Medicina Nucleare a Battipaglia, il NurSind: ''Trasparenza sull’operazione da 30 milioni''
Il sindacato delle professioni infermieristiche segnala ad Anac e Corte dei Conti il partenariato pubblico-privato. Tomasco (NurSind): "La riapertura è necessaria, ma va dimostrata la convenienza per la sanità pubblica"
di Giuseppe Provinzano
"La riapertura della Medicina Nucleare dell’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia non è in discussione. A finire sotto la lente del NurSind Salerno è invece il modello scelto per rimettere in funzione il servizio e, soprattutto, la sua sostenibilità economica per il sistema sanitario pubblico.
Con un'operazione che, secondo gli atti di gara richiamati dal sindacato, supera i 30 milioni di euro, il NurSind chiede che ogni aspetto del Partenariato Pubblico-Privato venga sottoposto a una verifica rigorosa. Una richiesta che la sigla ha portato all’attenzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e della Corte dei Conti, dopo avere già interessato formalmente l’Asl Salerno".
Medicina Nucleare, il NurSind porta il caso all’attenzione degli organi di controllo
BATTIPAGLIA, 27/09/2026 - Non fermare la riapertura, ma accertare che il percorso individuato rappresenti davvero la soluzione più vantaggiosa per la sanità pubblica. È questa la posizione del NurSind Salerno sulla riattivazione della Medicina Nucleare dell’ospedale di Battipaglia.
Al centro della segnalazione c’è il ricorso al Partenariato Pubblico-Privato, un’operazione dal valore superiore ai 30 milioni di euro sulla quale il sindacato ritiene necessario fare piena chiarezza prima che il progetto dispieghi tutti i suoi effetti economici.
A intervenire è Biagio Tomasco, segretario territoriale del NurSind Salerno, che sottolinea come l’iniziativa sindacale non sia diretta contro il ritorno del servizio, ma punti a ottenere risposte sulla sostenibilità e sulla convenienza dell’operazione.
"Abbiamo chiesto semplicemente di verificare se questa operazione sia realmente conveniente per la sanità pubblica. Quello che riteniamo incomprensibile è che l’Asl Salerno, nonostante una nostra precedente nota formale, non abbia dato alcun riscontro", afferma Tomasco.
Sotto la lente costi, investimenti e ripartizione dei rischi
Sono diversi gli aspetti sui quali il NurSind sollecita un approfondimento. Tra questi assume particolare rilevanza il Piano economico-finanziario alla base dell’operazione, insieme alla concreta distribuzione dei rischi tra soggetto pubblico e concessionario privato.
Il punto, per il sindacato, è comprendere quale sia l’effettivo investimento sostenuto dal privato e quale parte delle risorse e delle dotazioni necessarie al funzionamento della Medicina Nucleare sia stata invece già finanziata dal sistema pubblico.
Un passaggio particolarmente delicato riguarda infatti le apparecchiature acquistate con risorse pubbliche e il modo in cui queste si inseriscono nell’equilibrio complessivo del partenariato.
"Vogliamo sapere quanto investe realmente il privato, quanto è già stato investito dal pubblico e quale sarà il costo complessivo dell’operazione. Sono oltre 30 milioni di euro: è doveroso che ogni voce sia trasparente e verificabile", prosegue il segretario territoriale.
La richiesta avanzata dal NurSind punta quindi a ricostruire in maniera chiara il rapporto tra investimenti pubblici, impegni assunti dal concessionario e costo finale che ricadrà sul sistema sanitario.
Il nodo del personale e dell’autonomia futura dell’Asl
Ma la questione economica rappresenta soltanto una parte del problema sollevato dal sindacato. Per il NurSind Salerno, infatti, una valutazione completa deve necessariamente comprendere anche il personale e le competenze che resteranno all’interno dell’azienda sanitaria.
Il tema diventa particolarmente importante guardando alla scadenza del rapporto con il soggetto privato. La domanda posta dal sindacato è se, al termine del contratto, l’Asl Salerno disporrà delle professionalità e dell’organizzazione necessarie per gestire autonomamente la Medicina Nucleare, senza trovarsi nuovamente dipendente da soluzioni esterne.
Il rilancio di una struttura sanitaria pubblica, sostiene il NurSind, dovrebbe infatti tradursi non soltanto nella riattivazione immediata delle prestazioni, ma anche nella costruzione di competenze e capacità organizzative destinate a rimanere patrimonio dell’azienda.
"La Medicina Nucleare deve riaprire e funzionare bene, ma il rilancio di un servizio pubblico deve lasciare in eredità più competenze, più personale e maggiore autonomia pubblica", sottolinea Tomasco.
NurSind: "Non chiediamo conclusioni anticipate, ma verifiche"
La posizione del sindacato resta dunque distinta dalla valutazione sulla necessità del servizio. Il NurSind non contesta l’obiettivo della riapertura della Medicina Nucleare, ma chiede che venga verificato il percorso individuato per raggiungerlo.
In gioco, secondo la sigla, non c’è soltanto l’immediato ritorno di un servizio importante per il territorio, ma anche il modo in cui vengono impiegate risorse pubbliche per decine di milioni di euro e il modello organizzativo che resterà all’Asl negli anni successivi.
"Non chiediamo conclusioni anticipate: chiediamo che siano verificati i numeri e dimostrata la convenienza della scelta", conclude Biagio Tomasco.
Una richiesta che sposta dunque il confronto su un terreno preciso: trasparenza dei costi, effettiva convenienza del partenariato, corretta distribuzione dei rischi e capacità del servizio pubblico di diventare più autonomo al termine dell’operazione.
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