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Lavori al CPS di Monza: il NurSind chiede il trasferimento urgente del servizio

Vincenzo Rauccidi
Vincenzo Raucci
Pubblicato il: 01/04/2026

LombardiaNurSind dal territorio

Un cantiere invasivo, una gru di 25 metri che svetta sopra gli ambulatori e la perdita di un terzo degli spazi operativi per quasi un anno. È questa la cornice che ha spinto il NurSind Monza e Brianza a inviare una formale e urgente diffida alla Direzione Generale, alla DAPSS e al Dipartimento di Salute Mentale (DSM). Al centro della contesa c’è il CPS (Centro Psico Sociale) di Monza, dove l’avvio dei lavori di rifacimento del tetto minaccia di trasformare l’attività clinica in un percorso a ostacoli, pericoloso tanto per il personale quanto per l’utenza.

La ristrutturazione, pur necessaria per la manutenzione dell’edificio, prevede la chiusura totale del secondo piano e la conseguente sparizione di 6 studi medici per un periodo che oscilla tra i 4 e gli 8 mesi. Per i rappresentanti dei lavoratori, non si tratta di un semplice disagio logistico, ma di una situazione che viola i criteri minimi di sicurezza e dignità professionale.

“L’apertura di un cantiere di tale entità - spiega Donato Cosi, Segretario Territoriale del NurSind Monza e Brianza - non può essere gestita con semplici adattamenti in loco; il timore principale riguarda la sovrappopolazione degli spazi rimanenti: con sei studi in meno su soli due piani, garantire la necessaria privacy ai pazienti diventerebbe pressoché impossibile”.

L’allarme del NurSind poggia su solide basi normative (D.Lgs. 81/08) e cliniche. In un CPS, il colloquio, l’ascolto e il silenzio non sono accessori, ma veri e propri strumenti terapeutici.

  • Inquinamento acustico e polveri: i rumori dei macchinari e le vibrazioni sono ritenuti incompatibili con il triage e le valutazioni psicologiche.
  • Vulnerabilità dell’utenza: il NurSind ricorda con forza che i pazienti che afferiscono ai servizi di salute mentale sono, per definizione, soggetti fragili. Un ambiente “invaso” da operai, gru e rumori persistenti rischia di innescare scompensi e compromettere seriamente i percorsi di cura già avviati.

La soluzione prospettata dal NurSind è netta: il trasferimento temporaneo dell’intera equipe presso una sede provvisoria idonea prima dell’inizio dei lavori. La nuova sede dovrà rispettare tre requisiti fondamentali:

  1. un numero di studi sufficiente a coprire il fabbisogno
  2. isolamento acustico adeguato
  3. facile raggiungibilità per l’utenza del territorio.

Il NurSind ha quindi richiesto l’accesso immediato al Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) e l’apertura di un tavolo di confronto urgente. In assenza di risposte concrete che garantiscano il benessere organizzativo e la sicurezza, la minaccia è quella di interessare gli organi di vigilanza dell’ATS (Servizio PSAL) e di proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale del CPS.

La palla passa ora alla Direzione Generale: la sfida è conciliare la manutenzione delle infrastrutture con il diritto alla salute (e alla sicurezza) di chi cura e di chi viene curato.