intervento certi e verificabili”.

Secondo il sindacato, il rischio è che la comunicazione anticipi i fatti, generando aspettative destinate a ricadere ancora una volta sugli operatori. “Continuare a comunicare soluzioni prima che siano realmente condivise e operative rischia solo di creare illusioni”, avverte.

Il messaggio finale è un richiamo alla concretezza: “La sicurezza non si costruisce con l’immagine, ma con il lavoro quotidiano, con il coordinamento tra istituzioni e con investimenti veri”.

Da qui la richiesta di un cambio di passo immediato: “Chiediamo che venga fatta chiarezza sul reale stato di attuazione del protocollo annunciato e che si apra un confronto serio con tutte le parti coinvolte. Su questo tema non è più accettabile procedere per annunci: è il momento di passare ai fatti”.