TFR, dal 1° luglio cambia tutto: 60 giorni per decidere, poi scatta il silenzio-assenso
Per i nuovi assunti del settore privato entra in vigore una delle novità più rilevanti degli ultimi anni in materia di Trattamento di Fine Rapporto. Dal 1° luglio 2026, chi inizia il primo impiego avrà soltanto 60 giorni per scegliere la destinazione del TFR. In assenza di una decisione, sarà il sistema a decidere automaticamente.
Il 1° luglio 2026 rappresenta una data destinata a segnare un cambio di passo nella gestione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Da quel giorno entra infatti in vigore la nuova disciplina che introduce un termine preciso entro cui i lavoratori dovranno esprimere la propria scelta sulla destinazione della liquidità maturanda.
La riforma punta a superare i rinvii che per anni hanno caratterizzato la decisione sul TFR, introducendo il principio del silenzio-assenso: se il lavoratore non comunica alcuna preferenza entro 60 giorni dall'assunzione, il TFR sarà automaticamente destinato alla previdenza complementare.
A chi si applicano le nuove regole
La novità non riguarda tutti i dipendenti.
La disciplina interessa esclusivamente i lavoratori del settore privato al primo impiego, assunti a partire dal 1° luglio 2026. Restano invece esclusi coloro che hanno già un rapporto di lavoro in essere, chi ha già espresso una scelta sul TFR nel corso della propria carriera e, più in generale, i dipendenti pubblici.
Per i neoassunti, quindi, il giorno dell'ingresso in azienda diventa determinante, perché da quella data decorre il termine entro il quale esercitare il proprio diritto di scelta.
Cos'è il TFR e perché la decisione è importante
Il Trattamento di Fine Rapporto è una quota della retribuzione che il datore di lavoro accantona annualmente a favore del dipendente e che viene corrisposta alla cessazione del rapporto di lavoro, salvo i casi in cui venga destinata alla previdenza complementare.
Nel corso degli anni il TFR può raggiungere importi significativi, incidendo in modo rilevante sul patrimonio del lavoratore. Per questo motivo la scelta sulla sua destinazione rappresenta una decisione che può avere effetti sul futuro previdenziale e finanziario.
Con la nuova normativa, il legislatore introduce tempi certi, spingendo i lavoratori a valutare fin dall'inizio quale soluzione adottare.
I 60 giorni che fanno la differenza
La riforma stabilisce che il lavoratore abbia 60 giorni dall'assunzione per comunicare la propria decisione.
Entro questo periodo sarà possibile scegliere se mantenere il TFR secondo le modalità previste dalla normativa oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare.
Se, invece, il termine decorre senza alcuna comunicazione, scatterà automaticamente il meccanismo del silenzio-assenso.
In altre parole, il mancato esercizio della scelta equivarrà a un'adesione automatica al fondo pensione individuato dalla contrattazione collettiva applicata in azienda.
Cosa succede se il lavoratore non decide
L'assenza di una comunicazione entro i 60 giorni previsti comporterà il conferimento automatico del TFR maturando al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale applicato dal datore di lavoro.
Si tratta di una delle principali novità della riforma: non sarà più possibile rinviare indefinitamente la decisione, perché il sistema interverrà automaticamente in mancanza di una scelta espressa.
Il 30 giugno è l'ultima data utile prima del cambiamento
Il 30 giugno 2026 rappresenta lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo sistema.
Dal giorno successivo, infatti, per i lavoratori interessati la gestione del TFR non potrà più essere rimandata senza conseguenze. I primi due mesi di lavoro diventeranno il periodo decisivo entro cui assumere una scelta consapevole sulla destinazione di una componente importante della propria retribuzione differita.
Conoscere le nuove regole fin dall'inizio consentirà ai neoassunti di evitare decisioni automatiche e di pianificare con maggiore consapevolezza il proprio futuro previdenziale.
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