Competenza infermieristica ad alta quota: un intervento che racconta la professione
Un intervento fuori servizio che racconta il valore clinico, umano e professionale dell’infermieristica italiana
Trapani, 02/03/2026.
"Ci sono episodi che non nascono per essere raccontati, ma che finiscono per raccontare molto più di quanto sembri. Non perché siano eccezionali, ma perché mostrano con chiarezza ciò che spesso resta invisibile: la competenza silenziosa, la responsabilità professionale, la capacità di prendersi cura anche lontano dai contesti ufficiali. È in questi momenti che una professione si manifesta nella sua essenza più autentica".
Durante il volo di linea Pantelleria–Trapani, poco prima dello sbarco, una passeggera anziana è stata colta da un malore improvviso con perdita di coscienza. Una situazione che ha generato comprensibile preoccupazione tra i passeggeri e che avrebbe potuto evolvere in modo critico se non fosse intervenuta tempestivamente una figura sanitaria preparata.
A prestare soccorso è stato Giovanni La Grutta, infermiere, presente a bordo come semplice passeggero e non in servizio. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché chiarisce come l’intervento non sia stato dettato da un ruolo formale, ma da un’identità professionale che non si spegne con il turno di lavoro.
«Mi sono immediatamente avvicinato alla signora. Appariva pallida, sudata, poco collaborante, con segni compatibili con una crisi ipotensiva lipotimica», racconta Giovanni La Grutta, descrivendo con linguaggio clinico e precisione valutativa quanto osservato nei primi istanti.
La capacità di riconoscere rapidamente il quadro clinico, unita alla prontezza decisionale, ha consentito di attuare subito le corrette manovre assistenziali. La donna è stata posizionata con gli arti inferiori sollevati, favorendo il ripristino della perfusione e il recupero progressivo dello stato di coscienza, mentre l’equipaggio veniva allertato e attivava i soccorsi aeroportuali.
«Dopo alcuni minuti la paziente ha iniziato a riprendere conoscenza e a parlare. I soccorsi intervenuti hanno confermato il quadro ipotensivo, fortunatamente in miglioramento», prosegue l’infermiere, sottolineando la continuità assistenziale tra l’intervento iniziale e quello successivo.
L’episodio, tuttavia, non si esaurisce nella gestione tecnica dell’emergenza. Prima di lasciare l’aeromobile, l’infermiere ha potuto scambiare alcune parole con la paziente, scoprendo una storia che aggiunge profondità e peso umano all’accaduto.
«La signora mi ha raccontato che ogni 21 giorni affronta il viaggio tra Pantelleria e Trapani per sottoporsi a chemioterapia, rientrando in giornata nonostante la stanchezza e gli effetti delle cure», riferisce La Grutta.
Un racconto che colpisce e che trasforma un intervento sanitario in un momento di presa in carico globale della persona, dove la dimensione clinica si intreccia con quella emotiva e sociale. È anche in questo passaggio che emerge con forza il valore della professione infermieristica, capace di leggere la fragilità oltre il sintomo.
«Ho lasciato la paziente rassicurato dal miglioramento delle sue condizioni, ma con il pensiero rivolto al viaggio di rientro che avrebbe dovuto affrontare la sera stessa», conclude l’infermiere, dando voce a una riflessione che va oltre l’episodio contingente.
Questo intervento racconta molto di più di un semplice soccorso in volo. Racconta una professione che unisce competenza clinica, responsabilità e umanità, e che dimostra come l’infermieristica rappresenti un pilastro fondamentale della tutela della salute, ovunque essa sia necessaria.
In un tempo in cui il ruolo dell’infermiere viene ancora troppo spesso ridotto o frainteso, episodi come questo ricordano che la professionalità infermieristica è fatta di sapere, di decisioni tempestive e di cura autentica, anche quando non ci sono divise, reparti o protocolli a fare da cornice.
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