Realtà Virtuale e RCP: uno studio pilota apre nuovi orizzonti per la formazione
Un gruppo di ricercatori italiani, Andrea Gazzelloni, Cristina Calandrella, Simone Piga, Giuliana D'Elpidio e Rosaria Alvaro, ha pubblicato su Springer Nature Switzerland AG un capitolo scientifico intitolato "Virtual Reality Basic Life Support and Defibrillation (BLSD) Guided Scenario: A Pilot Study", presentato alla 14ª Conferenza Internazionale MIS4TEL (Methodologies and Intelligent Systems for Technology Enhanced Learning) e pubblicato nell'aprile 2025. Lo studio è stato finanziato dal Centro di Eccellenza per la Cultura Infermieristica di Roma e ha ricevuto, ad oggi, 300 accessi e una citazione nella letteratura scientifica internazionale.
La motivazione iniziale
Il punto di partenza dei ricercatori è la consapevolezza che l'arresto cardiaco rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, e che il riconoscimento precoce della situazione, l'avvio tempestivo della rianimazione cardiopolmonare e l'utilizzo rapido del defibrillatore esterno sono tutti fattori direttamente correlati al miglioramento degli esiti per i pazienti colpiti da arresto cardiaco extraospedaliero. È in questo contesto che la realtà virtuale si inserisce come strumento formativo di potenziale rilievo.
Obbiettivo dello studio
L'obiettivo dello studio era testare uno scenario BLSD in realtà virtuale integrato con un manichino a mezzo busto per la pratica della rianimazione cardiopolmonare, con l'intenzione di avvicinare il più possibile l'esperienza virtuale a quella di un corso BLSD tradizionale reale. Lo scenario sviluppato raffigura una vittima adulta in arresto cardiaco che richiede defibrillazione, in un contesto extraospedaliero. In questo modo il discente si trova calato in una situazione di emergenza realistica, eseguendo fisicamente le compressioni toraciche sul manichino mentre vede nell'ambiente virtuale la scena animata sincronizzarsi con i propri movimenti reali.
Il campione arruolato comprendeva studenti infermieri del terzo anno e infermieri neolaureati da meno di un anno. La scelta di questo profilo di partecipanti è particolarmente significativa: si tratta di operatori che si trovano in una fase cruciale del loro percorso formativo o professionale, in cui la solidità delle competenze rianimatorie può fare una differenza concreta nella gestione di un'emergenza reale.
Le tecnologie immersive offrono agli utenti una piattaforma di apprendimento coinvolgente e stimolante per esercitare competenze fino alla piena padronanza, senza mettere a rischio la sicurezza dei pazienti. Queste tecnologie possono costituire uno strumento potente per aumentare la consapevolezza pubblica e l'apprendimento delle manovre salvavita, principalmente grazie all'elevato livello di immersività, all'accesso percettivo a scenari in tempo reale e alla capacità di immedesimazione.
I risultati emersi
I risultati dello studio pilota hanno mostrato che lo scenario BLSD in realtà virtuale, integrato con il manichino a grandezza naturale, era accettabile, e che i livelli di usabilità e di senso di presenza percepiti dai partecipanti erano buoni. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che sono necessari ulteriori passaggi per completare lo sviluppo dello scenario virtuale. Questo giudizio di onestà metodologica è tipico della ricerca pilota di qualità: lo studio non si presenta come una soluzione definitiva, ma come una verifica di fattibilità e una base solida per la ricerca successiva.
Il gruppo di lavoro e le parole chiave
I ricercatori afferiscono a due istituzioni romane: Andrea Gazzelloni e Rosaria Alvaro al CIFAPPS dell'Università di Roma Tor Vergata, mentre Gazzelloni, Calandrella, Piga e D'Elpidio operano anche presso l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Questa doppia appartenenza accademica e clinica riflette un approccio integrato alla ricerca, in cui la pratica ospedaliera e la riflessione universitaria si alimentano reciprocamente.
Quanto alle parole chiave che gli autori stessi associano al lavoro, realtà virtuale, rianimazione cardiopolmonare, formazione infermieristica, esse tracciano con precisione il perimetro di una ricerca che non riguarda solo la tecnologia in quanto tale, ma la qualità della preparazione di chi ogni giorno è chiamato a rispondere alle emergenze più acute. La pubblicazione si inserisce peraltro in un filone di ricerca internazionale in rapida crescita, come dimostra la presenza nello stesso volume di uno studio successivo già citato, un trial randomizzato controllato sull'impiego della VR nel BLSD, che conferma l'interesse crescente della comunità scientifica per questo approccio.
Per la professione infermieristica italiana, lo studio di Gazzelloni e colleghi offre un contributo che va oltre il singolo risultato sperimentale. Dimostra che è possibile costruire ambienti di apprendimento immersivi e validati scientificamente per competenze critiche come la rianimazione, e che questi ambienti sono percepiti come utilizzabili e credibili dai professionisti che li sperimentano. In un sistema formativo che deve fare i conti con la variabilità territoriale, i costi dell'aggiornamento e la difficoltà di standardizzare la valutazione delle competenze pratiche, questi sono elementi di valore concreto e misurabile.
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