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Donne multitasking più degli uomini? Uno studio dice di no

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 22/07/2026

Studi e analisi

Uno studio della Brunel University of London ridimensiona uno degli stereotipi di genere più radicati, quello secondo cui le donne sarebbero naturalmente più brave degli uomini nel multitasking. La ricerca, condotta dai coniugi André e Diana Szameitat, rispettivamente della Brunel University of London e della City St George's University of London, è stata pubblicata sulla rivista Psychological Research con il titolo "Men Talk Less Than Women During Multitasking".

 

Lo studio ha coinvolto 41 uomini e 37 donne, chiamati a svolgere contemporaneamente più attività pensate per riprodurre situazioni di vita reale, a differenza della maggior parte degli esperimenti precedenti, condotti quasi sempre al computer. Ai partecipanti è stato chiesto di seguire una ricetta di cucina, cercare numeri telefonici, completare un esercizio con numeri e lettere, monitorare parole proiettate su uno schermo e, in aggiunta, rispondere a domande poste da una voce registrata, con un livello di pressione temporale crescente nel corso della prova.

 

I risultati mostrano che nei compiti cognitivi e manuali non sono emerse differenze significative tra uomini e donne: entrambi i sessi hanno gestito con pari efficacia le attività non verbali anche sotto pressione crescente. L'unica differenza sostanziale riguarda la componente conversazionale: quando dovevano rispondere alle domande mentre erano impegnati in altri compiti, gli uomini hanno ignorato più di un quarto delle domande poste, contro circa una su dieci per le donne. Un 27,7% di domande ignorate dagli uomini contro l'11,6% delle donne.

 

Una seconda fase dello studio ha verificato se questa differenza venisse percepita anche da osservatori esterni. Gli osservatori, hanno giudicato le donne più in controllo della situazione, più performanti, più impegnate e con un atteggiamento più positivo verso il compito rispetto agli uomini, soprattutto nelle fasi in cui la pressione temporale aumentava e si aggiungeva la componente verbale. Le prestazioni nelle altre attività, invece, non hanno influenzato in modo significativo i giudizi.

 

André Szameitat, a capo della ricerca insieme alla moglie Diana, ha commentato: "c'è sempre stato il sospetto che esistessero differenze di genere nel multitasking, ma finora non erano mai state identificate con precisione." Ha aggiunto che l'obiettivo del lavoro era capire perché lo stereotipo si sia diffuso, sottolineando che "la minore propensione alla conversazione da parte degli uomini potrebbe spiegare perché vengono percepiti come peggiori multitasker rispetto alle donne." I due ricercatori hanno raccontato di essere stati ispirati dalla propria esperienza di genitori di due figli, cercando di costruire un esperimento che rispecchiasse le reali difficoltà quotidiane della gestione simultanea di più impegni.

 

Gli autori sottolineano inoltre una possibile ricaduta pratica della scoperta: in ambito lavorativo, la tendenza degli uomini a diventare meno comunicativi sotto pressione potrebbe essere percepita come scortesia o disinteresse, con conseguenze sulla percezione delle loro competenze in ruoli che richiedono interazione verbale costante. Gli stessi ricercatori invitano tuttavia alla cautela, chiarendo che lo studio non dimostra le cause di questa differenza comportamentale, ma soltanto la sua esistenza, e che sarà necessario approfondire con ulteriori ricerche perché essa si verifichi.