Palermo, nuova aggressione al Civico. NurSind: ''La misura è colma''
Due episodi ravvicinati riaccendono l’allarme sicurezza. NurSind: "Il tempo della solidarietà è finito"
di Giuseppe Provinzano
"A meno di una settimana dall’ultimo episodio, la violenza torna nel Pronto soccorso dell’ARNAS Civico di Palermo. Per il NurSind non si può più parlare di eventi isolati: la frequenza delle aggressioni, unita al sovraffollamento e alla pressione assistenziale, impone adesso risposte concrete. Non più soltanto solidarietà agli operatori, ma interventi capaci di garantire sicurezza a chi cura e a chi viene curato".
Ancora violenza nel Pronto soccorso del Civico
PALERMO, 20/08/2026 – Due aggressioni nell’arco di appena sette giorni. È il dato che accompagna la nuova denuncia del NurSind dopo l’ennesimo grave episodio verificatosi nel Pronto soccorso dell’ARNAS Civico di Palermo.
Nel pomeriggio un uomo, che secondo quanto riferito era già stato preso in carico dal personale sanitario ma pretendeva di essere assistito immediatamente, avrebbe perso il controllo, scagliandosi contro gli operatori e creando momenti di forte tensione all’interno dell’area di emergenza.
Durante l’episodio sono stati danneggiati computer e arredi e lanciati alcuni oggetti. La situazione ha finito per coinvolgere anche un paziente presente nella struttura, completamente estraneo ai fatti. Sul posto si è reso necessario anche l’intervento delle Forze dell’Ordine.
Il precedente appena pochi giorni fa
Per il NurSind, quanto accaduto non può essere archiviato come un fatto isolato. Il nuovo episodio arriva infatti a meno di una settimana dalla precedente aggressione avvenuta nello stesso Pronto soccorso, quando il sindacato aveva già denunciato condizioni di lavoro e di sicurezza definite insostenibili.
Una situazione già raccontata da Infermieristicamente nel precedente articolo “Palermo, aggressione al Civico. NurSind: Pronto soccorso, situazione insostenibile”.
Leggi il precedente articolo: https://infermieristicamente.it/articolo/21196/palermo,-aggressione-al-civico-nursind:-pronto-soccorso,-situazione-insostenibile
A distanza di pochi giorni, dunque, una nuova aggressione riporta la questione della sicurezza al centro dell’attenzione e rende ancora più urgente, secondo il NurSind, l’adozione di interventi concreti.
"Adesso basta. La misura è colma. Due aggressioni in appena sette giorni rappresentano un segnale gravissimo", dichiara Giampiero Buglisi, segretario aziendale NurSind.
"Evidentemente la presenza della vigilanza e le attuali misure di prevenzione non sono sufficienti. Cosa dobbiamo aspettare ancora prima di intervenire? Che qualche lavoratore o qualche paziente riporti conseguenze ancora più gravi?"
NurSind: «Chi cura non può rischiare la propria incolumità»
Dietro gli episodi di violenza c’è una realtà lavorativa già fortemente appesantita da sovraffollamento, carenza di personale, elevati carichi assistenziali e continue situazioni di tensione.
Una pressione che ricade quotidianamente su infermieri, OSS e medici chiamati a garantire l’assistenza anche nelle condizioni più difficili.
"Non si può chiedere a chi cura di mettere a rischio la propria incolumità per poter lavorare", sottolinea Buglisi.
A denunciare con forza la situazione è anche Marco Pirrone, dirigente sindacale NurSind, che respinge l’idea che dopo ogni aggressione la risposta possa esaurirsi nelle manifestazioni di vicinanza e solidarietà agli operatori.
"Non elemosiniamo solidarietà, ma interventi urgenti e soddisfacenti. Quanto ancora dobbiamo subire prima che le istituzioni si prendano cura del personale sanitario? Non possiamo continuare ad aspettare che accada qualcosa di ancora più grave prima di intervenire", afferma Pirrone.
Il messaggio è chiaro: la solidarietà non basta più. Il ripetersi degli episodi richiede, secondo il sindacato, una revisione concreta delle misure adottate per prevenire e gestire le situazioni di violenza all’interno del Pronto soccorso.
Più di 100 pazienti in una struttura con una ricettività di circa 54
La questione della sicurezza, per il NurSind, non può essere separata dalle condizioni organizzative nelle quali il Pronto soccorso è costretto quotidianamente a operare.
La struttura ha una ricettività di circa 54 pazienti, ma gli operatori arrivano a gestirne anche oltre 100.
Numeri che restituiscono la dimensione di una pressione assistenziale particolarmente difficile da sostenere e che rende ancora più complessa la gestione degli spazi, delle attese e delle situazioni potenzialmente critiche.
Il sovraffollamento non può naturalmente rappresentare una giustificazione per alcuna forma di violenza, ma costituisce un elemento che contribuisce ad aumentare la tensione in un ambiente nel quale professionisti e cittadini si trovano spesso a convivere in condizioni estremamente difficili.
"In mezzo a tutto questo ci sono persone", continua Buglisi.
"Persone che hanno diritto a essere curate, ma anche persone che hanno diritto a lavorare senza paura. Chi entra in Pronto soccorso per essere assistito deve poter trovare cure e attenzione. Chi lavora al suo interno deve poter tornare a casa dalla propria famiglia senza il timore di essere aggredito".
NurSind chiede un tavolo tecnico immediato
Di fronte al ripetersi degli episodi, il NurSind chiede l’immediata apertura di un tavolo tecnico aziendale, con l’obiettivo di individuare e mettere concretamente in campo tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei pazienti.
Per il sindacato è arrivato il momento di verificare l’efficacia dell’attuale sistema di vigilanza e, più in generale, delle misure di prevenzione adottate all’interno dell’area di emergenza.
La richiesta non è quindi soltanto quella di intervenire dopo che un’aggressione si è verificata, ma di costruire un sistema capace di prevenire e contenere il rischio prima che la situazione degeneri.
Il caso arriverà al Prefetto di Palermo
Il NurSind annuncia inoltre che si rivolgerà formalmente al Prefetto di Palermo, portando all’attenzione delle istituzioni una situazione che, alla luce della frequenza e della gravità degli episodi, secondo il sindacato non può più essere considerata un’emergenza occasionale.
"Non chiediamo privilegi. Chiediamo sicurezza. Non chiediamo che il personale venga protetto perché più importante degli altri. Chiediamo che chi ogni giorno protegge, cura e assiste gli altri venga finalmente protetto a sua volta", conclude Buglisi.
Infermieri, OSS e medici continueranno a garantire assistenza, professionalità e umanità a chi arriva in Pronto soccorso. Ma il messaggio lanciato dal NurSind è netto: la dedizione degli operatori non può trasformarsi nell’accettazione del rischio di essere aggrediti durante il proprio turno di lavoro.
A sintetizzare il senso della denuncia è una frase del sindacato:
"Il cuore non può essere usato come scudo contro la violenza".
Dopo due aggressioni in appena sette giorni, per il NurSind la soglia è stata superata. Il tempo delle sole dichiarazioni di solidarietà è finito: adesso servono interventi, prima che accada qualcosa di ancora più grave.
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