Iscriviti alla newsletter

L'Europa vuole trattenere gli infermieri: ecco cosa prevede il nuovo piano EU4Health

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 15/10/2026

Comunicati StampaEsteroGlobal NurseStudenti infermieri

Il programma di lavoro EU4Health 2026 segna una svolta pragmatica nella sanità europea: meno retorica generica e più interventi mirati su crisi dei personale, preparazione alle emergenze, malattie croniche, salute mentale e dati sanitari. La questione infermieristica non è marginale, ma diventa uno dei fili conduttori, con un’azione dedicata all’invecchiamento e alla ritenzione del personale infermieristico, sviluppata con l’Organizzazione mondiale della sanità.

 

Che cosa è EU4Health

EU4Health è il principale programma dell’Unione europea per la salute nel periodo 2021-2027, con una dotazione originaria di 5,3 miliardi di euro, successivamente ridotta a circa 4,4 miliardi. Viene attuato attraverso programmi di lavoro annuali, che definiscono priorità, bandi, acquisti pubblici, joint action con gli Stati membri e accordi con organizzazioni internazionali.

Il programma lavora su quattro grandi direttrici: promozione della salute e prevenzione; sistemi sanitari e personale sanitario; digitale; e sicurezza sanitaria, con il cancro come priorità trasversale. La Commissione europea prepara e adotta i programmi annuali, mentre l’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale, HaDEA, gestisce gran parte delle procedure di finanziamento.

 

Il programma 2026

Il programma di lavoro 2026 è stato pubblicato dalla Commissione il 14 ottobre 2026 e rappresenta la risposta operativa alle pressioni strutturali sui sistemi sanitari europei: invecchiamento della popolazione, carenze croniche di personale, disuguaglianze territoriali, minacce transfrontaliere e necessità di rendere i servizi più resilienti.

La sua impostazione si basa su una combinazione di strumenti: progetti congiunti tra Stati membri, accordi di contributo con organismi internazionali come l’OMS, bandi per organizzazioni e progetti mirati. La consultazione pubblica indetta nel 2025 aveva infatti coinvolto autorità sanitarie, pazienti, professionisti, società civile, ricercatori e imprese, segnalando che il programma doveva rispondere non solo alle emergenze ma anche alle fragilità permanenti dei sistemi nazionali.

 

Personale sanitario al centro

Il nodo più rilevante del programma 2026 è la sostenibilità della forza lavoro sanitaria. Il piano di gestione 2026 della Commissione prevede progetti EU4Health sulla pianificazione del personale, sulla formazione e su una collaborazione con l’OMS specificamente dedicata alla carenza di infermieri.

Il contesto è descritto con chiarezza nel rapporto del Parlamento europeo pubblicato a settembre 2026: i cambiamenti demografici, la carenza persistente di personale e la distribuzione disomogenea dei professionisti stanno mettendo sotto pressione i sistemi sanitari. Il Parlamento chiede una strategia europea con obiettivi chiari, maggiori investimenti, migliori condizioni lavorative, sostegno alla salute mentale, politiche di retention e ampliamento della formazione.

Il commissario per la Salute e la Sicurezza alimentare, Olivér Várhelyi, ha dichiarato che la joint action HEROES, conclusa nel giugno 2026, ha trasformato la pianificazione del personale sanitario “da reattiva a basata sui dati”, allineando la formazione ai bisogni locali e ripensando l’erogazione delle cure.

 

La questione infermieristica

Per gli infermieri il programma 2026 contiene l’azione più concreta. La Commissione prevede, nel secondo trimestre del 2026, un intervento sull’infermieristica realizzato tramite un accordo di contributo con l’OMS, con l’obiettivo di sperimentare moduli di mentoring in almeno 14 Paesi dell’Unione. I destinatari sono studenti, infermieri all’inizio della carriera e professionisti a metà percorso.

L’iniziativa è parte del progetto “Nursing Action” finanziato da EU4Health e gestito dall’Ufficio regionale europeo dell’OMS. Il suo scopo dichiarato è rafforzare reclutamento e retention degli infermieri nell’Unione europea, cioè affrontare sia l’ingresso nella professione sia la capacità di trattenere chi già lavora nel servizio sanitario.

Il toolkit di mentoring comprende un quadro di riferimento e due percorsi formativi, uno per mentor e uno per infermieri alle prime armi. Il modello si articola su quattro pilastri: supporto, riflessione, sviluppo professionale e senso di appartenenza.

 

Perché conta

Il mentoring non è un provvedimento cosmetico. La transizione dagli studi alla pratica clinica è uno dei momenti più critici per la professione infermieristica: chi entra nel servizio senza un sostegno strutturato è più esposto a stress, abbandono precoce e burnout. Il programma europeo punta quindi a rendere il passaggio verso l’autonomia professionale più sicuro, accompagnato e riconosciuto.

La scelta di coinvolgere anche infermieri esperti e di metà carriera suggerisce un approccio più ampio della semplice formazione iniziale. L’obiettivo è costruire una cultura organizzativa in cui l’esperienza venga trasmessa, valorizzata e utilizzata come leva di retention, anziché lasciare i professionisti senior isolati o spinti all’uscita dalla professione.

 

Dalla pianificazione alle persone

Il programma 2026 si inserisce nel solco di HEROES, la joint action che ha riunito 53 organizzazioni di 19 Paesi europei. Il progetto ha rafforzato i sistemi di informazione sul personale sanitario, creato un set minimo avanzato di dati comparabili, sviluppato strumenti di previsione e prodotto 18 piani d’azione nazionali oltre a due piani a livello europeo.

Questo è importante anche per l’infermieristica: senza dati affidabili su quante persone lavorano, dove, con quali competenze, quale età media e quali tassi di abbandono, ogni politica di reclutamento rischia di essere approssimativa. Il passaggio da emergenza a pianificazione strutturata è quindi la condizione perché gli investimenti sul mentoring e sulla formazione producano effetti duraturi.

 

Un programma sotto pressione

Il programma 2026 nasce però in un clima controverso. Organizzazioni della società civile, pazienti e parte del Parlamento europeo hanno chiesto il ripristino dei contributi operativi pluriennali per le ONG sanitarie, sostegno che era stato ridimensionato nel percorso di definizione del programma. Le organizzazioni sostengono che tali fondi siano essenziali per la partecipazione stabile delle associazioni di pazienti e della società civile alle politiche sanitarie europee.

Alcuni Stati membri e organizzazioni come l’European Patients’ Forum hanno accolto favorevolmente l’iniziativa di reintrodurre questi sostegni nel programma 2026. Il dibattito mostra un limite strutturale: EU4Health deve contemporaneamente finanziare capacità di sistema, preparazione alle crisi, ricerca applicata e voce dei cittadini, con risorse che non sono illimitate.

 

Lettura complessiva

EU4Health 2026 appare come un programma di transizione: dall’emergenza pandemica verso la ricostruzione della resilienza ordinaria dei sistemi sanitari. La sua forza sta nell’aver messo il personale sanitario, e in particolare gli infermieri, tra le priorità operative; la sua prova sarà la capacità di trasformare progetti pilota, moduli formativi e piani nazionali in condizioni lavorative, organizzative e retributive realmente sostenibili.

Per la professione infermieristica, il messaggio è duplice. Da un lato, l’Europa riconosce finalmente che la carenza di infermieri non è un problema nazionale isolato ma una fragilità sistemica. Dall’altro, mentoring e formazione sono necessari ma non sufficienti: senza miglioramenti concreti di condizioni di lavoro, autonomia professionale, sicurezza, salario e prospettive di carriera, il rischio è di formare personale che poi continua a lasciare il servizio.