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Il tallone degli infermieri: i mass media

Vincenzo Rauccidi
Vincenzo Raucci
Pubblicato il: 04/08/2021 vai ai commenti

AttualitàPunto di Vista

Secondo il mito, la madre di Achille immerse il figlio, quando era bambino, nelle acque del fiume Stige con il proposito di renderlo immortale, ma omesse di bagnarne il tallone, dal quale lo teneva.

Per questo motivo, Achille aveva un corpo indistruttibile ed era dotato di una forza sovrumana capace di spaventare qualsiasi esercito nemico, ma il suo punto debole rimaneva il calcagno.

In questi articoli, divisi in sette parti, il mio obiettivo sarà quello di illustrare quali sono i punti deboli (tallone) del corpus infermieristico, così forte professionalmente ma così fragile nel suo quotidiano.

 

  1. La Dirigenza Infermieristica
  2. Gli Ordini Professionali
  3. La classe politica
  4. I sindacati “maggiormente rappresentativi”
  5. I mass-media
  6. La sanzione della comunità
  7. La questione femminile

 

Il tallone degli infermieri: i mass media

 

Per “mass media” si intendono i mezzi di comunicazione di massa, ovvero tutti quegli strumenti messi a punto per porre in essere comunicazioni aperte, a distanza, col fine di raggiungere tante persone in un breve lasso di tempo.

Sono compresi, in questo gruppo, la carta stampata, il cinema, la radio, la televisione, internet.

I mass media hanno responsabilità enormi in merito alla capacità che hanno di influenzare il pensiero e i comportamenti delle persone. Tant’è che è stato coniato il termine “quarto potere”, riferito ai mass media, che viene subito dopo i canonici tre poteri delle organizzazioni democratiche, ovvero il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario.

Come pensate che possa reagire l’opinione pubblica se un giornale (in questo caso “il Messaggero”, il 12/07/2015) titola “Roma, infermiere del San Giovanni palpeggia paziente di 80 anni: denunciato”? Secondo me, i “moti d’animo” più probabili potrebbero essere “Gli infermieri... che depravati!”, oppure “Eccoli, gli infermieri! Dicono di essere dei professionisti e invece...”.

Peccato che, come spessissimo accade, leggendo l’articolo scopriamo che a palpeggiare il paziente è stato un ausiliario e non un infermiere!

Errori come questo appena citato non se ne contano più, tant’è che anche la nostra Federazione (FNOPI) ha sentito la necessità di richiamare ad un comportamento più corretto l’intero corpus giornalistico, con una lettera del 24/04/2018. In questa missiva la presidente Barbara Mangiacavalli ha chiesto a tutti gli organi di informazione di prestare attenzione a simili errori che possono “[...] evitare a noi tutti di essere indicati come responsabili di comportamenti infamanti anche quando siamo estranei ai fatti, cercando così di tranquillizzare la categoria, ma soprattutto di rasserenare la popolazione sul fatto che davanti ha, se sa riconoscerli, professionisti all’altezza dei suoi bisogni e pronti a prendersi cura di lei [...]”.

La lettera è partita dopo l’ennesimo caso, sbattuto in prima pagina, dove sei infermieri (che infermieri non erano) sono stati accusati di maltrattamenti in una casa di riposo di Arezzo.

Purtroppo, ancora oggi si continua a fare cattiva informazione, non solo sulla carta stampata, in merito ad attribuzioni di competenze e responsabilità verso le tante figure sanitarie e non che popolano gli ospedali della nostra penisola. Ausiliari, OSS, tecnici, portantini o altre figure in camice vengono, per pigrizia e miopia giornalistica, chiamati spesso con un solo termine: infermiere.

Anche dalla TV arrivano testimonianze poco incoraggianti su come viene raccontata la professione infermieristica. Una fra tutte ci arriva dalla traduzione italiana del telefilm “E.R.”. Negli Stati Uniti si intitola semplicemente così, identificativo di un luogo dove lavorano medici, infermieri, specializzandi, portantini, personale delle pulizie, della sicurezza, ecc.... In Italia si è sentito il bisogno di ampliare il titolo ad esclusivo beneficio di una singola categoria professionale, cambiandolo in “E.R. - Medici in prima linea”. Cosa fanno, quindi, in Italia gli Infermieri, nei Pronto Soccorso e nelle corsie? Beh, perlopiù spettegolano, litigano, stanno sempre in cucina, sbuffano, piangono, spingono carrozzine, si lamentano, si innamorano del medico (tante le serie a testimonianza di quanto affermo, come in “Un medico in famiglia”, “La dottoressa Giò” oppure “Braccialetti rossi”).

E quando mettiamo insieme giornalismo e TV? Stendiamo un velo pietoso... Uno fra tutti l’esempio di Lucia Annunziata che, proprio quest’anno (“Mezz’ora in più”, del 28/02/2021 su RAI3), è uscita con una battuta infelice: “[...] siamo pronti a lavorare, a laurearci non dico in medicina, ma almeno per fare l’infermiere aiutante [...]”.

Infermiere aiutante... ma ci faccia il piacere!!! Lucia cara, uno scivolone così, da lei, non ce lo saremmo mai aspettato!

Ancora: nel settembre 2018, a “Domenica in”, Giancarlo Magalli, nel presentare un OSS, ospite in studio, ha sottolineato che si trattava di “[…] una specie di infermiere […]”.

Oppure Vittorio Sgarbi qualche mese prima, durante un’intervista radiofonica a Radio 105, che ha affermato che “[…] fare l’infermiere non richiede conoscenze rigorose e professionali […]”.

Sempre parlando di radio, ancora ricordiamo il grave attacco alla professione ad opera dei conduttori di una trasmissione su Radio Globo del 25 febbraio 2020, “The Morning Show” condotta da Roberto Marchetti in compagnia di Carmen di Pietro e Federico De La Vallée.

Si discuteva di accessi in Pronto Soccorso e, ad un certo punto, avviene il seguente scambio di opinioni: “Io non sto così tranquillo… se vado ad un pronto soccorso ma è possibile che mi debba valutare uno che ha fatto una triennalina in scienze infermieristiche… io vorrei un dottore!”.

“Uno quando sta male che va da un dottore o da uno delle pulizie? Possibile che debba farmi visitare da uno che c’ha na triennale, uno che fa le pulizie… che pulisce la gente”.

“Quando uno sta male grida “Che c’è un dottore?” Mica dice “Che c’è un infermiere?”.

Inutile dire che a queste dichiarazioni è subito seguita una secca nota della FNOPI.

Insomma, care colleghe e cari colleghi, se vogliamo davvero che i mass media comincino a raccontare gli infermieri in maniera competente, al di là delle note che ogni tanto la FNOPI invia all’indirizzo dei “trasgressori”, bisognerà fare qualcos’altro.

Fare “cosa” lo lascio scegliere a voi.

Per quanto mi riguarda, due o tre idee ce le avrei…

 

Alla prossima puntata, martedì 10 agosto 2021, per l'articolo sulla sanzione della comunità