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Le gliflozine nel diabete e nello scompenso cardiaco

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La Redazione
Pubblicato il: 01/04/2021

FormazioneProfessione e lavoro

 

Venerdì 9 aprile alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Le gliflozine nel diabete e nello scompenso cardiaco”. Introducono l’incontro Paolo Cavallo Perin, professore di Medicina Interna all’Università di Torino, e Patrizia Presbitero, primario di chirurgia interventistica presso l’Istituto Humanitas di Rozzano (MI), entrambi soci dell’Accademia di Medicina.

I relatori saranno Gabriella Gruden, Professore Associato di Medicina Interna presso l'Università di Torino e Dirigente Medico presso la Medicina Interna 3U della "Città della Salute e della Scienza di Torino”e Edoardo Gronda, Primario di Cardiologia dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) Multimedica di Sesto San Giovanni (MI).

Le glifozine sono una nuova classe di farmaci per il trattamento farmacologico del diabete di tipo 2. I farmaci tradizionali del diabete agiscono aumentando la secrezione di insulina  da  parte  del  pancreas  e/o  la  sensibilità  degli  organi periferici all’azione dell’insulina.

Le glifozine agiscono invece a livello del rene, aumentando l’eliminazione con le urine di sodio e glucosio. La perdita glucosio con le urine migliora il compenso glicemico e facilita la perdita di peso. Inoltre, l’aumentata eliminazione  con  le  urine di  sodio  favorisce  il  controllo  della pressione  arteriosa. 

Oltre  a  valutare  l’azione  dei  farmaci  per  il  diabete  sul compenso glicemico, è importante studiarne l’effetto sulle complicanze a lungo termine  del  diabete. 

Studi  clinici  condotti  a  tale  scopo  hanno  recentemente dimostrato che questa classe di farmaci ha un inatteso effetto protettivo su rene e  cuore,  riducendo  il  rischio  di  eventi  cardiovascolari,  scompenso  cardiaco  e malattia renale diabetica. Tali effetti benefici delle glifozine su cuore e rene sono recentemente   stati   dimostrati   anche   in   pazienti   non   affetti   da   diabete, estendendo la  platea  di  soggetti  che  possono  beneficiare  di  questo  nuovo importante strumento terapeutico