Infermieri nei CUP, NurSind Caserta apre il caso: ''Quante ore sottratte all’assistenza?''
Il sindacato delle professioni infermieristiche apre il fronte sull’impiego degli infermieri nei servizi amministrativi: "Verificare quanti professionisti sono sottratti a ospedale e territorio e quanto costa compensarne l’assenza"
di Giuseppe Provinzano
"Mentre ospedali e servizi territoriali fanno i conti con organici ridotti, turni difficili da coprire e un crescente fabbisogno assistenziale, il NurSind accende i riflettori su un altro possibile serbatoio di risorse: gli infermieri stabilmente impiegati nei CUP e in attività prevalentemente amministrative.
La Segreteria NurSind di Caserta mette sul tavolo un’analisi economico-assistenziale che sposta il punto di osservazione: non soltanto quanto costa un infermiere, ma soprattutto quante ore di assistenza vengono rese indisponibili quando una professionalità sanitaria viene utilizzata lontano dai setting di cura. Una questione che, secondo il sindacato, impone una ricognizione puntuale nell’ASL Caserta prima di attribuire tutte le difficoltà esclusivamente alla carenza numerica di personale".
Infermieri nei CUP, NurSind porta il tema della “mancata assistenza” al centro del dibattito
«Restituite ore di assistenza ai cittadini». È il messaggio con cui il NurSind apre una riflessione sull’organizzazione delle risorse infermieristiche nell’ASL Caserta.
Il punto sollevato dal sindacato è netto: un infermiere impiegato stabilmente in attività prevalentemente amministrative continua naturalmente a svolgere il proprio lavoro e il suo stipendio non può essere considerato una perdita economica. Esiste però, secondo l’analisi, un costo-opportunità assistenziale: nelle medesime ore quel professionista non può essere utilizzato in reparto, sul territorio, nell’assistenza domiciliare, nelle strutture intermedie, nei punti prelievo o negli altri servizi di cura.
«Il problema non è soltanto dove lavora l’infermiere. Il problema è quanta assistenza il cittadino non riceve.»
Ed è proprio su questo passaggio che il NurSind Caserta costruisce la propria analisi: prima ancora di discutere dell’inquadramento professionale, occorre valutare l’impatto concreto che determinate scelte organizzative producono sulla capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni dei cittadini.
La simulazione: 30 infermieri significherebbero 45mila ore annue
Per rendere misurabile il fenomeno, il documento utilizza una simulazione prudenziale, assumendo 1.500 ore effettive annue per ogni equivalente a tempo pieno (FTE) e un costo aziendale indicativo compreso tra 40mila e 45mila euro l’anno.
Sono parametri metodologici, precisa lo stesso NurSind, che non rappresentano dati accertati dell’ASL Caserta e che dovranno essere sostituiti dai dati reali aziendali.
Ma la simulazione rende immediatamente comprensibili le dimensioni potenziali del problema.
Nell’ipotesi di 30 infermieri equivalenti a tempo pieno stabilmente utilizzati nei CUP, si arriverebbe a 45mila ore annue di capacità professionale non disponibile ai servizi assistenziali, equivalenti a circa 7.500 turni da sei ore oppure 3.750 turni da dodici ore.
Una precisazione, tuttavia, è fondamentale: quelle 45mila ore non possono essere automaticamente tradotte in 45mila ore di prestazioni cliniche non erogate. Rappresentano, come specifica il documento, capacità professionale infermieristica che non risulta disponibile per l’assistenza diretta.
Il secondo costo: quando la carenza viene compensata con lavoro aggiuntivo
Il tema diventa ancora più rilevante qualora, contemporaneamente all’impiego di infermieri nei CUP, altri servizi dell’Azienda debbano ricorrere a straordinari, prestazioni aggiuntive, personale esterno o altri strumenti di compensazione per mantenere la continuità assistenziale.
Nello scenario puramente esemplificativo elaborato dal NurSind, compensare 45mila ore con attività aggiuntive determinerebbe un costo teorico di 1,35 milioni di euro a 30 euro l’ora, 1,8 milioni a 40 euro e 2,25 milioni a 50 euro l’ora.
Anche in questo caso il sindacato mette nero su bianco una cautela essenziale: non si tratta di costi accertati sostenuti dall’ASL Caserta, ma di una simulazione utile a indicare quali grandezze economiche dovrebbero essere verificate attraverso i dati effettivi dell’Azienda.
NurSind: capire se la carenza è soltanto numerica o anche organizzativa
È qui che l’analisi assume un significato più ampio. Per il sindacato occorre distinguere tra carenza assoluta di infermieri e una carenza che può essere determinata o aggravata dal modo in cui il personale già disponibile viene distribuito all’interno dell’organizzazione.
Se da una parte esistono servizi assistenziali in difficoltà e dall’altra professionisti infermieri vengono impiegati prevalentemente in attività amministrative, sostiene il NurSind, una quota del fabbisogno potrebbe essere affrontata attraverso una diversa allocazione delle risorse, naturalmente dopo aver verificato le condizioni individuali dei lavoratori e le reali esigenze organizzative.
«Prima di parlare esclusivamente di nuove assunzioni occorre conoscere quanti infermieri sono presenti, dove sono utilizzati, quante ore di capacità assistenziale risultano indisponibili e quanto l’Azienda spende per compensare le carenze nei servizi.»
La richiesta: numeri reali sul tavolo
Il passaggio successivo, per il NurSind, deve essere quindi una ricognizione aziendale capace di fotografare con precisione la situazione.
Il sindacato punta a conoscere quanti infermieri siano assegnati ai CUP e con quale FTE, quante ore abbiano effettivamente lavorato nel 2025 e nel 2026, quale quota dell’attività svolta sia riconducibile a funzioni amministrative e quale sia la dotazione infermieristica prevista ed effettivamente presente nei diversi servizi ospedalieri e territoriali.
A questi dati dovrebbero essere affiancati quelli relativi ai posti vacanti, alle criticità di copertura, allo straordinario, alle prestazioni aggiuntive e all'eventuale utilizzo di personale esterno per sopperire alle carenze assistenziali.
Solo attraverso questi numeri, secondo il sindacato, sarà possibile capire quale parte delle difficoltà derivi da una reale insufficienza della dotazione organica e quale possa invece essere aggravata da un utilizzo non assistenziale delle professionalità disponibili.
Antonio Eliseo: la battaglia è sulla capacità di cura
La posizione porta la firma del segretario territoriale NurSind Caserta, Antonio Eliseo, e allarga il ragionamento oltre la sola rivendicazione professionale.
«Gli infermieri ci sono? Dove sono utilizzati? Quanti stanno realmente assistendo?»
Per il NurSind, infatti, il punto finale riguarda il cittadino e il diritto a ricevere una risposta assistenziale adeguata. L'eventuale riallocazione degli infermieri oggi impiegati prevalentemente in funzioni amministrative viene indicata come una delle misure organizzative da valutare per rafforzare ospedale e territorio, alleggerire il carico sui professionisti già impegnati nell'assistenza e recuperare capacità di cura nel servizio sanitario pubblico.
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